Il caso Almasri: l’Italia deferita alla Corte penale internazionale per mancata cooperazione
- Postato il 2 aprile 2026
- Esteri
- Di Paese Italia Press
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Il caso Almasri riguarda Osama Njeem Almasri, un generale libico già capo della polizia giudiziaria libica e responsabile della gestione di strutture carcerarie tra cui la famigerata prigione di Mitiga a Tripoli, dove organizzazioni internazionali hanno documentato torture, trattamenti inumani e violenze ai danni di detenuti e migranti. Per queste accuse la Corte penale internazionale (CPI) emise un mandato di arresto internazionale a suo carico il 18 gennaio 2025 per crimini di guerra e contro l’umanità.
Il 19 gennaio 2025 Almasri fu arrestato a Torino dalle autorità italiane su richiesta della CPI. Tuttavia, nel giro di pochi giorni – tra il 19 e il 22 gennaio 2025 – il generale fu rilasciato e rimpatriato in Libia tramite un volo di Stato italiano deciso dal governo guidato da Giorgia Meloni. La decisione del governo italiano fu giustificata ufficialmente con motivazioni legate alla sicurezza nazionale e alla gestione diplomatica dei rapporti con la Libia. Tuttavia questa scelta scatenò una forte reazione a livello internazionale e politico interno, con critiche e dibattiti trasversali.
Dopo mesi di valutazioni dei documenti e delle comunicazioni tra Roma e l’Aja, il 17 ottobre 2025 la Camera preliminare I della CPI, l’organo che esamina le richieste di cooperazione, emise una decisione ufficiale secondo cui l’Italia non aveva ottemperato ai propri obblighi internazionali ai sensi dello Statuto di Roma. In particolare, il tribunale constatò che Roma aveva impedito l’esercizio delle funzioni della Corte non eseguendo correttamente la richiesta di arresto e consegna di Almasri mentre si trovava sul territorio italiano e non avendo pienamente consultato o cooperato con la CPI per risolvere eventuali questioni di estradizione.
Sulla base di quella decisione, la presidenza della Corte penale internazionale il 26 gennaio 2026 approvò una decisione formale di deferire l’Italia all’Assemblea degli Stati Parte dello Statuto di Roma per mancata cooperazione. Tale decisione fu trasmessa il 29 gennaio 2026 al presidente dell’Assemblea, l’organo che riunisce gli Stati che hanno ratificato lo Statuto della CPI. Il deferimento non implica sanzioni dirette o multe immediate, ma è una forma di messa in mora internazionale: la Corte riconosce formalmente che l’Italia è venuta meno ai suoi obblighi e la questione ora è discussa in sede intergovernativa tra Stati che partecipano alla CPI.
Il 1° aprile 2026 un rappresentante italiano è stato invitato a partecipare alla riunione dell’Ufficio di presidenza dell’Assemblea degli Stati Parte per illustrare come Roma intenda cooperare con la Corte in futuro e rispondere alle implicazioni della decisione di deferimento. L’Ufficio presenterà quindi una relazione, con eventuali raccomandazioni, alla prossima sessione dell’Assemblea.
La vicenda ha acceso un acceso dibattito politico in Italia. Le opposizioni hanno accusato il governo Meloni di aver gettato “vergogna sul Paese” e di aver favorito una decisione che mina la reputazione internazionale dell’Italia come Stato garante del diritto internazionale. Partiti come il Partito Democratico e Azione hanno richiesto audizioni parlamentari e chiarimenti sulle motivazioni del rimpatrio immediato di Almasri. Il governo, da parte sua, ha difeso la sua linea sostenendo che la decisione fu dettata da esigenze di sicurezza nazionale e rapporti bilaterali con la Libia, inclusi temi come la migrazione, la cooperazione energetica e la stabilità regionale.
La cronologia completa dei fatti principali comprende: il 18 gennaio 2025 il mandato di arresto internazionale della CPI; il 19 gennaio 2025 l’arresto a Torino; tra il 19 e il 22 gennaio 2025 il rilascio e il rimpatrio in Libia; il 17 ottobre 2025 la decisione della Camera preliminare I della CPI sulla mancata cooperazione italiana; il 26 gennaio 2026 il deferimento formale all’Assemblea degli Stati Parte; il 29 gennaio 2026 la trasmissione ufficiale della decisione; e il 1° aprile 2026 le prime audizioni italiane presso l’Assemblea.
Punti certi e verificati sull’affaire Almasri
Rappresentanza italiana alla CPI: Non esistono dichiarazioni testuali ufficiali pubblicate, ma l’Italia è stata invitata a illustrare come intende cooperare con la Corte in futuro, dopo il deferimento.
Legge 237/2012: disciplina l’esecuzione delle richieste della Corte penale internazionale in Italia, definisce le autorità competenti e stabilisce procedure per arresti, consegne e cooperazione giudiziaria.
Scarcerazione di Almasri: Avvenuta per motivi procedurali, poiché l’arresto non era stato effettuato secondo le modalità previste dalla legge di cooperazione italiana (coinvolgimento della Corte d’Appello di Roma e del Procuratore Generale).
Decisione della CPI: La Camera preliminare I ha constatato il mancato rispetto da parte dell’Italia dei propri obblighi internazionali. Il deferimento all’Assemblea degli Stati Parte rappresenta un atto formale di censura politica e legale, senza sanzioni immediate, ma con possibili ripercussioni diplomatiche e di reputazione. L’Assemblea può adottare risoluzioni, raccomandazioni e monitorare la cooperazione futura dello Stato interessato, con possibili effetti sulla reputazione internazionale e sulla credibilità dell’Italia nell’ambito della giustizia internazionale. @Riproduzione riservata
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