Gli europei temono Trump e guardano alla Cina. Sondaggio Ecfr
- Postato il 16 gennaio 2026
- Esteri
- Di Formiche
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L’Europa appare più distante dagli Stati Uniti, meno fiduciosa nel futuro e sempre più consapevole di trovarsi in un mondo che non è più a guida occidentale. La leadership americana è percepita come meno affidabile, l’ascesa della Cina come inevitabile e l’Unione europea come strategicamente fragile, chiamata a farsi carico in prima persona della propria sicurezza. È questo il quadro che emerge dall’ultimo grande sondaggio di opinione pubblica globale dell’European Council on Foreign Relations (Ecfr), che fotografa un’Europa più pessimista ma anche più orientata al riarmo e all’autonomia strategica.
I risultati sono contenuti nel report “How Trump is making China great again—and what it means for Europe”, basato su un’indagine condotta nel novembre 2025, a un anno dalla rielezione di Donald Trump. Il sondaggio ha coinvolto 25.949 intervistati in 21 Paesi, tra cui Stati Uniti, Cina, Russia, India, Turchia, Brasile, Sudafrica, Corea del Sud e 13 Stati membri dell’Unione europea, ed è stato realizzato in collaborazione con l’iniziativa Europe in a Changing World dell’Università di Oxford.
In Italia, l’indagine è stata condotta su 1.501 intervistati tra il 5 e il 19 novembre 2025, nell’ambito del campione europeo.
Perché è rilevante
In tutta l’Unione europea — inclusi Paesi come l’Italia — l’opinione pubblica si sta adattando a una realtà in cui la leadership americana è percepita come meno affidabile, l’ascesa della Cina appare inevitabile e l’Europa è costretta a confrontarsi con la propria fragilità strategica. Queste percezioni influenzano direttamente i dibattiti interni su spesa per la difesa, autonomia strategica e ruolo globale dell’Europa.
L’ascesa della Cina appare inevitabile — e in gran parte non minacciosa
Nelle principali potenze medie, gli intervistati prevedono che l’influenza globale della Cina, già significativa, continuerà a crescere nel prossimo decennio. Questa convinzione è particolarmente diffusa in Sudafrica (83%), Brasile (72%) e Turchia (63%).
All’interno dell’Ue, la maggioranza ritiene che nei prossimi dieci anni la Cina diventerà leader mondiale nella produzione di veicoli elettrici e nelle tecnologie per le energie rinnovabili, una percezione che si è rafforzata rispetto a due anni fa.
In diversi Paesi, Pechino è ampiamente vista come un partner necessario o un alleato: Sudafrica (85%), Russia (86%) e Brasile (73%). Pur riconoscendo il crescente peso geopolitico della Cina e la sua leadership nei settori più innovativi, pochi sembrano temere questa traiettoria.
Solo in Ucraina (55%) e in Corea del Sud (51%) la maggioranza degli intervistati considera la Cina un rivale o un avversario. Altrove, le aspettative indicano un rafforzamento delle relazioni con Pechino, in particolare in Sudafrica (71%), Brasile (52%), Russia (46%) e Turchia (46%).
Gli Stati Uniti restano influenti — ma il loro appeal è in calo
La maggior parte degli intervistati non si aspetta che gli Stati Uniti scompaiano come potenza globale. Washington è ancora ampiamente considerata influente e destinata a mantenere un ruolo rilevante.
Tuttavia, in Cina (34%), nell’Ue (37%), in Ucraina (32%) e persino negli Stati Uniti stessi (43%), non esiste una maggioranza che preveda un’ulteriore crescita dell’influenza americana nel prossimo decennio.
Circa un intervistato su quattro in Cina, Russia, Ucraina e Stati Uniti prevede un declino dell’influenza globale americana. Nell’Ue, il cambiamento è particolarmente netto: solo il 16% dei cittadini europei considera oggi gli Stati Uniti un alleato, mentre il 20% li vede come un rivale o un nemico.
Altrove, la percezione dell’America non crolla improvvisamente, ma si deteriora in modo costante. Con il miglioramento delle opinioni sulla Cina, gli Stati Uniti hanno perso terreno come alleato preferito in quasi tutti i Paesi analizzati. L’India rappresenta un’eccezione parziale, con quote simili di intervistati che considerano alleati sia gli Stati Uniti (54%) sia la Russia (46%).
La rielezione di Trump ispira meno fiducia rispetto al passato
Nella maggior parte dei Paesi, le aspettative nei confronti di Trump si sono ridimensionate. Rispetto a un anno fa, sono meno numerose le persone che ritengono la sua rielezione positiva per i cittadini americani, per i propri Paesi o per la pace globale.
In India, ad esempio, la percentuale di intervistati che considerava la vittoria di Trump positiva per il proprio Paese è scesa bruscamente dall’84% alla fine del 2024 al 53%. In diversi contesti nazionali, il sentimento è passato da un consenso ampio a una critica marcata.
Allo stesso tempo, minoranze significative in India (63%), Turchia (50%), Cina (46%) e Ucraina (43%) concordano sul fatto che Trump abbia comunque difeso con successo gli interessi americani sulla scena internazionale.
