Guerra in Medio Oriente, il racconto senza filtri di Aicardi tornato da Dubai: “Boati, alert nella notte e la corsa al bunker”

  • Postato il 4 marzo 2026
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  • Di Il Vostro Giornale
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Giacomo Aicardi Guerra Dubai

Alassio-Dubai. “Un boato lontano prima, poi uno più vicino, poi uno vicinissimo. Di giorno vedi le esplosioni in cielo, di notte senti tutti i telefoni della stanza squillare insieme, con un suono d’allarme fortissimo e una comunicazione inequivocabile: è il messaggio che ti avverte di un attacco missilistico imminente nella tua zona. In quel momento non riesci a pensare né a realizzare, devi solo correre nel bunker dell’albergo”. 

Fino a poche ore fa, la voce dell’alassino Giacomo Aicardi, uno dei 10 tutor presenti insieme alla delegazione di WSC Italia Global Leader composta da circa 200 studenti, arrivava direttamente da Dubai, ma filtrata dal dovere della calma e della responsabilità che, in modo encomiabile, non sono mai venute meno. 

Da tutor il suo compito e suo unico obiettivo era proteggere la sicurezza e il benessere psicologico dei 200 studenti italiani e delle loro famiglie.

Ma ora che i piedi hanno toccato nuovamente il suolo italiano, con l’arrivo ieri sera (3 marzo), a Milano Malpensa, la sua narrazione edulcorata ha lasciato il posto ad un racconto più crudo e concreto, che inquadra alla perfezione cosa significhi trovarsi e vivere con il fiato sospeso la guerra.

“Sono state in totale 3 notti e 4 giorni, – ha raccontato Aicardi ai microfoni di IVG. – Ora sono un po’ frastornato, ma siamo ovviamente contenti per i ragazzi e le famiglie, è stata una grande emozione tornare. Ieri mattina, alle 7,30, siamo partiti da Dubai con 5 pullman, scortati dal Console e dai membri dell’ambasciata italiana: due ore di viaggio fino ad Abu Dhabi, dove abbiamo trovato un aeroporto dallo scenario post-apocalittico, quasi vuoto. Ci siamo imbarcati su un volo Etihad riservato agli italiani e, al momento dell’atterraggio, abbiamo intonato tutti assieme l’Inno nazionale. È stato un momento liberatorio, di una potenza emotiva incredibile”.

Il rientro ha segnato la fine di un incubo per Aicardi e i 200 giovani italiani, dopo un’attesa, apparsa infinita, iniziata il 28 febbraio, quando l’attacco missilistico aveva paralizzato i cieli. 

Abbiamo visto in cielo i missili, esplosioni tutti i giorni, alcune molto forti. La prima è stata la notte più difficile. È scattato il primo alert in albergo, ma dovevamo tranquillizzare i ragazzi, era il nostro unico obiettivo: erano in 200, molti piccoli, dovevamo mantenere la calma a ogni costo”. 

“Non avevamo molti momenti per riflettere sulla situazione, eravamo in contatto costante con i genitori, fornendo rassicurazioni continue. Ma, durante il giorno, avevi momenti in cui ti fermavi e ti assaliva il pensiero di non riuscire a ritornare a casa“, ha ammesso.

Ci siamo fatti forza a vicenda vivendo di ora in ora. Siamo stati 3 giorni chiusi in albergo: cantavamo, facevamo il karaoke, cercavamo di stare sempre insieme con i giochi da tavolo per non lasciarci andare”.

Uno dei momenti più difficili è stato anche il cambio di scenario logistico: dettaglio che, durante la permanenza a Dubai, era stato “sfumato” per non alimentare ulteriori ansie e preoccupazioni, ma che ha rappresentato un’ulteriore prova psicologica per il gruppo.

Saremmo dovuti tornare il 28 febbraio, ma hanno bloccato i voli, – ha proseguito Aicardi nel suo racconto. – L’albergo dove eravamo inizialmente, costruito in orizzontale su due livelli e quindi ideale per la sicurezza, non aveva più camere. Ci siamo dovuti dividere in altre due strutture verticali, che possono essere molto più sensibili come bersaglio per i droni: è stato psicologicamente difficile. Poi il Console è venuto a trovarci ed è riuscito a riportarci nel primo hotel: può sembrare poco, ma è stata una spinta enorme per il nostro morale. Ricordo ancora le notti nel bunker, con oltre 500 persone presenti”.

Quindi, l’atteso ritorno a casa, con l’atterraggio a Milano, dove gli italiani sono stati accolti dalla portavoce del Ministro Valditara, per un saluto e un ringraziamento da parte del Governo, e dall’abbraccio dei genitori.

In chiusura, è anche il momento dei ringraziamenti: “Grazie a chi mi ha scritto, ai titolari di WSC Italia che hanno lavorato h24 per permetterci di tornare e al Governo per la vicinanza e per il volo. Ma ora il pensiero resta ai connazionali e ai residenti che abbiamo lasciato là: loro va il nostro abbraccio più sincero”, ha concluso Aicardi.

Autore
Il Vostro Giornale

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