Gronda, riesplode il dibattito sull’opera. Rixi: “Progetto da rifare”. E rilancia il tracciato basso, scartato nel 2009

  • Postato il 17 marzo 2026
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Genova. Bisogna rifare il progetto della Gronda di Genova con tracciato diverso e tempi minori. Questa in sintesi il commento che il viceministro dei trasporti Edoardo Rixi ieri ha rilasciato durante una intervista all’emittente genovese Primocanale. Una dichiarazione che ha fatto esplodere nuovamente il dibattito sulla grande opera il cui progetto definitivo, approvato e presentato nel maggio del 2018, al momento non ha trovato la “messa a terra”, salvo per alcune opere propedeutiche.

“I problemi della Gronda sono diversi, a partire dal fatto che c’è una grande quantità di lavori sulle autostrade liguri quindi è difficile partire – ha spiegato Rixi – L’attuale tracciato è uscito dal debat public lanciato allora da Marta Vincenzi, è delle tre ipotesi originarie quella più impattante. Io sono per rivedere il progetto da fare in meno tempo e con minore impatto sulla città tornando a pensare, ad esempio, di utilizzare il nuovo ponte San Giorgio magari affiancandolo per l’attraversamento della Valpolcevera evitando di creare alti problemi per la zona. Come? Facendo un altro ponte vicino o un’altra soluzione tipo la “bretella” in una zona dove ora c’è il gasometro definito “architettura industriale” che vale più del Colosseo…”.

Il riferimento del viceministro è al dibattito pubblico lanciato dalla sindaca Marta Vincenzi nel 2009 e che di fatto fu il primo (e ad oggi unico) esperimento del genere per una grande opera: una decina di incontri in teatri e spazi collettivi in cui cittadini, associazioni e amministrazione comunale si sono confrontati – anche aspramente – sulle cinque possibili varianti al progetto. Varianti che non prevedevano l’opzione zero – richiesta da molti cittadini e attivisti poi confluiti nei movimenti No Gronda – ma che assumevano come presa la decisione di procede con l’opera, cercando però di trovare un compromesso gestibile da tutti i territori attraversati.

Poi la scelta del tracciato intermedio: a suo favore la maggior quantità di chilometri coperti, vale a dire in galleria, il minor impatto sull’esistente (case, industrie, stabilimenti) e un intervento anche sugli svincoli con A7 e A12. Ne venne fuori un disegno complesso che a prescindere dal grande impatto cantieristico aveva l’ambizione di rivedere tutto il nodo genovese. L’ipotesi bassa, vale a dire quella invocata da Rixi, di fatto fu scartata non solo per l’eventuale abbattimento dell’ex gasometro, ma anche e soprattutto perchè avrebbe visto sorgere un viadotto dove oggi c’è lo stabilimento di Ansaldo, con evidenti criticità legate ad un eventuale ricollocamento. Ma non solo. L’ipotesi bassa non risolveva le criticità della A7 e dello svincolo con l’A12, di fatto diventando una “grondina”. I vantaggi dell’ipotesi bassa erano le tempistiche tecniche di cantiere e l’allora necessità di dismettere il Morandi, affiancandolo con un ponte parallelo. Necessità a cui poi il 14 agosto ha posto rimedio, tragicamente.

Lo scontro politico

“Se la città me lo chiede sono disponibile a lavorare – ha detto ancora Rixi – ma è evidente che è difficile fare opere pubbliche in una città che non vuole opere pubbliche. Bisognerebbe sedersi attorno ad un tavolo, Comune, Regione, associazioni di categoria e tutti insieme prendere una decisione, ma è una decisione che deve prendere l’amministrazione e il momento è oggi. Da parte mia posso assicurare la massima disponibilità”.

“Sono trascorsi pochi mesi e siamo passati dal ‘manca solo una firma’ a ‘il progetto è tutto da rifare’ – commentano Davide Natale segretario del PD Liguria e Armando Sanna capogruppo del Pd in Regione – Se non fosse che parliamo di una delle infrastrutture più importanti per lo sviluppo della Liguria, si potrebbe pensare di essere su ‘Scherzi a parte’. Invece purtroppo è la realtà di una vicenda che riguarda il futuro della nostra regione e che racconta tutta l’inadeguatezza della destra nel gestire i dossier strategici. Altro che autoproclamarsi uomini del fare, qui non va avanti nulla, si rischiano di perdere finanziamenti, le aziende perdono competitività, la nostra regione è sempre più isolata e stanca di annunci che non diventano mai realtà – conclude il Pd – Senza contare le ingenti risorse già spese, a partire da quelle per il lotto zero, di cui chiederemo conto alla Corte dei Conti”.

Autore
Genova24

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