I 90 anni del mito Dan è sempre... il numero 1

  • Postato il 9 gennaio 2026
  • Sport
  • Di Libero Quotidiano
  • 2 Visualizzazioni
I 90 anni del mito Dan è sempre... il numero 1

Mezzo secolo fa lo incrociammo per la prima volta a Bologna, all’epoca rampante allenatore di basket: indossava pantaloni a campana, giacche a quadri e strimpellava con la chitarra motivetti country. Quel Dan Peterson mai avremmo immaginato diventasse uno dei personaggi più influenti e originali dell’Italia sportiva e non sportiva, conosciuto da tanti, ammirato da tutti. Molto ha fatto, inizialmente, nella pallacanestro: è stato il rivoluzionario allenatore della Virtus Bologna (con la quale vinse scudetto e coppa Italia), poi dell’Olimpia Milano (alla cui guida riconquistò tutto, anche l’Eurolega). Mollò presto la panchina («Un mio cruccio, avevo solo 51 anni, sbagliai», ammise poi) per rivestire altri mille ruoli, tutti peraltro vincenti: è stato un brillante uomo di comunicazione, un formidabile testimonial nelle pubbliche relazioni, un relatore per imprese e aziende, uno scrittore di saggi (l’ultimo è La mia Olimpia in 100 storie), un eccelso commentatore televisivo per la prima NBA teletrasmessa in Italia, un simpatico caratterista al cinema, persino uno studioso di storia americana. Si vociferava fosse stato addirittura un agente segreto della CIA, in Cile prima e in Europa poi. Era solo una leggenda metropolitana: «Agente CIA? Sciocchezze, lo sono stato ma per finta in un episodio di Coliandro».

Ebbene Daniel Lowell Peterson, nato il 9 gennaio del 1936 a Evanston, Illinois, laddove il sole spacca le pietre, compie oggi 90 anni, 55 dei quali trascorsi in Italia. Arrivò nel 1973: «Allenavo la nazionale cilena ma a Santiago tirava una brutta aria. Alla fine di agosto presi un aereo per Bologna perché il proprietario della Virtus, Gigi Porelli, mi mise sotto contratto. Ignaro di quello che sarebbe successo in Cile, partii ma l’11 settembre ci fu il golpe nel quale fecero fuori Salvador Allende. Il mio ufficio di Santiago era a 80 metri dal suo palazzo che venne assalito. Vidi tutto quell’inferno in tv. Ma ormai ero in Italia». Oggi si celebra il Peterson-Day. A Milano, Little Big Dan sarà festeggiato per questo speciale genetliaco anche se lui dice: «Ehi, 90 è soltanto un numero».

Assisterà alla prima di “Dan Peterson: Per sempre numero uno”, il bel docufilm sulla sua vita che sarà a marzo in 1200 sale e, successivamente, su Amazon Prime. Un racconto con testimonianze, interviste esclusive e immagini di repertorio che ripercorrono i momenti più importanti di una vita che è un romanzo: dalle università americane al Cile, fino alla popolarità in Italia, dove Peterson ha saputo conquistare tutti con il carisma, l’ironia e una visione rivoluzionaria della vita. Dopo il film, grande festa serale con tutti i giocatori, i dirigenti, i giornalisti che Dan ha conosciuto in carriera. Per una felice intuizione di Oscar Eleni, penna mirabile, nacque un azzeccato soprannome: Nano Ghiacciato. «Sono un tipo freddo, glaciale e bassino, questo nickname mi è sempre piaciuto», ha ammesso Peterson che non nega di considerare Trump «un presidente forte che piace agli americani perché è rassicurante». E considera D’Antoni, Meneghin e McAdoo tre giocatori super fra i tanti da lui allenati fra Bologna e Milano. La sua giornata, tuttora, inizia alle 7 del mattino e non disdegna il tè, immaginate quale: «Accettai di esserne testimonial perché la famiglia Peterson, a Evanstone, lo beveva da sempre. Il tè Lipton è sempre stato nella mia vita». L’Nba non lo diverte più da tempo, però: «Il tiro da tre l’ha rovinata, non è più quella di Magic, Bird e Michael Jordan. Meglio la pallacanestro europea». Così parlò Daniel Lowell Peterson che, terminati tutti i festeggiamenti, stasera darà a tutti appuntamento per il prossimo numero tondo tondo: 100. Come non essere d’accordo con quello che, per tutti noi, è stato veramente un numero 1?

Continua a leggere...

Autore
Libero Quotidiano

Potrebbero anche piacerti