Gnl e nucleare, vi spiego il grande salto di qualità italiano senza il gas di Mosca. Parla Squeri
- Postato il 7 febbraio 2026
- Economia
- Di Formiche
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Il gas della Russia, che per decenni ha scaldato le case e fatto funzionare l’industria europea, presto sarà solo un ricordo per l’Europa. Tra un anno, mese più, mese meno, il tubo con Mosca sarà definitivamente staccato, sancendo l’entrata del Vecchio continente in una nuova dimensione dell’energia. Anzi, per la verità, lo spostamento è già cominciato da un pezzo. Per l’Italia, soprattutto, lo scacchiere vede nuovi, importanti, fornitori, a cominciare dall’Algeria, dove la filigrana del Piano Mattei tessuta dal governo, sta portando già i primi frutti, come dimostrato dalla recente visita del ministro dell’Ambiente, Gilberto Pichetto Fratin in Algeria.
Senza dimenticare gli Stati Uniti, che con il loro Gnl, il gas liquefatto, stanno lentamente colmando il vuoto lasciato dalla Russia. Certo, se è vero che presto l’Europa, e dunque anche l’Italia, arriverà a importare energia per il 70% dagli Usa, il passo per nuove forme di dipendenza è breve. E allora ecco la carta del nucleare, che può far fare alla Penisola quel salto dimensionale troppo a lungo atteso. Formiche.net ne ha parlato con Luca Squeri, deputato della Commissione Attività produttive e responsabile per l’energia di Forza Italia.
“Lo stop al gas russo è una grande opportunità per l’Italia, perché le dà l’occasione di compiere una vera e profonda transizione. Il Paese potrà davvero diventare un hub strategico del gas a livello europeo. Certo questo a delle condizioni, tra tutte quella di garantirsi e garantire importanti e solide forniture dall’Africa e di avere rigassificatori in grado di ricevere il Gnl che arriva dagli Stati Uniti”, spiega Squeri. “Sappiamo che sul versante del gas liquefatto l’apporto degli Usa è oggi fondamentale. La scommessa è questa, usare la frattura insanabile con la Russia per diventare qualcosa di diverso ma di decisivo in Europa. Anche passando da un meccanismo di pedaggio, come accadeva con il modello precedente, a uno più improntato al transito. Insomma, il Paese può diventare funzionale al riassetto energetico della stessa Europa”.
C’è però una domanda da farsi. Comprare gas dalla Russia era una forma di dipendenza. E allora, non rischia di essere altrettanto acquistare metano in quantità da Algeria e Stati Uniti? In fin dei conti si tratta solo di cambiare fornitori. Squeri però, neutralizza il problema e va oltre. “Tanto per cominciare oggi l’Italia importa già oltre il 90% dell’energia fossile, dunque da qualche parte dovremo pur prenderlo, fino a che gli idrocarburi saranno ancora la fonte primaria. Ma faccio notare come il nostro mix energetico stia cambiando, c’è sempre più energia rinnovabile e in più abbiamo giacimenti nazionali, come nell’Adriatico, da cui possiamo finalmente attingere, dopo anni di immobilismo. E comunque, acquistare gas dagli americani ci rende anche più sinergici con i nostri alleati storici. In più, e non è un dettaglio, c’è il nucleare”.
Già, l’atomo. In parlamento giace il ddl che dovrebbe consentire all’Italia di tornare al nucleare, ma non quello di 40 anni fa, bensì di ultima generazione (small modular reactor), considerato ormai a tutti gli effetti energia pulita e sicura. Squeri è tra promotori della prima ora per un ritorno dell’atomo nella Penisola. Ma ci si arriverà davvero? “Ci stiamo lavorando, costantemente. A inizio marzo andrò con una delegazione parlamentare in Canada, Paese che sta costruendo il primo impianto con i reattori modulari. Dunque, se si è capaci allora il nucleare si fa, se non lo si è, allora no. Ma siccome credo che l’Italia capace lo sia, allora dico che possiamo farcela. Non dimentichiamoci che come manifattura e tecnologia dell’atomo siamo secondi solo alla Francia. Abbiamo competenze e volontà politica”.
Il confronto vira poi sulla Cina e sulla sua tecnologia applicata alle rinnovabili. L’Europa, ma anche l’Italia, hanno da tempo messo nel mirino pale eoliche e pannelli solari venduti in Europa ma sostenuti in patria dai sussidi statali. “Va anche bene, ma poi bisogna fare i conti con la realtà. L’energia verde importa per l’80% materia prima dalla Cina, anche lì serve una transizione intelligente e pragmatica. Che si sia l’intenzione di mettere una freno a Pechino è senza dubbio positivo, poi come ci si arriva a farlo è da vedere”.