Glovo sotto indagine per caporalato, anche a Genova diritti fantasma per i rider con gli zaini gialli

  • Postato il 10 febbraio 2026
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  • Di Genova24
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Genova. Retribuzioni dell’80% al di sotto della contrattazione collettiva e al 77% sotto la soglia di povertà, orari senza fine, sicurezza senza controllo, nessuna reale tutela e condizioni che vanno dalla pratica del cottimo a quella del caporalato. Sono i rilievi che la procura di Milano ha stabilito nei confronti di Foodinho srl, società italiana di Glovo, finita sotto controllo giudiziario con un decreto d’urgenza eseguito dai carabinieri del gruppo di tutela del lavoro.

Il provvedimento, che dovrà essere convalidato da un gip, parla di “condizioni di sfruttamento” e un sistema che fa leva “sullo stato di bisogno dei lavoratori”.

Il controllo giudiziario è uno strumento che non blocca l’attività imprenditoriale, il giudice affiancherà l’impresa a un amministratore giudiziario iscritto all’albo al fine di impedire che si verifichino situazioni di grave sfruttamento lavorativo.

L’inchiesta, che riguarda le condizioni di lavoro dei rider con “lo zaino giallo” e quindi anche i contratti firmati dai sindacati Ugl e Assodelivery, potrebbe interessare circa 40mila lavoratori in tutta Italia, duemila a Milano. E a Genova? “Capire quanti siano i rider Glovo è praticamente impossibile”, dice Rinaldo Romagnoli, della Filt Cgil, sindacato che è riuscito a far applicare ai rider JustEat il contratto base del settore trasporti.

“Nel capoluogo ligure abbiamo almeno un centinaio di rider JustEat, ce ne sono altrettanti per le altre due principali imprese, Glovo e Deliveroo, ma siamo di fronte a realtà interessate da un continuo turn over, inoltre alcuni rider fanno consegne per diversi gruppi – continua il sindacalista – il problema dei rider Glovo è che lavorano con una sorta di partita Iva, senza un reale contratto, sono autonomi e questo significa che basta loro uno smartphone e un mezzo, spesso purtroppo sono ragazzi senza neppure documenti in regola, che accettano di lavorare per i delivery a ogni condizione pur di raccimolare denaro”.

I rider che lavorano esclusivamente con Glovo, a Genova – in gran parte immigrati, uomini, tra i 20 e i 40 anni – si trovano spesso a fare base nelle “case dei rider” aperte dal Comune a Piccapietra e in via Degola. Si tratta di strutture dove i fattorini del cibo possono riposare, attendere una chiamata in luoghi riscaldati, utilizzare toilette, ricaricare le bici qualora siano elettriche. In questi spazi possono anche trovare un contatto con sindacati e servizi sociali e possono confrontarsi tra loro sui trattamenti lavorativi. In pochi, quest’oggi, sanno quello che sta accadendo a Milano con il controllo giudiziario scattato per Foodihno.

Ma a cosa potrebbe portare l’azione della procura di Milano? Nella migliore delle ipotesi a un reindirizzamento di rotta sul contratto applicato dalla società, con un miglioramento delle condizioni lavorative di migliaia di rider (paga oraria base, cumulo ferie, stop in caso di maltempo o ondate di calore, come avviene per i rider JustEat).

Potrebbe esserci però anche un ripetersi di quanto accaduto in passato con Uber, cui era stato contestato parimenti il caporalato e per cui era stata richiesta l’assunzione dei lavoratori. In quel caso Uber aveva finito per lasciare l’Italia, per lo meno con il servizio taxi standard.

Autore
Genova24

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