Gwyneth Paltrow rivela: “Ho usato l’MDMA per recuperare i rapporti con mia madre e mio marito”. Lo psichiatra: “Possibile svolta nell’uso a scopo terapeutico, ecco come funziona”

  • Postato il 2 aprile 2025
  • Salute
  • Di Il Fatto Quotidiano
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Gwyneth Paltrow torna a far discutere con una nuova esperienza personale. Questa volta la celebre attrice ha raccontato di aver assunto MDMA, nota sostanza psicoattiva, come parte di una terapia che alla fine l’avrebbe aiutata tanto a riprendere e a migliorare il rapporto con sua madre, l’attrice Blythe Danner. In un episodio del podcast di Goop, durante il quale ha chiacchierato con l’amica Amy Griffin, Gwyneth Paltrow ha ammesso che quella con l’MDMA non è stata la sua prima volta. Già in passato l’avrebbe utilizzata sempre “a scopo terapeutico” con il marito Brad Falchuck. Un’esperienza positiva che poi ha replicato anche per superare i problemi con la madre.

“Dietro la storia raccontata dall’attrice americana, c’è tutto un filone di ricerche nuove che hanno portato a ipotizzare il riposizionamento di molte note ‘droghe pericolose’ a uso terapeutico”, dice Massimo Clerici, professore ordinario di Psichiatria dell’Università degli Studi di Milano Bicocca e vicepresidente della Società italiana di psichiatria (Sip). “Stiamo parlando di sostanze molto diverse, tar cui anche l’MDMA, che hanno attirato l’interesse di varie multinazionali, che hanno fatto investimenti importantissimi con l’obiettivo di lanciare sul mercato farmaci validi contro alcune malattie psichiatriche, come la depressione o il disturbo post-traumatico da stress”, aggiunge.

L’MDMA è una sostanza psicoattiva, comunemente conosciuta come ecstasy, che agisce sul Sstema nervoso centrale aumentando il rilascio di serotonina, dopamina e ossitocina, favorendo così sensazioni di benessere, connessione emotiva e riduzione delle inibizioni. Negli ultimi anni, l’MDMA è stata studiata negli Stati Uniti, in Australia e in Regno Unito, per il trattamento del disturbo da stress post-traumatico e per facilitare l’elaborazione emotiva in psicoterapia. “Tuttavia la FDA, l’agenzia americana che regolamenta i farmaci, che avrebbe dovuto riconoscere ufficialmente l’MDMA come terapia lo scorso anno, ha fatto un passo indietro dopo aver fatto luce su alcuni pregiudizi che avrebbero corrotto alcuni studi favorevoli all’utilizzo della sostanza in ambiti terapeutici”, racconta Clerici. Questo non significa che l’MDMA abbia perso l’occasione di “riabilitarsi”. “E’ solo troppo presto”, dice Clerici. “Servono ulteriori studi che ci consentano di capire quali sono i costi-benefici e quale sia la finestra temporale in cui utilizzarla come farmaco. Ad oggi abbiamo studi su campioni limitati – aggiunge – e che prendono in considerazioni periodo troppo brevi, come settimane o pochi mesi. Dobbiamo rispondere alla domanda: cosa succede dopo anni di utilizzo?”. Prima di allora bisognerà continuare a essere prudenti.

Di certo c’è che è aumentato l’interesse verso le “droghe” come possibili terapie. Psilocibina (funghetti magici), Mescalina (Peyote Cactus), DMT (dimetiltriptamina), LSD e poi anche la Ketamina, sono considerati potenziali “farmaci psichedelici”, che potrebbero tornare nell’armamentario delle cure delle malattie mentali dopo anni di oblio e condanna. Queste molecole, bandite negli anni ’70-’80 perché ritenute dotate di un alto potenziale di abuso e prive di un apprezzabile valore medico, col nuovo millennio sono tornate al centro dell’interesse scientifico. Sugli psichedelici classici sono presenti numerosi studi in letteratura. In particolare, per la psilocibina, molecola che risulterebbe efficace nella depressione resistente. Una condizione che coinvolge circa il 30% di tutti coloro che soffrono di depressione maggiore. I benefici persistono per mesi, la psilocibina non appare a rischio di dipendenza. “I meccanismi con cui agisce sono del tutto diversi rispetto ai tradizionali antidepressivi”, spiega Clerici. Per gli psichedelici atipici, la Ketamina è stata ampiamente utilizzata per la depressione resistente e un suo derivato (Esketamina) è già utilizzata anche in Italia per questa tipologia di disturbo. “Anche l’utilizzo dell’MDMA, associato a psicoterapia, sembra produrre risultati molto promettenti, ma prima che arrivi in clinica bisognerà attendere i dati di ulteriori studi”, conclude Clerici.

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