“Ho ancora gli incubi, ho paura. Non ricordo di aver parlato del suo interesse per Alberto”. Le parole della compagna di banco di Emanuela Orlandi

  • Postato il 9 gennaio 2026
  • Crime
  • Di Il Fatto Quotidiano
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La scomparsa di Emanuela Orlandi “è stata dolorosissima“: sono le parole di Caterina Fanello, che è stata compagna di banco della cittadina vaticana scomparsa il 22 giugno del 1983.

La compagna di banco

Caterina frequentava, insieme ad Emanuela, il Convitto Nazionale Vittorio Emanuele II a Roma. La donna, oggi 58enne, è stata ascoltata ieri dalla Commissione bicamerale di inchiesta che sta indagando sulle scomparse di Mirella Gregori e di Emanuela Orlandi. “Un’audizione che è stata soprattutto una sequela di non ricordo”, riporta l’agenzia Ansa. Tuttavia, alle domande del senatore Gianni Cuperlo, Fanello ha risposto: “ho sperato di non essere audita da questa Commissione, ho già deposto anche in epoca recente con le autorità inquirenti, speravo di aver già contribuito per quello che posso, gli incubi si fanno ancora adesso. C’è il dolore di riportare alla mente certe cose adesso come lo è stato 40 anni fa”. La Fanello ha ammesso di avere “paura“, “per la mia persona, poteva capitare a chiunque di noi”. Alla domanda se la giovane scomparsa a Roma nel 1983 era una persona che si poteva fidare di qualcuno che non conosceva, ha risposto: “Secondo me no, non direi che si sarebbe fidata di uno sconosciuto”.

Il Convitto

“Nel contesto della scuola non sono mai riuscita a pensare a qualche elemento critico che possa aiutare a spiegare o capire quello che è successo”, ha detto l’allora compagna di Emanuela che non crede “che quello che è successo sia correlato al contesto del Convitto”. “Eravamo una classe abbastanza normale, un contesto nella media”. Alle domande dei commissari la Fanello ha spiegato di non ricordare “che all’interno del contesto scolastico ci fossero particolari criticità o problemi quindi, qualunque cosa sia successa, non credo che le persone coinvolte in questa storia fossero all’interno del nostro contesto scolastico. Ma io non ho idea di cosa sia successo. Non ricordo ci fossero persone ostili, né situazioni critiche. In quel momento siamo stati travolti da quello che è successo e, avendo 15 anni, non avevamo gli strumenti per metabolizzare; a distanza di tempo è difficile che i ricordi non vengano condizionati da tutta una serie di elementi. Quello che può essere accaduto a Emanuela, sinceramente non lo so”. (Sci/Adnkronos) Fanello ha chiarito che l’ambiente scolastico e quello della scuola di musica frequentata da Emanuela “erano due mondi separati, io non conoscevo nessuno di quell’ambito”.

In audizione è stato ricordato dal presidente, il senatore Andrea De Priamo che in un verbale dell’epoca Fanello “riferì che Emanuela aveva un interesse verso un amico del fratello, tale Alberto però allo stesso tempo giustificò il soprannome di ‘suorà che era stato affibbiato a Emanuela con il fatto che non aveva ragazzi o fidanzatini”. “Non ricordo nessuna delle due cose – ha detto oggi – ma non vedo la contraddizione”. Tale Alberto si presume fosse Alberto Laurenti che in realtà non era un amico di Pietro Orlandi ma un ragazzino che frequentava la stessa scuola di musica di Emanuela Orlandi, l’istituto Da Victoria. Laurenti oggi è un affermato musicista e vanta molte collaborazioni prestigiose (tra cui quella con Franco Califano). Da un’intervista recente a Pietro Orlandi: “Questo Alberto mi disse poi che questo interesse di Emanuela era reciproco ma che lui non si avvicinò mai a mia sorella perché scoraggiato dalla presenza di un ragazzo più grande che andava a prenderla a scuola in moto. Ma quel ragazzo ero io. Chissà, se lo avesse saputo avrebbe preso coraggio ed Emanuela invece di pensare a quell’offerta di lavoro (con cui fu adescata, ndr) quel 22 giugno del 1983, magari sarebbe stata con lui”.

Fabiana Valsecchi

Ieri la bicamerale d’inchiesta ha audito anche Fabiana Valsecchi, che ha frequentato Emanuela nell’anno precedente la scomparsa quando anche lei era un’alunna del Convitto. La Valsecchi ha ricordato Emanuela come una ragazza “molto serena” e si è dissociata dalla testimonianza del bidello del Convitto, Clementi, che all’epoca agli inquirenti parlò di “una ragazza con i grilli per la testa”. Valsecchi ha poi raccontato alla Commissione di un episodio che riguardò lei e sua sorella, all’uscita da scuola in zona Prati vicino alla sede Rai quando furono avvicinate da due uomini. “Ci chiesero se volevamo fare una pubblicità con dei compensi – ha riferito – facemmo al tempo anche una descrizione agli inquirenti, uno dei due aveva un frangettone e gli occhiali scuri, erano a bordo di una macchina scura, forse una Bmw di colore blu”. A questo punto De Priamo ha mostrato a Valsecchi l’identikit di un uomo proprio con due occhiali scuri. La donna ha convenuto che la descrizione potrebbe corrispondere. (fonte: Ansa). La Valsecchi ha ricordato anche che la persona che le fermò era un tipo sui “30-40 anni, belloccio”. Valsecchi non ricorda se questa proposta di fare pubblicità avvenne l’anno in cui frequentava il Convitto in classe di Emanuela o l’anno dopo, quando non andava più lì a scuola, ma continuava a frequentare quella zona. Alle domande dei commissari Valsecchi ha replicato di non ricordare di aver mai parlato con Emanuela dell’intenzione della ragazza di fare spettacolo. E ha anche risposto di non sapere se Emanuela frequentasse il cineforum ‘Il Montaggio delle attrazioni e, sebbene con la scuola negli anni si usasse “andare al teatro o al cinema”, ha sottolineato di non ricordare di essere mai andata in quel luogo. (fonte: Sci/Adnkronos)

Il sit-in

“Sono da poco tornato dalla Questura di Roma e confermo che la manifestazione per Emanuela ci sarà il giorno 24 gennaio alle ore 16 in piazza Risorgimento a Roma”: lo scrive sui suoi profili social Pietro Orlandi, il fratello della ragazzina vaticana scomparsa quindicenne il 22 giugno del 1983 a Roma. Il sit-in si tiene ogni anno a gennaio nei giorni vicini al compleanno della cittadina vaticana nata il 14 gennaio che quest’anno compirebbe 58 anni. Emanuela Orlandi, lo ricordiamo, è ancora a tutti gli effetti una cittadina del Vaticano, essendo ancora iscritta all’anagrafe dello Stato Pontificio. Così come lo è ancora sua madre Maria Pezzano, oggi ultranovantenne, e vedova di Ercole Orlandi, scomparso circa 20 anni fa. Gli Orlandi erano tra le poche famiglie residenti all’interno delle mura leonine perché Ercole, così come suo padre, era un dipendente del Vaticano dove lavorava come messo papale.

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