Il colpo basso di Netanyahu a Meloni. Quando finisce un amore
- Postato il 29 marzo 2026
- Politica
- Di Il Fatto Quotidiano
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L’enorme e superba offesa che Israele porta alla Chiesa di Roma obbliga Giorgia Meloni a una retromarcia assoluta, definitiva. Le sue parole, “l’enorme offesa” appunto, testimoniano che la politica estera del governo fin qui seguita, quell’inossidabile, cocciuta, tetragona alleanza con gli Usa e Israele, finisce travolta dalle macerie di una considerazione finale.
Le relazioni che Trump con le sue guerre e Netanyahu con le sue azioni non riescono più a essere gestite e anzi iniziano a rappresentare un danno politico enorme per l’esecutivo.
Se il tycoon americano ha messo le mani in tasca alle famiglie italiane e mandato in crisi, con gli effetti devastanti seguiti all’attacco militare dell’Iran, il bilancio tricolore, la scelta assurda della polizia israeliana di vietare al Patriarca latino di Gerusalemme, il cardinale Giambattista Pizzaballa e al custode della Terra Santa Francesco Ielpo di entrare nel Santo Sepolcro e celebrare la Messa delle Palme trancia di netto quella connessione speciale stabilita l’8 ottobre del 2023, il giorno successivo alla strage compita da Hamas, al grande pogrom della cosiddetta “operazione diluvio”: 1200 morti e 500 rapiti.
Sulla facciata di palazzo Chigi comparve la stella di David. La bandiera israeliana proiettata come un segno di una amicizia accresciuta e di un governo super amico. Quella bandiera oggi viene ammainata. È l’ultima sconfitta di una premier che dopo la politica interna, con il voto al referendum, perde la bussola anche in politica estera.
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