“Il cuore di Domenico espiantato 14 minuti prima dell’arrivo del nuovo organo da Bolzano”

  • Postato il 26 febbraio 2026
  • Cronaca
  • Di Il Fatto Quotidiano
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Emerge un nuovo tassello nell’inchiesta sulla morte di Domenico Caliendo, il bimbo spirato lo scorso 21 febbraio dopo un trapianto di cuore eseguito il 23 dicembre a Napoli. Secondo quanto riferito da alcune testimonianze raccolte dagli investigatori, l’espianto del cuore malato sarebbe iniziato almeno 14 minuti prima dell’arrivo del nuovo organo al Monaldi. Un dato che, se confermato, aggiungerebbe un ulteriore elemento critico a una vicenda già segnata da passaggi controversi ed errori procedurali e comunicativi.

Stando alle dichiarazioni rese ai carabinieri Nas di Napoli e Trento, coordinati dalla Procura di Napoli, le manovre preparatorie all’intervento sarebbero partite quattro minuti prima della comunicazione telefonica che annunciava l’arrivo dell’organo all’esterno dell’ospedale. Cuore che era stato prelevato a Bolzano. A questi si sommerebbero circa dieci minuti, il tempo necessario per il trasferimento in sala operatoria. A rendere nota questa ricostruzione, sulla base degli atti, è stato l’avvocato Francesco Petruzzi, legale della famiglia del piccolo, che da tempo solleva interrogativi sulla tempistica dell’operazione. L’indagine vede al momento sette indagati tra medici e paramedici, tutti della struttura ospedaliera napoletana.

Dopo un incontro con il pubblico ministero Giuseppe Tittaferrante, della VI sezione (lavoro e colpe professionali), guidata dall’aggiunto Antonio Ricci, Petruzzi ha ribadito ai cronisti che, secondo la sua lettura degli atti, il cuore di Domenico sarebbe già stato rimosso quando l’équipe si sarebbe accorta di anomalie nel contenitore utilizzato per il trasporto dell’organo. Quel cuore, che potrebbe essere stato già danneggiato durante il prelievo anche se questo lo stabilirà l’autopsia, ricoperto da ghiaccio secco fornito da una operatrice sanitaria del San Maurizio.

Alcuni infermieri hanno messo a verbale che il cuore appariva “come una pietra durissima”. Per ammorbidirlo sarebbero stati effettuati risciacqui progressivi, prima con acqua fredda, poi tiepida e infine calda. Sempre secondo le testimonianze raccolte, lo stesso cardiochirurgo, il primario Guido Oppido, avrebbe espresso forti perplessità sulle condizioni dell’organo, arrivando a dire che non avrebbe mai ripreso a battere. Un ulteriore elemento riguarda le procedure intraoperatorie. Un infermiere con precedenti esperienze in trapianti avrebbe segnalato ai pm una differenza sostanziale rispetto ad altri interventi: nel caso di Domenico non sarebbe stata effettuata la valutazione delle caratteristiche anatomiche del muscolo cardiaco durante l’operazione.

Quanto accaduto in sala operatoria sarebbe stato oggetto di riunioni interne all’ospedale. In particolare, durante un incontro del 10 febbraio, i toni si sarebbero accesi quando si è discusso dell’orario di inizio dell’intervento, anticipato rispetto all’arrivo dell’organo. Secondo quanto riferito, il confronto sarebbe degenerato fino a una reazione di rabbia del cardiochirurgo, che avrebbe colpito un termosifone con un calcio. Per quanto riguarda la fase avvenuta a Bolzano, al momento non emergerebbero responsabilità a carico dei sanitari locali. Tuttavia, una relazione della direzione sanitaria altoatesina segnala tensioni e difficoltà di comunicazione tra l’équipe arrivata da Napoli e quella di Innsbruck, incaricata dell’espianto di reni e fegato come anticipato dal FattoQuotidiano.

Il chirurgo austriaco, primo operatore, dopo aver cercato di attirare l’attenzione avrebbe invaso il campo operatorio della cardiochirurga Gabriella Farina e avrebbe clampato l’aorta, perché il cuore del donatore e gli altri organi si stavano gonfiando. Infine, l’avvocato Petruzzi ha segnalato l’assenza, nella documentazione ricevuta dall’ospedale, della cartella anestesiologica. “Domani ci recheremo in Procura per verificare se sia agli atti”, ha annunciato. L’inchiesta prosegue per chiarire responsabilità e passaggi di una catena organizzativa e sanitaria che, secondo gli inquirenti, presenta ancora diversi punti da approfondire.

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Il Fatto Quotidiano

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