Gli intellettuali europei contro la falsa Europa. Come Trump

  • Postato il 10 gennaio 2026
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  • Di Libero Quotidiano
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Gli intellettuali europei contro la falsa Europa. Come Trump

Oggi, sui media, il partito conformista sembra sorpreso dall’accelerazione che Donald Trump ha impresso alla politica internazionale e a quella statunitense (per la necessità di recuperare il tempo perduto dai suoi predecessori, durante il quale i nemici dell’Occidente hanno conquistato molto terreno). Ma i “sorpresi” sono gli stessi che hanno snobbato il documento sulla strategia di sicurezza nazionale della Casa Bianca, dove erano tracciate proprio le linee della politica dell’Amministrazione. 

Particolarmente ostile è stata la loro reazione per le tre pagine che il documento americano ha dedicato all’Europa, liquidate come un rozzo sintomo di antieuropeismo. Eppure quelle pagine sono in sorprendente consonanza non solo (come abbiamo notato giorni fa) con le riflessioni di Benedetto XVI, ma pure con la Dichiarazione di Parigi che, nel novembre 2017, fu firmata da autorevoli intellettuali europei di cultura conservatrice, come Roger Scruton (nella foto, ndr), Rémi Brague, Robert Spaemann, Pierre Manent, Chantal Delsol e altri, a cui non si può certo attribuire odio antieuropeo. Infatti proprio questi intellettuali rivendicavano l’eredità dell’Europa, appassionatamente difesa con una lucida requisitoria contro l’ideologia dominante nelle classi dirigenti.

Iniziavano scrivendo: «L’Europa, in tutta la sua ricchezza e la sua grandezza, è minacciata da una falsa concezione di se stessa. Questa Europa falsa immagina di essere la realizzazione della nostra civiltà, ma in verità sta requisendo la nostra casa»; «L’Europa falsa incensa se stessa descrivendosi come l’anticipatrice di una comunità universale che però non è né universale né una comunità»; «Siamo in un vicolo cieco.

La minaccia maggiore per il futuro dell’Europa non sono né l’avventurismo russo né l’immigrazione musulmana. L’Europa vera è a rischio a causa della stretta asfissiante che l’Europa falsa esercita sulla nostra capacità d’immaginare prospettive»; «la vita dell’Europa si fa sempre più globalmente regolamentata»; «la correttezza politica impone tabù così forti da squalificare in partenza qualsiasi tentativo di sfidare lo status quo. In realtà, l’Europa falsa non incoraggia la cultura della libertà», «L’Europa falsa soffoca il dissenso. Tutto ovviamente in nome della libertà e della tolleranza».

Infine, fra molte altre cose significative («Amiamo a buon diritto le nostre patrie»), scrivevano: «Negli ultimi decenni, l’Europa ha perseguito un grandioso progetto multiculturalista. Chiedere o promuovere l’assimilazione dei nuovi arrivati musulmani alle nostre usanze e ai nostri costumi, peggio ancora alla nostra religione, è stata giudicata un’ingiustizia triviale. L’impegno egualitario, ci è stato detto, impone che noi abiuriamo anche la più piccola pretesa di ritenere superiore la nostra cultura. Paradossalmente, l’impresa multiculturale europea, che nega le radici cristiane dell’Europa, vive in modo esagerato e insopportabile alle spalle dell’ideale cristiano di carità universale. Denunciamo quindi il tentativo di fare della completa colonizzazione delle nostre patrie e della rovina della nostra cultura il traguardo glorioso dell’Europa nel secolo XXI, da raggiungere attraverso il sacrificio collettivo di sé in nome di una nuova comunità globale di pace e di prosperità che sta per nascere».

È chiara la consonanza con il documento Usa. Per un paradosso che si spiega solo con l’ostilità verso Trump, quell’Europa non-Europa oggi si schiera a difesa dell’ultimo residuo di colonialismo: quello danese sulla Groenlandia.

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Libero Quotidiano

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