“Ho lasciato un indeterminato. In due vivevamo con 500 euro, ho fatto il commesso e nei giorni liberi scrivevo canzoni. È stata dura dal punto di vista psicologico”: eroCaddeo dopo X Factor
- Postato il 8 gennaio 2026
- Musica
- Di Il Fatto Quotidiano
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Si è classificato secondo a X Factor 2025, il suo inedito “Punto” ha già oltre quattro milioni di streaming su Spotify ed è stabilmente in top 100 FIMI tra i singoli. Damiano Caddeo, in arte eroCaddeo, ha 27 anni è nato a Modena, ma cresciuto in Sardegna e ora di base a Torino, all’interno del talent di Sky ha conquistato il pubblico e piano piano ha scalato la classifica ad un passo dalla vittoria.
Tra i brani interpretati sul palco i grandi classici della musica italiana come “E penso a te” di Lucio Battisti e “La cura” di Franco Battiato. “Affrontare canzoni così importanti è stata la sfida più grande – ha raccontato il giovane cantautore a FqMagazine –. Mi ha fatto crescere anche nell’interpretazione dei miei brani. Avevo sempre cantato cover, ma mai pubblicate”.
A X Factor eroCaddeo è arrivato alla finale di Piazza del Plebiscito, lo scorso 4 dicembre, sotto la guida di Achille Lauro. “Ci siamo trovati soprattutto nell’approccio alla scrittura, mi ha dato consigli che volevano essere più conferme, ho percepito tanta stima. Il fatto che andassimo d’accordo ha reso l’esperienza una bella gita più che un percorso tortuoso. È stata una camminata con un amico”. A circa un mese di distanza dalla fine del talent, l’artista pubblica il suo primo disco “scrivimi quando arrivi (punto)”.
Perché hai scelto questo titolo?
È letteralmente un messaggio whatsapp che mi mandava spesso una persona, che è quella per cui ho scritto tutti i pezzi. Mi sembrava semplice, lo scriviamo e lo diciamo spesso.
In “Metti che domani te ne vai” dici “Mi chiedevo se la vita da adulti è avere dei dubbi ma tenerli per me”. Ti sei risposto a questa domanda?
Sto ancora cercando di farlo. Però mi accorgo che mi tengo per me tanti dubbi perché ho paura delle risposte. A volte non posso permettermi di entrare in paranoia con tutte le cose che ci sono da fare e da pensare nella vita.
“E a darsi baci sono tutti bravi ma studiano a memoria” canti in “Cani”. Pensi che ci sia poca verità nelle relazioni?
Intendo dire che siamo abituati a compiere sempre le stesse azioni e quando le ripetiamo in continuazione ce ne dimentichiamo anche l’essenza, il motivo per cui lo facevamo. Baciarsi dovrebbe essere ogni volta una dichiarazione d’amore, ma lo si fa a volte anche quando la relazione si sta chiudendo e non si provano più gli stessi sentimenti. Il ragionamento vale anche per quando ci si dice “ti amo”. Diventa un’abitudine.
“Punto” è tra i brani di X Factor quello che regge in classifica, come mai?
Non lo so, non cerco spiegazioni. Sono contento sia piaciuto. Se devo pensarci, è un brano molto semplice nella scrittura: non ci sono parole assurde mai dette prima, né punchline. Il segreto, secondo me, è proprio la semplicità.
Che bilancio fai dell’esperienza all’interno del talent?
Sono stato bene, mi sono divertito. Mi sta dando tanto e ora sto raccogliendo i frutti del lavoro. La parte più difficile sono stati gli anni prima di X Factor. Soprattutto gli ultimi due.
Perché?
Ho cambiato la mia vita, ho messo in discussione tutto. Facevo il grafico a tempo indeterminato a Cagliari e mi sono trasferito a Torino con il mio migliore amico Michele, con cui lavoro. Sono stato in disoccupazione per diversi mesi, un po’ folle perché non avevo molti soldi: avevamo forse 500 euro in due. Poi ho trovato impiego come commesso part-time e avevo tre giorni liberi in cui scrivevo le canzoni. È stato difficile, anche dal punto di vista psicologico.
A X Factor hai più volte usato la parola “persona” per indicare la tua fidanzata. Sul web si pensava potesse anche essere un compagno. Perché la scelta di un termine neutro?
Mi sembra che con il neutro vada bene tutto, che sia un compagno o una compagna non ho problemi.
Torniamo al disco. In “Odio il caffè” usi la metafora di questa bevanda per descrivere la fine di una relazione. Come mai la scelta di questa immagine?
Intanto perché odio veramente il caffè. E poi il caffè la mattina è casa, quell’odore lo senti e può far riaffiorare ricordi collegati a delle persone. Il significato del brano è questo: odio il caffè perché mi manchi e non sopporto il fatto che mi ricordi di te.
L’album si chiude con la cover di “No potho reposare”, brano della tradizione popolare sarda. Che significato ha per te averlo nel disco?
Da quando mi sono allontanato dalla Sardegna mi sono accorto del legame che ho con la mia regione. Oltre a essere uno dei brani più importanti della mia terra, credo che “No potho reposare” sia anche un bell’omaggio. E poi è coerente con l’anima del disco perché parla di un amore così forte da non riuscire a farti dormire. Lo adoro, ne ho pure fatto una cover qualche mese fa sui social.
A proposito di social. Perché la scelta di un profilo Instagram tutto in bianco e nero?
Con Michele, con cui lavoriamo insieme da cinque anni, abbiamo provato qualunque cosa. Prima ci dedicavamo a contenuti molto complicati. Piano piano, sia per mancanza di soldi che di tempo abbiamo cominciato a togliere tutto, anche i colori. Abbiamo scelto il bianco e nero perché la mia idea è che su ogni canzone ognuno debba aggiungere la propria esperienza. In qualche modo, darle i colori che preferisce. In più, esteticamente era un’opzione che mi piaceva.
A dicembre hai scritto sul tuo profilo che a 16 anni avevi mandato un provino a X Factor con la timidezza e l’incoscienza che ogni tanto vengono ancora fuori. Che diresti al Damiano del 2015?
Direi che ha fatto bene a inviare il provino. Se non avessi avuto quell’incoscienza, che oggi a volte riaffiora, non mi sarei trasferito a Torino. Da lì, poi, è cambiato tutto: ho fatto bene a sbagliare, a provarci. Perché se non provi, non sbagli e non cresci.
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