I Queen rivivono in un musical ribelle

  • Postato il 8 marzo 2026
  • Spettacoli
  • Di Libero Quotidiano
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I Queen rivivono in un musical ribelle

La ribellione, l’anticonformismo, il rock: i Queen sono talmente immortali che periodicamente nasce qualche omaggio o produzione culturale legata alla musica di Freddie Mercury (che non c’è più) Brian May, Roger Taylor e John Richard Deacon. We Will Rock You ne è un esempio esaltante. È il titolo del musical (ispirato ovviamente a uno dei brani più leggendari della band inglese) scritto da Ben Elton in collaborazione con Taylor e May; è un’opera che racconta la conquista della libertà attraverso le canzoni dei Queen, cantate in lingua originale e suonate rigorosamente dal vivo. We Will Rock You sta girando trionfalmente i teatri italiani con un tour che si concluderà a Milano dal 9 al 19 aprile al Teatro Nazionale.

La versione italiana è adattata da Michaela Berlini, anche regista dello show. Ci spiega perché quel futuro distopico al centro del racconto, dove l’omologazione ha soffocato ogni forma di creatività, è una satira della società dove non mancano punte d’ironia. «Ci sono i Ragazzi Gaga, che sono un po’ i bulli di oggi, che rappresentano il mondo del consumismo. Il potere», spiega, «vuole che tutte le persone siano omologate, tanto che è bandita la musica dal vita. Ci sono dunque le persone indottrinate ma anche chi studia e desidera mantenere la memoria». Il cattivo, qui, è una cattiva. Una donna che si presenta candando Killer Queen, che poi è anche il suo nome. «Ogni personaggio è rappresentato da una canzone dei Queen. Lei, la cattiva, accentra tutto sulla sua persona, dalla farmaceutica all’istruzione che indirizza i bisogni dei ragazzi. I quali sono tutti indicati con QRCode, non con nomi di persona. Tranne qualcuno, come Galileo».

GALILEO E SCARAMOUCHE Galileo- nome che risuona nel capolavoro Bohemian Rhapsody - sogna, la sua memoria è stata cancellata ma lui ha delle reminiscenze. Un difetto? Una stramberia? No: è questa la sua più grande qualità, che lo rende inconsapevolmente un ribelle. Trova una compagna di viaggio simile a lui che si chiama... Scaramouce, una ragazza che in un monologo molto forte si scaglia contro Killer Queen, si sfoga sul fatto che la gente ormai confonde i like con l’affetto, i soldi con il merito. La cattiva non capisce questi giovani che preferiscono la libertà rispetto all’ordine e alla disciplina che una dittatura garantisce. E poi non riveliamo altro... «Vado orgogliosa di questa storia che parla direttamente ai giovani», spiega la regista, «i ragazzi possono salvarsi dall’omologazione cercando di mantenersi curiosi, cercando di conoscere le cose e non farsele cadere addosso. Deve essere un viaggio coltivato insieme, come una comunità. Il branco non porta da nessuna parte, il gruppo e la band, invece sì». Ci si domanda come mai i Queen e ovviamente non solo loro tra le band mondiali- siano così immortali da ispirare uno show così spettacolare. «Sono stati ribelli, per esempio, nel rapporto con le case discografiche, come band all’interno aveva personalità precise, nessuno era il leader. Hanno scritto storie universali che non muoiono mai», conclude Michaela Berlini che dal 12 dicembre dello scorso anno porta in scena We Will Rock You nei teatri italiani: «I performer sono eccezionali, abbiamo due chitarriste pazzesche. Parlo da spettatrice e non da regista: non mi stanco mai. Non è puro intrattenimento».

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Autore
Libero Quotidiano

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