Il Consiglio regionale della Calabria introduce il consigliere supplente

  • Postato il 31 marzo 2025
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Il Consiglio regionale della Calabria introduce il consigliere supplente

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La nuova legge approvata dal Consiglio regionale della Calabria introduce la figura del consigliere supplente se vi è incompatibilità tra le cariche di assessore e consigliere


VIA libera del Consiglio regionale della Calabria all’introduzione dell’incompatibilità tra le cariche di assessore e consigliere. Un po’ come accade nei Comuni con popolazione superiore ai 15mila abitanti, dove non è possibile ricoprire le due cariche, ma con una differenza essenziale: per risolvere l’incompatibilità non dovrà dimettersi, ma solo ‘cedere’ la poltrona al primo dei non eletti. Almeno finché resterà in Giunta.

La nuova legge, approvata con i voti della sola maggioranza di centrodestra, introduce quindi la cosiddetta figura del consigliere supplente. Un consigliere regionale ‘a tempo’, che manterrà il suo scranno a Palazzo Campanella finché il titolare godrà della fiducia del governatore e resterà in Giunta.

CONSIGLIERE SUPPLENTE IN CALABRIA: UNA LEGGE CHE RITORNA

Non è la prima volta che il Consiglio regionale calabrese prova a introdurre il consigliere supplente, figura che esiste già in Molise, Abruzzo, Lombardia e Veneto. La prima volta ci provò il centrosinistra nel 2014, ma sbagliò la forma. Scelse la strada della legge statutaria (e non regionale), violando l’articolo 122 comma 1 della Costituzione: disciplinare le incompatibilità e ineleggibilità di presidente, consiglieri e assessori è materia da legge regionale e non da statuto. Il Governo la impugnò, la Regione fece un passo indietro e ritirò la norma. Toccò poi al centrodestra oggi al governo, tre anni fa. Anche qui, però, finì con una retromarcia. Troppe polemiche per una proposta che era stata da subito ribattezzata ‘moltiplica poltrone’, tanto da spingere il presidente Occhiuto a chiedere alla sua maggioranza un rinvio e un ulteriore approfondimento, perché c’erano questioni più urgenti da affrontare.

Il testo riproposto ora in aula introduce, rispetto al precedente, una modifica: rinvia l’entrata in vigore alla prossima legislatura. La sensazione è che i gruppi di centrodestra vogliano mostrare di non agire per proprio interesse (nel caso di un nuovo rimpasto).

L’EMENDAMENTO TAGLIA COSTI

La legge approvata rispetto al testo originario contiene anche un’altra novità. Un emendamento proposto dai capigruppo di maggioranza e dal presidente del Consiglio Mancuso ha introdotto un taglio dei costi di funzionamento dei gruppi consiliari, che produrrà un risparmio di circa 300mila euro annui. Risorse che andranno a finanziare borse di studio per studenti meritevoli e bisognosi. Il dem Alecci in aula definisce l’iniziativa «una trovata pubblicitaria», perché accompagnata alla legge del consigliere supplente. Un modo, diciamo così, per rendere più digeribile una norma che sin dalla sua prima comparsa si è attirata molte polemiche.

IL CONSIGLIERE SUPPLENTE AUMENTA LE SPESE PER IL CONSIGLIO REGIONALE DELLA CALABRIA?

Il dibattito sulla proposta in aula ieri è durato oltre due ore. La norma, dice il centrodestra, ha l’obiettivo di rafforzare l’autonomia del Consiglio regionale, separando le due figure, e l’efficienza nelle commissioni. «Vi serve solo per fare più facilmente le prossime liste elettorali, per voi la campagna è già iniziata» la replica del dem Mammoliti.

La minoranza ha bocciato il provvedimento per il metodo e per il merito. Non c’è stato confronto, hanno detto i dem («Ma voi nelle commissioni non vi siete presentati» la risposta di De Francesco, FdI). E nel merito – argomento sostenuto ad esempio da Lo Schiavo – la norma indebolirebbe in realtà il Consiglio. «Il consigliere supplente non sarà libero di agire senza vincolo di mandato, perché la sua sorte è legata a quella dell’assessore che sostituisce – dice Lo Schiavo – Si assoggetta la funzione legislativa a quella esecutiva» (un tema sollevato, in una intervista al Quotidiano anche dal costituzionalista D’Ignazio). Un’obiezione che Crinò respinge con sdegno. «Il suo argomento presuppone che i consiglieri eletti siano dei vili, non è così» ribatte.

Ma una delle questioni che impegna di più il dibattito è quello che coinvolge i costi. Il consigliere supplente aumenta la spesa? Il centrodestra nega. «Non c’è un aumento di poltrone. I consiglieri restano 30 e gli assessori 7, le risorse sono quelle già stanziate in bilancio ogni anno» ribadiscono Crinò e Straface. Ed è vero, almeno fino a quando – come ribattono Tavernise e Alecci – si ragiona solo di impegno di spesa».

«Perché una cosa sono le risorse stanziate – e gli uffici del Consiglio regionale in bilancio accantonano le somme necessarie a pagare le indennità di 38 amministratori (governatore compreso) e delle loro strutture – un’altra sono quelle effettivamente spese. «Gli assessori interni percepiscono una sola indennità, non la sommano a quella di consigliere. Oggi, ad esempio, con il consigliere Gallo in Giunta, si pagano 37 indennità e non 38. E quando in Giunta c’era anche Orsomarso, si spendeva per 36 – ricorda Tavernise – Si generava quindi un risparmio di spesa che si restituiva alla Giunta». Un risparmio, a far i conti è sempre Tavernise, che oggi è pari (per singolo assessore interno) a 145mila euro di indennità più 88mila euro di struttura.

RITIRATA (PER ORA) LA PROPOSTA SUGLI ASSESSORI ESTERNI

Per una legge che vede la luce, un’altra che conosce il ritiro. Si tratta della proposta di riforma dello Statuto che limita a due gli assessori esterni nominabili dal Governatore. Il che significa che il resto della Giunta sarebbe formato da cinque assessori interni, aprendo le porte del Consiglio a cinque supplenti.

Una proposta, però, che limita di fatto le prerogative di scelta del presidente (e Occhiuto stesso avrebbe avanzato qualche perplessità). Il centrodestra per ora ha deciso di soprassedere: la proposta, pur all’ordine del giorno, è stata ritirata per consentire «nuovi approfondimenti e una revisione più organica dello Statuto».

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