Guerra in Iran, è l'inizio del Grande Gioco

  • Postato il 4 marzo 2026
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  • Di Libero Quotidiano
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Guerra in Iran, è l'inizio del Grande Gioco

Siamo al quinto giorno di guerra e le lezioni sono di straordinaria importanza. Quando la Russia invase l’Ucraina, il prezzo del petrolio decollò a 122 dollari al barile. Quattro anni dopo, con una guerra che si sta ramificando in tutto il Medio Oriente, il cuore dell’energia mondiale, il Brent ha toccato gli 85 dollari al barile per poi atterrare in serata a 81 dollari.
Wall Street ha quasi pareggiato le perdite, nell’occhio del ciclone regna la calma, ma intorno c’è un muro di nubi dalla potenza estrema. La parola d’ordine del mercato è «niente panico», perché?

Ogni partita si svolge in più tempie qui siamo solo all’inizio del Grande Gioco. Petrolio, gas e carbone sono il motore dello sviluppo e lo saranno ancora per molti decenni - lo dimostrano i fatti di questo periodo storico intenso e accelerato - e la geopolitica della santa trinità degli idrocarburi continuerà a dominare la scena, intrecciandosi con l’agenda delle nazioni, lo sviluppo tecnologico (intelligenza artificiale e biotech sono i primi fattori di trasformazione dell’arsenale delle grandi potenze) e la disponibilità di materie prime (le terre rare) per “armare” l’hardware che fa girare il software.

Il primo fattore di cambiamento si chiama Donald Trump, gli Stati Uniti stanno giocando al ribasso, il presidente ha in vista le elezioni di medio-termine e non vuole andare al voto con il prezzo alla pompa di benzina che fa imbizzarrire i pick-up sull’immensa strada americana, tra il ranch e il grattacielo la politica è sempre «on the road».

L’America è un esportatore netto di gas e petrolio, produce, raffina, soddisfa la domanda interna, esporta e pensa al futuro, la Casa Bianca ha una strategia. La politica di protezione dell’Emisfero Occidentale ha liberato il Venezuela, il più grande serbatoio di petrolio del mondo, e tagliato fuori la Cina e la Russia.

Il secondo fattore si chiama «tempo»: gli investitori scommettono (per ora) su un conflitto breve, fanno i conti sullo stock limitato di missili e droni dell’Iran, gli algoritmi hanno input di dati che comprimono la guerra, non a caso Trump ha parlato di «quattro settimane», è il punto di riferimento per elaborare modelli di previsione, fare prezzo adesso e poi vedere che succede.

Il terzo fattore è il combinato di tre elementi: i volumi di energia, l’unicità della fornitura di gas della Russia verso l’Europa, le rotte degli idrocarburi. Sostituire i 160 miliardi di metri cubi di gas all’anno del Cremlino era un’impresa titanica. Ci siamo riusciti andando a comprarlo in altre parti del mondo e, per nostra fortuna, non è il Qatar, oggi sotto attacco iraniano, che produce circa 110 miliardi di metri cubi di gas liquido la cui destinazione è all’80% in Asia. L’Occidente - lo spazio transatlantico che va dalle Americhe all’Europa, fino a lambire le coste del Vicino Oriente, dove ci sono i mega-giacimenti di idrocarburi dell’Egitto e di Israele- spera che la capacità produttiva di Stati Uniti e Norvegia (che stanno già dando il massimo) sia sufficiente a evitare una grande crisi energetica.

Il quarto fattore è quello più complesso, il vaso di Pandora, si chiama criticità del gas. Ha sostituito il carbone ma, attenzione, lo scambio funziona anche al contrario, soprattutto in fase di shock acuto. Se non bruci gas, bruci carbone. Ma devi avere le centrali e la politica miope, ideologizzata, dell’Europa Verde le ha chiuse. Chi ha centrali a carbone oggi ha un’opzione di difesa in più. Il prezzo del gas ieri ha fatto un balzo del 21%, è ancora lontanissimo dai massimi storici della crisi con la Russia (345 euro per megawattora), ma è lo specchio della sfida tra le grandi potenze. Le fonti rinnovabili e il nucleare non colmano il divario, mentre il gas è flessibile, efficiente, pronto all’uso, è il motore dell’elettricità che alimenta la rivoluzione dell’alta tecnologia, accende i data center dell’Intelligenza artificiale che sono a loro volta l’infrastruttura della nuova conoscenza, dell’economia trasformatrice, della Difesa, e la ragione principale del boom delle Borse mondiali.

La guerra in Medio Oriente è uno dei quadranti del Risiko del futuro. La geopolitica ci sta dando grandi lezioni che ci sorprendono e pensiamo di curare solo con la tattica del presente. Non abbiamo una strategia, quella dell’Europa Green è fallita, ci serve un nuovo piano per non restare in mezzo alla strada mentre il Dragone cinese sputa fuoco e l’aquila americana pensa a proteggere il suo nido. Il governo Meloni ha di fronte un’Europa sonnambula, se non si sveglia, dobbiamo agire da soli.

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Libero Quotidiano

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