Guerra in Iran, l’annuncio del Qatar colpisce i mercati e il petrolio vola sopra i 90 dollari. I rischi per Ue e Italia
- Postato il 6 marzo 2026
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- Di Il Fatto Quotidiano
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L’annuncio del ministro dell’Energia del Qatar, Saad al-Kaabi, ha innescato una tempesta sui mercati globali, evocando il rischio di gravi ripercussioni economiche legate all’escalation del conflitto tra Stati Uniti, Israele e Iran. Secondo Doha, se la guerra dovesse proseguire, i paesi del Golfo potrebbero essere costretti a interrompere le esportazioni energetiche nel giro di poche settimane, causando un forte shock per i prezzi dell’energia, con Ue e Italia particolarmente vulnerabili, fino al potenziale “crollo dell’economia mondiale”.
La reazione più immediata si è registrata sul fronte degli idrocarburi, dove i prezzi del petrolio hanno segnato rialzi verticali spinti dal timore di gravi carenze nell’offerta globale. I futures sul Brent per la scadenza di maggio hanno superato la soglia psicologica dei 90 dollari, attestandosi a 91,49 dollari al barile con un incremento del 7,07%, mentre i contratti per aprile sul West Texas Intermediate sono balzati a 89 dollari, con un rialzo vicino al 10%. Anche il gas naturale ha mostrato forti tensioni sulle piazze europee, salendo a 52,83 euro al megawattora e riflettendo l’ansia per la paralisi del complesso energetico di Ras Laffan, il più grande hub mondiale per l’esportazione di gas naturale liquefatto (GNL), colpito da attacchi con droni che hanno costretto il Qatar a sospendere la produzione.
Nelle sale operative delle principali borse europee prevale il segno meno, con Milano, Madrid e Parigi che hanno ceduto circa l’1% a metà seduta, mentre Londra e Francoforte hanno registrato perdite dello 0,6%. Mentre i titoli legati all’energia e alla difesa come Bp, Shell, Eni, Leonardo e Dassault riescono a muoversi in controtendenza, il resto del listino soffre pesantemente. A pagare il prezzo più alto sono i produttori di semiconduttori, con cali vistosi per Stm e Infineon, e il comparto automobilistico, dove Volkswagen, Ferrari e Bmw perdono terreno sotto il peso dell’incertezza produttiva e dei costi energetici. Anche il settore bancario e le compagnie aeree mostrano segni di cedimento, mentre cresce la pressione sui titoli di stato, con lo spread tra Btp e Bund in risalita a 75,5 punti base.
Oltre i prezzi, c’è la preoccupazione per la disponibilità fisica delle materie prime. Il blocco o la forte limitazione del traffico nello Stretto di Hormuz — uno dei principali snodi energetici globali — significa interrompere il transito di una quota significativa del petrolio e del gas mondiale. Scenario del quale risentono anche i mercati dei metalli industriali risentono delle tensioni energetiche: l’alluminio ha registrato un balzo del 3,8% a 3.315 dollari per tonnellata, aggravato dalle difficoltà nella produzione energetica necessaria ad alimentare le fonderie. Nel frattempo Mosca ha segnalato un aumento della domanda di risorse energetiche russe da parte di diversi paesi, e il Cremlino assicura di poter garantire le forniture previste dai contratti, in particolare verso Cina e India.
Per l’Europa e per l’Italia lo scenario resta particolarmente critico. L’Unione Europea dipende fortemente dal gas liquefatto per sostituire le forniture russe e il Qatar rappresenta attualmente uno dei principali fornitori di GNL per il mercato europeo. L’Italia risulta tra i paesi più vulnerabili: lo scorso anno il gas liquido ha coperto una quota significativa dei consumi nazionali. Un blocco prolungato delle esportazioni dal Golfo o della navigazione nello Stretto di Hormuz potrebbe mettere a rischio la stabilità dei mercati energetici e la competitività della manifattura europea, alimentando nuove pressioni inflazionistiche e frenando la crescita.
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