Guerra dei dazi – Trump contro tutti: “Per l’Ue il 20%: ci hanno derubato per anni. Per la Cina il 34% e Uk il 10%

  • Postato il 2 aprile 2025
  • Economia
  • Di Il Fatto Quotidiano
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Come annunciato da settimane è arrivato il giorno dei dazi. La guerra commerciale di Donald Trump al resto del mondo – sono 60 circa quelli coinvolti – viene dichiarata dal Giardino delle Rose della Casa Bianca. “Oggi è il giorno della Liberazione. L’America sarà grande di nuovo” proclama il tycoon che nei giorni scorsi aveva dichiarato in una intervista che non gli importava se il prezzo delle auto sarebbe aumentato. E così ecco che il 25% si abbatte proprio sul settore automobilistico. L’inquilino della Casa Bianca, nei vari interventi, aveva lasciato intendere che le tariffe secondarie potrebbero colpire 1.000 miliardi di dollari di scambi commerciali. Quello che appariva sicuro è che i dazi sulle auto saranno “permanenti”, aveva spiegato Trump in un’intervista telefonica a Nbc, durante la quale non aveva escluso di poter cercare un terzo mandato. Ma poi il presidente lancia i numeri: 34% alla Cina, il 20% all’Unione europea, la metà al Regno Unito con il 10%. E poi 25% sulla Corea del Sud, del 24% sul Giappone e del 32% su Taiwan.

La reciprocità annunciata nell’imposizione dei dazi ai partner commerciali degli Stati Uniti è al 50% del valore stimato da Washington dell’imposizione tariffaria di ciascun Paese nei confronti dei prodotti made in Usa. Trump – che ha lanciato il suo cappellino agli operai del settore auto presenti – ha chiesto ai leader stranieri di mettere fine alle loro tariffe, di lasciar cadere le barriere commerciali e non e di non manipolare le loro valute. Subito dopo l’annuncio il dollaro ha perso l’1% rispetto all’euro in una giornata in cui le Borse sono state pesantemente condizionate dall’attesa dell’annuncio.

“Il nostro Paese è stato saccheggiato, violentato, depredato” da altre nazioni. “I contribuenti sono stati fregati per più di 50 anni – ha detto Trump – Ma non succederà più”. Il presidente ha promesso che i posti di lavoro nelle fabbriche torneranno negli Stati Uniti grazie alle tasse, ma le sue politiche rischiano di provocare un improvviso rallentamento dell’economia, poiché i consumatori e le imprese potrebbero subire forti aumenti dei prezzi di auto, vestiti e altri beni. Trump ha anche imposto tariffe sui Paesi che importano petrolio dal Venezuela e ha in programma tasse d’importazione separate su farmaci, legname, rame e chip per computer. Nessuno dei segnali d’allarme sul crollo del mercato azionario o sul sentimento dei consumatori ha indotto l’amministrazione a rivedere pubblicamente la propria strategia.

Gli importatori – come riporta Associated press – probabilmente scaricheranno parte del costo delle tasse sui consumatori. Il Budget Lab dell’Università di Yale stima che una tariffa universale del 20% costerebbe alle famiglie medie dai 3.400 ai 4.200 dollari in più. La premessa dell’amministrazione repubblicana è che i produttori aumenteranno rapidamente la produzione nazionale e creeranno posti di lavoro in fabbrica. Sulla base della possibilità di un’ampia tariffa del 20%, ventilata da alcuni collaboratori della Casa Bianca, la maggior parte delle analisi vede un’economia offuscata dall’aumento dei prezzi e dalla stagnazione.

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