I Giochi olimpici delle donne
- Postato il 9 febbraio 2026
- Di Il Foglio
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I Giochi olimpici delle donne
Il giorno dopo l’inaugurazione dei Giochi di Milano-Cortina allontaniamoci di un passo dal cerimoniale, abbassiamo il volume della musica e torniamo a fare quello che la letteratura sportiva fa meglio della retorica: guardare di lato.
Federica Seneghini con Marco Giani, "Grazia" (Solferino, 2026) e Antonella Stelitano con Adriana Balzarini, "Le donne di Cortina 1956" (Minerva, 2025) raccontano due storie che non coincidono con l’epica ufficiale, ma costituiscono la struttura portante dello sport, in questo caso femminile, olimpico e invernale del nostro paese.
Grazia non è un romanzo ispirato a una storia vera, raccontata con leggiadria, e che usa il pattinaggio artistico come grammatica del Novecento. Il corpo di Grazia Barcellona, che scivola, cade, si rialza e infine si espone alle Olimpiadi del 1948, è un corpo attraversato dalla politica prima ancora che dallo sport. Il ghiaccio non è mai neutro: è il luogo in cui il Fascismo pretende disciplina, forma, obbedienza; e in cui, subito dopo la guerra, l’Italia sconfitta prova a rimettere insieme un’immagine di sé. La “grazia” non è un dono naturale, ma una conquista faticosa: controllo e, insieme, emancipazione e dimostrazione della forza dirompente del talento femminile. Seneghini racconta tutto questo, la forza di un mentore, lo zio Ettore, scultore e antifascista, la magia di un luogo, il palaghiaccio di via Piranesi, la tensione tra ciò che viene chiesto a una donna e ciò che una donna prova (e riesce) ad essere, anche quando il contesto non è dalla sua parte. Il saggio dello storico Marco Giani e le belle fotografie dell’archivio di Grazia Barcellona (scomparsa nel 2019 e nipote di zie calciatrici protagoniste di un’altra felice fatica letteraria di Federica Seneghini, quelle Giovinette che sfidarono il regime fascista con il calcio) completano un libro particolarmente riuscito, anche nell’armonia delle due parti che lo compongono.
Le donne di Cortina compie un’operazione diversa e complementare. Non un romanzo, ma un lavoro di scavo: riporta alla luce le figure femminili dei Giochi del 1956 che la storia ufficiale ha archiviato come contorno. Atlete, certo, ma anche giudici, organizzatrici, interpreti, staffette, funzionarie. Donne che non vincono medaglie, ma rendono possibile l’evento. Cortina, in questo racconto, smette di essere la cartolina dell’Italia elegante degli inizi del boom economico e diventa un laboratorio: il primo grande palcoscenico in cui le donne entrano nello sport olimpico con un ruolo, non come eccezione.
Letti insieme, questi due libri dicono una cosa semplice e scomoda: lo sport femminile nasce e cresce, dopo la Seconda guerra mondiale, non grazie ai grandi eventi, ma nonostante essi. Grazie a corpi che resistono, lavorano, aspettano, tengono insieme il sistema quando i riflettori sono altrove. È una lezione utile proprio oggi, mentre Milano-Cortina celebra l’Europa come patria olimpica. Il continente che ha inventato i Giochi antichi, quelli moderni e anche quelli invernali investe sempre meno a differenza, per esempio, della Cina che ha trasformato piste e medaglie in politica industriale, pratica di massa, soft power. Mentre l’Europa difende la memoria, altri costruiscono il futuro. Milano-Cortina rischia allora di essere una delle ultime grandi rappresentazioni di un primato culturale che non coincide più con quello sportivo e Grazia e Le donne di Cortina sono lì, a raccontare testardamente una storia che rischia di essere dilapidata.
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