Il casco di Vladyslav Heraskevych fa rumore comunque, con o senza l'accredito del CIO

  • Postato il 13 febbraio 2026
  • Di Virgilio.it
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Dalla giusta distanza, quel casco ha fatto rumore comunque. Anche e più dopo la squalifica inflitta al campione di skeleton Vladisav Heraskevych, portabandiera a Cortina dell’Ucraina nonché medaglia alla Libertà, come annunciato dal presidente Zelensky.

L’ultimo atto della controversia che ha contrapposto Heraskevych al CIO non è stato l’annuncio del ricorso al TAS, ma la protesta in ginocchio e con il casco bianco sollevato in alto di sei atleti ucraini. Non che la contestazione suggerisca che la controversia sia finita.

Le lacrime di Coventry e di Heraskevych

Le lacrime di Kirsty Coventry e le lacrime, trattenute, di Heraskevych. La squalifica del loro connazionale decisa dal Comitato Internazionale scaturisce dalla presunta violazione dell’art.50 che avrebbe operato con il su casco con le immagini degli atleti di Kiev morti in guerra.

“Non credo di aver violato nessuna regola. Provo un senso di vuoto. Se non posso onorare gli atleti uccisi, se per questo devo essere squalificato: è il prezzo della nostra dignità”, ha ripetuto. L’opposizione, in blocco, dei sei ucraini contesta la gestione della questione e per le massime autorità istituzionali il mancato rispetto della tregua olimpica in Ucraina. Il doppiopesismo, insomma, ha una sua specificità in questa opposizione anche comunicativa alla decisione del Comitato.

Dalla sua, ieri nella giornata del SuperG femminile vinto da Federica Brignone, la numero 1 del CIO ha risposto commuovendosi sullo strappo con l’atleta e la sua conseguente decisione di ricorrere al TAS di Losanna.

“Purtroppo non siamo riusciti a trovare una soluzione. Avrei voluto davvero vederlo gareggiare. È stata una mattinata commovente – ha proseguito Koventry –. Non credo che stessimo piangendo, ma lui è un atleta. Non gli stavo parlando in quella stanza come presidente, gli stavo parlando come atleta. Abbiamo regole per cercare di essere equi, e anche per permettere agli atleti di esprimersi ma anche di essere al sicuro”, ha dichiarato Coventry.

Coventry commossa

Il rumore provocato dal casco, comunque

Questa dissonanza tra le parti, inevitabile e con motivazioni approfondite a ogni intervento pubblico, a ogni dichiarazione, non ha spento l’attenzione mediatica sulla storia di questo campione reo di aver ricordato i morti, 226 sportivi e sportive, di ogni età e provenienza sociale accomunati dal sogno olimpico.

Il casco proibito di Heraskevych ha aperto un varco perché si continuasse a discutere della tregua olimpica, del conflitto russo-ucraino, della guerra decennale in Donbass e in Crimea prima ancora dell’allargamento dopo l’invasione.

Il casco della controversia

La questione della neutralità

Il no al casco con i volti degli atleti vittime di guerra pare confermato: il Comitato, attraverso il suo portavoce, ha vietato l’uso per neutralità, dopo che il campione lo aveva indossato alle prove lungo la pista Monti di Cortina d’Ampezzo, suscitando la reazione e la solidarietà di Volodymir Zelensky.

Di che cosa si tratta? La norma in questione è quella che impedisce la propaganda «politica, religiosa o razziale». Violazione che le foto riprodotte sul casco del campione ucraino avrebbe compiuto.

Un risvolto geopolitico che il Comitato ha valutato di non alimentare. I conflitti, le guerre, l’attualità hanno il loro spazio per quanto li si voglia allontanare dallo sfondo. Sui social queste cause hanno amplificato la portata stessa e sostenuto la sensibilizzazione dei media. Comunque andrà, non finirà con questa comunicazione del CIO.

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Virgilio.it

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