Guerra: Imprese lucane, bolletta da 80 milioni
- Postato il 8 marzo 2026
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Il Quotidiano del Sud
Guerra: Imprese lucane, bolletta da 80 milioni

Guerra: Imprese lucane, bolletta da 80 milioni, intanto la benzina self vola a 1,8 euro al litro, Basilicata terza in Italia. Questa, secondo Cgia di Mestre, può essere la ricaduta della guerra sul sistema produttivo regionale nel 2026 tra aumenti di energia e gas.
L’ombra lunga del conflitto in Medio Oriente si allunga fino ai distretti produttivi lucani: a dirlo è la Cgia di Mestre che, nel suo ultimo rapporto, propone una stima dell’impatto che il conflitto potrebbe avere sul tessuto imprenditoriale della Basilicata se l’attuale situazione dovesse tradursi in rincari strutturali dei costi energetici. Tra energia e gas la stangata per le imprese lucane è servita: la spesa per Cgia passerà dai 609 milioni di euro del 2025 ai 689 di quest’anno. Un incremento di 80 milioni che rappresenta una variazione del 13,2% (media nazionale è del 13,5%). La Basilicata presenta in termini assoluti, nella proiezione di Cgia, uno degli scenari meno acuti (il terzultimo: solo Molise e Valle d’Aosta avrebbero un impatto minore), tuttavia l’incidenza sui margini delle piccole imprese e degli artigiani locali rischia di essere comunque devastante perché inciderebbe in un contesto di crescita già debole.
L’IMPATTO DELLA GUERRA SU IMPRESE E SUI COSTI ENERGETICI NAZIONALI
Di certo l’attacco militare all’Iran rischia di presentare un conto molto salato alle imprese italiane in generale: quasi 10 miliardi in più nel 2026, con l’impennata dei prezzi che costringerebbe le aziende a dover pagare quest’anno 7,2 miliardi in più per l’elettricità e altri 2,6 per il gas. La Lombardia sarebbe in assoluto più colpita con un aumento dei costi energetici di quasi 2,3 miliardi. Seguono l’Emilia Romagna con +1,2 miliardi, il Veneto con 1,1, il Piemonte con 879 milioni e la Toscana con 670 milioni.
LE TENSIONI GEOPOLITICHE E L’IMPENNATA DEI PREZZI DI GAS ED ENERGIA
I conti di Cgia partono da un presupposto: alla vigilia dell’attacco israelo-americano all’Iran del 27 febbraio, il gas scambiava a 32 euro al megawattora e l’energia elettrica a 107,5. Nel giro di pochi giorni (al 4 marzo 2026) i prezzi sono balzati rispettivamente a 55,2 e 165,7 euro, per poi flettere di poco. «Un’impennata – scrive Cgia nel rapporto – che riflette le tensioni geopolitiche e l’incertezza sui mercati». Con un’eventuale impennata dei costi delle bollette elettriche, i settori più “colpiti” potrebbero essere secondo l’analisi la metallurgia, il commercio, altri servizi (cinema, teatri, discoteche, lavanderie), alimentari, alberghi, bar e ristoranti, trasporto, logistica e chimica.
I SETTORI PIÙ COLPITI E IL RISCHIO DI SHOCK ENERGETICO
Per quanto concerne le imprese gasivore, i comparti che potrebbero subire gli effetti economici maggiormente negativi potrebbero essere quello estrattivo, quello legato alla lavorazione e conservazione di alimenti, alla produzione alimentare e alla confezione e produzione tessile, abbigliamento e calzature. Cosa fare? Per Cgia «se le ostilità dovessero protrarsi per mesi, la chiusura dello stretto di Hormuz rischierebbe di provocare in un vero shock energetico. Le conseguenze sarebbero immediate: bollette più care, carburanti in aumento, noli marittimi più costosi. Con il rischio di una nuova fiammata inflazionistica. Per questo è necessario intervenire subito.
LE MISURE NECESSARIE E IL RUOLO DI BRUXELLES E ROMA
Servono misure efficaci per contenere il prezzo dell’energia e sostenere cittadini e aziende. L’Ue e il Governo devono fare la loro parte: Bruxelles accelerando il disaccoppiamento tra il prezzo del gas e quello dell’energia elettrica e Roma varando interventi temporanei — come ha avuto modo di fare dopo l’invasione russa dell’Ucraina — tra bonus sociali, taglio dell’Iva e azzeramento degli oneri di sistema. Misure indispensabili per proteggere i bilanci di famiglie e imprese in una fase di forte incertezza».
Il Quotidiano del Sud.
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