Il caso del bar di Tobias Rehberger smantellato a Venezia. Le risposte della Biennale
- Postato il 25 marzo 2026
- Arti Visive
- Di Artribune
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Secondo l’artista Tobias Rehberger che aveva realizzato il progetto Was du liebst, bringt dich auch zum Weinen nel 2009 su invito di Daniel Birnbaum curatore della 53esima Biennale d’Arte intitolata Fare Mondi/Making Worlds, le comunicazioni da parte dell’istituzione Biennale di Venezia in merito allo smantellamento dell’opera d’arte nella caffetteria ai Giardini sono arrivate solo tre settimane prima degli interventi. Impendendo di conseguenza, dopo 17 annui di esistenza dell’opera, qualsiasi rielaborazione dei fatti e una possibile realizzazione di un lavoro a quattro mani con l’artista e fotografo Elger Esser che avrebbe realizzato una testimonianza evocativa e poetica dello smontaggio. Secondo la Fondazione Biennale di Venezia, che risponde qui alle nostre domande, i fatti, per consentire la realizzazione del progetto di riallestimento di Studio Labics, si sono svolti invece in un altro modo. Ecco come.
Le risposte della Biennale di Venezia
Premettiamo che l’artista è risultato totalmente pacifico con il fatto che l’opera poteva essere smantellata.
Premessa generale: il lavoro di riqualificazione del Padiglione Centrale aveva come obiettivo anche quello di riqualificare le funzioni, bookstore, caffetteria e spazio educational. I tre spazi funzionali erano stati ideati da tre artisti diversi per la Biennale Arte 2009, Fare Mondi/Making Worlds, curata da Daniel Birnbaum: Educational Sala F da Massimo Bartolini, Bookstore da Rirkrit Tiravanija, Bar Caffetteria da Tobias Rehberger. I tre spazi erano ideati su una base allestitiva e non permanente.
Il progetto che abbiamo realizzato grazie ai finanziamenti PNC al PNRR del MIC prevedeva una rifunzionalizzazione complessiva dei 3 spazi e delle 3 funzioni secondo il progetto architettonico, che ha previsto opere complesse riguardanti tutto l’involucro edilizio, dalla pavimentazione (con nuova quota di accessibilità per garantire un percorso senza barriere) al rinforzo delle strutture murarie, alla nuova copertura rifatta completamente con integrata la parte impiantistica e l’introduzione di energia rinnovabile.
Dice però che è stato contattato e informato solo tre settimane prima della demolizione.
È stato informato tre settimane prima dell’affidamento dei lavori, la demolizione non è stata immediata.
Al netto della longevità inusuale dell’opera e del fatto che Biennale aveva tutto il diritto di procedere, come mai, essendo la Biennale una istituzione legata all’arte contemporanea e alla sua promozione non ha sentito il bisogno di creare un maggiore dialogo con tempistiche più ampie? Quali sono stati gli ostacoli?
Premesso che l’opera è nata come temporanea e site specific, l’accordo con l’artista sin dal 2009 ha questa premessa fondamentale. Abbiamo dialogato con lui quando abbiamo avuto certezza dell’affidamento dei lavori.
Come mai invece in precedenza si era deciso di mantenere l’opera e con quali auspici?
L’abbiamo mantenuta, sempre come da accordi con lui, restaurandola sotto la sua supervisione con risorse messe a disposizione dalla Biennale.

Nel tempo l’opera che comunque si trovava in uno spazio che assolveva a una funzione pubblica si era molto deteriorata: l’artista però sostiene di aver trovato uno sponsor per ristrutturarla ma che Biennale non aveva voluto procedere in tal senso. Come mai?
Come detto, abbiamo restaurato più volte l’opera con risorse direttamente messe a disposizione dalla Biennale.
L’artista dice anche che aveva proposto la realizzazione di un progetto che raccontasse la storia il percorso e la demolizione dell’opera in chiave poetica con Elger Esser ma che biennale non gli ha concesso nemmeno una settimana in più per realizzarlo. Perché non si è voluto andare avanti nemmeno in questa direzione che poteva salvaguardare una storia che è durata anche per volontà stessa di Biennale per 17 anni?
L’agenda dell’artista e la tempistica dei lavori non sono risultate compatibili, lo avevamo invitato a venire a Venezia ai primi di dicembre 2024, ma non gli è stato possibile. I tempi dei lavori sono stati molto serrati e non era possibile ritardarli in alcun modo. Abbiamo comunque seguito tutte le indicazioni dell’artista formalizzate nel contratto e relative al disallestimento.
Pensate di inserire o di proporre all’artista di inserire una opera di Rehberger in caffetteria, per dare continuità tra i due progetti?
La valutazione spetterà ai futuri curatori dell’Esposizione Internazionale d’Arte.
Qualcos’altro da aggiungere su questa faccenda?
Sì, che l’installazione al neon, montata sul portico, è conservata presso l’Archivio Storico della Biennale; i “funghi”, concessi in prestito dall’artista, sono stati restituiti allo stesso; mentre il resto dell’installazione è stato smantellato e distrutto, come da indicazioni dell’artista, con adeguata documentazione fotografica.
Santa Nastro
L’articolo "Il caso del bar di Tobias Rehberger smantellato a Venezia. Le risposte della Biennale " è apparso per la prima volta su Artribune®.