I risparmi che l’Europa pretende (dai nostri conti bancari)
- Postato il 2 aprile 2025
- Di Panorama
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Per l’occasione si sono inventati una definizione molto glamour: «restyling finanziario». Io non sapevo che i miei risparmi avessero bisogno di un restyling. Semmai credevo che ci fosse la necessità di metterli al sicuro dai crac bancari e pure dalle idee predatorie di certi governi che, come accadde in passato con Giuliano Amato e con Romano Prodi, sono sempre pronti a dare l’assalto alla diligenza dei contribuenti. Ma la parola presa in prestito dalla moda, che letteralmente si può intendere come rinnovamento del look, dietro al sound piacevole e moderno nasconde un disegno preciso: servirsi dei conti correnti e degli investimenti finanziari degli italiani per usarli a piacimento dell’Unione europea.
Non contenta di aver fatto collassare con la transizione energetica interi settori produttivi, a cominciare da quello dell’automobile (è recente la notizia che Audi licenzierà 7.500 dipendenti), Ursula von der Leyen e la sua combriccola di funzionari vuole prendersi i soldi delle famiglie. Va da sé che quelle che hanno motivo di preoccuparsi sono italiane, perché a differenza di tedeschi e francesi, ma anche di spagnoli e svedesi, noi siamo previdenti e abituati a mettere da parte i soldi per il futuro. Mentre altri si indebitano, noi risparmiamo. E infatti, la liquidità sui conti correnti da sempre fa gola ai nostri partner europei, in particolare alla vicina Germania, ma anche alla finanza parigina. Ogni tanto da Bruxelles arrivano pressioni affinché il governo metta le mani in tasca ai cittadini, approfittando di quel tesoro accantonato per il futuro. Per gli occhiuti controllori dei conti europei, il debito pubblico si potrebbe abbattere attingendo alle risorse ferme sui conti correnti oppure tassando gli investimenti in titoli di Stato degli italiani.
Ma se fino a ieri il mantra della Ue mirava a utilizzare le risorse per ridurre l’esposizione finanziaria dello Stato, adesso che all’improvviso il debito non è più un tabù, in quanto la Germania ha mandato in pensione anni di religiosa adorazione dei parametri di Maastricht, si è passati a considerare il risparmio privato come un tesoro a disposizione della Ue per sostenere il piano di riarmo del’Europa. Prima bisognava rompere il salvadanaio delle famiglie per pareggiare i conti statali, adesso si deve scassinare la cassetta di sicurezza degli italiani per riequilibrare gli arsenali. Nell’uno e nell’altro caso, a rimanere fregati sono sempre gli stessi, cioè noi, perché siamo noi italiani ad aver più risorse da depredare.
Il piano svuota-tasche, Ursula von der Leyen lo ha battezzato con un nome pomposo: «Unione dei risparmi e degli investimenti». Siccome nelle banche europee i cittadini hanno depositato circa diecimila miliardi, il 70 per cento dei quali sarebbe fermo, cioè non investito, la Ue vorrebbe prelevarlo per «finanziare gli interventi più urgenti nel nuovo contesto geopolitico». In pratica, i soldi per riarmare l’Europa, come proposto dalla presidente della Commissione, si troverebbero così, scippandoli ai risparmiatori. Un colpo di mano che consentirebbe di raggranellare quei 700-800 miliardi di cui Ursula ha parlato nel suo famoso discorso.
Ma dove finirebbero tutti questi soldi? Beh, in gran parte servirebbero a sostenere la riconversione dell’industria automobilistica tedesca, che dalla crisi delle quattro ruote potrebbe uscire producendo carri armati, missili e aerei per i Paesi dell’Unione. In questo modo si rilancerebbe anche il Pil del Vecchio continente, ha detto l’ex presidente del Consiglio Mario Draghi in veste di consulente speciale per Ursula von der Leyen. È vero, ma lo si fa con i soldi dei privati, i quali in una democrazia di solito hanno il diritto di poter scegliere dove e come investire il proprio denaro.
Mentre si parla tanto di fascismo e di regimi, contrapponendo quello di Vladimir Putin al modello occidentale, ci si dimentica che ai tempi di Mussolini era richiesto di devolvere l’oro alla patria. I gioielli di famiglia, comprese le fedi nuziali, venivano donate per sostenere l’Impero. Il Duce aveva già esautorato il Parlamento e si preparava a varare le leggi razziali: la sua era una dittatura piena. Però «l’oro alla Patria» almeno era volontario. Qui, invece, siamo alle viste di un prelievo forzoso in nome della democrazia e della sicurezza. Non so se ricordate: tre anni fa fummo messi di fronte a un’alternativa: volete la libertà o l’aria condizionata? A distanza di tempo possiamo dire che vogliamo la pace e possibilmente anche l’aria condizionata. Ma pure i nostri soldi.