“Ho cercato di salvare Luca Varani, non ci sono riuscita. Nascondeva un buio che non faceva vedere a nessuno”: l’ex fidanzata parla a 10 anni dalla morte

  • Postato il 4 marzo 2026
  • Crime
  • Di Il Fatto Quotidiano
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“Il tempo non ha cancellato niente: ha solo cambiato la forma del dolore”. Marta Gaia Sebastiani parla a 10 anni dalla morte di Luca Varani, il suo fidanzato dell’epoca trovato morto in un appartamento al decimo piano di via Igino Giordani, al Collatino a Roma. Avvolto in una coperta, il viso e il corpo di Luca erano stati sfigurati da 100 colpi tra martellate e coltellate. Per l’omicidio è stato condannato a 30 anni di carcere il proprietario dell’abitazione, Manuel Foffo. Con lui c’era Marco Prato, indagato per omicidio e che si è tolto la vita in carcere a poche ore dalla prima udienza.

La nuova vita di Marta Gaia Sebastiani

Intervistata da Fanpage, Marta parla di questi 10 anni in cui dice di aver “perso pezzi di me e ne ho ritrovati altri. Ho conosciuto un nuovo amore che mi ha tenuta in piedi quando pensavo di crollare per sempre. […] Ho imparato che si può amare di nuovo senza tradire chi c’era prima. Ma Luca è rimasto lì. Non è andato via. È solo diventato parte di una storia vissuta una vita fa, ma che a pensarla fa ancora parecchio male”. Nei suoi ricordi Varani vive come “un ragazzo che aveva un sorriso capace di illuminare una stanza intera, ma che nascondeva dentro un buio che non faceva vedere a nessuno […] era anche fragile, bisognoso di approvazione, con un vuoto enorme che cercava di riempire in modi sbagliati”.

La rabbia nei confronti di Luca Varani

Ho cercato di salvarlo da sé stesso, ma non ci sono riuscita” continua ancora Sebastiani, che ammette di essere ancora “arrabbiata” con lui, “per le bugie, per i dettagli che non tornavano e che non ho avuto il coraggio di approfondire. Per avermi lasciato con domande che non avranno mai risposta. Per aver scelto di tenere nascosta una parte di sé che poi lo ha portato via“. Una rabbia difficile da gestire, perché rivolta verso qualcuno che non c’è più e non può dare le risposte che lei cerca. Da tutta questa storia Marta vuole comunque che un messaggio passi: “Non ci si può salvare da soli e che a volte, se è necessario, bisogna saper chiedere aiuto”.

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Il Fatto Quotidiano

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