L’Europa è sempre più vista come antagonista — o come ancora
Con il mutare degli equilibri di potere globali, anche la percezione dell’Europa sta cambiando, talvolta in modo netto. Il cambiamento più radicale si registra in Russia, dove la maggioranza degli intervistati considera ora l’Europa un avversario (51%), in aumento rispetto al 42% dell’anno precedente.
Parallelamente, la percezione russa degli Stati Uniti si è ammorbidita, mentre l’amministrazione Trump ha cercato di ristabilire relazioni più distese con Vladimir Putin. Solo il 37% dei russi considera oggi gli Stati Uniti un avversario, in calo rispetto al 48% dello scorso anno e al 64% di due anni fa.
La dinamica opposta è visibile in Ucraina. Gli ucraini che un tempo vedevano Washington come principale alleato guardano ora soprattutto all’Europa. Quasi due terzi (62%) si aspettano un rafforzamento delle relazioni con l’Ue, contro il 37% che dice lo stesso degli Stati Uniti. Mentre il 39% considera l’Ue un alleato, solo il 18% attribuisce questa qualifica agli Usa.
La percezione di Washington come alleato è diminuita sensibilmente nell’ultimo anno, mentre quella dell’Ue è rimasta relativamente stabile.
La Cina vede ora l’Europa come un polo distinto
Anche in Cina la percezione dell’Europa è in evoluzione. Alla domanda se le politiche dell’Ue verso Pechino siano simili a quelle degli Stati Uniti, la maggioranza degli intervistati cinesi (55%) risponde oggi che sono diverse, mentre negli anni precedenti prevaleva l’opinione opposta.
Questa distinzione è rilevante: mentre il 61% dei cinesi considera gli Stati Uniti una minaccia, solo il 19% dice lo stesso dell’Ue. Ciò non indica disinteresse verso l’Europa. Al contrario, la Cina è uno dei pochi Paesi in cui la maggioranza (59%) considera l’Ue una grande potenza.
L’Europa è sempre più vista come un partner (46%), mentre gli Stati Uniti sono percepiti principalmente come un rivale (45%). Nella percezione pubblica cinese, l’Europa emerge come un polo autonomo in un mondo realmente multipolare, non più dominato dall’America.
La percezione americana dell’Europa resta sostanzialmente stabile
Nonostante la retorica di Trump, l’opinione pubblica americana sull’Europa non ha subito cambiamenti radicali. La visione prevalente negli Stati Uniti (40%) continua a considerare l’UE un alleato.
Quasi la metà degli americani (49%) concorda con l’affermazione secondo cui “la sicurezza europea è anche sicurezza americana”, mentre solo il 29% è in disaccordo. Più della metà (54%) considera la guerra della Russia contro l’Ucraina una minaccia alla sicurezza degli Stati Uniti.
Europei pessimisti — e sempre più attenti alla sicurezza
Gli europei si distinguono a livello globale per il loro pessimismo sul futuro. Quasi la metà dubita che gli anni a venire porteranno benefici ai propri Paesi (49%) o al mondo nel suo complesso (51%).
Una pluralità di cittadini dell’Ue (46%) non ritiene che l’Unione sia sufficientemente forte da negoziare alla pari con Stati Uniti o Cina, una quota in aumento rispetto al 42% del 2024. La retorica ostile verso l’Europa da parte di Trump e Putin può aver contribuito a questa percezione, soprattutto quando viene ripresa da partiti populisti e nazionalisti nel continente.
Allo stesso tempo, gli europei esprimono forti preoccupazioni sul piano della sicurezza: il timore di un’aggressione russa (40%), di una grande guerra europea (55%) e dell’uso di armi nucleari (57%). Queste ansie si riflettono nelle preferenze politiche, con un ampio sostegno all’aumento della spesa per la difesa (52%), alla reintroduzione della coscrizione obbligatoria (45%) e persino allo sviluppo di una deterrenza nucleare europea (47%).
Cosa dicono gli autori
Per Ivan Krastev, presidente del Centre for Liberal Strategies, “la divisione dell’Occidente si avverte in modo più acuto in Europa e in ciò che gli altri pensano dell’Europa. Per i decisori politici europei, la sfida ora è come vivere in un mondo veramente multipolare, che molti europei hanno a lungo immaginato, ma che ora cominciano a temere”.
Secondo Mark Leonard, direttore di Ecfr, “questo sondaggio mostra come il mondo pensi che l’Occidente sia morto. Gli europei non vedono più l’America come un alleato”. “Gli ucraini – continua – ora guardano a Bruxelles piuttosto che a Washington per ottenere sostegno e i russi vedono l’Europa, e non l’America, come il loro più grande nemico”. E in definitiva: “La campagna di Trump per mettere l’America al primo posto l’ha resa meno popolare tra gli alleati e ha contribuito a mettere la Cina in pole position”.
Timothy Garton Ash, storico, spiega che “gli europei stanno finalmente aprendo gli occhi sulla dura realtà di un mondo post-occidentale. Rendendosi conto di non poter più contare sugli Stati Uniti per la loro sicurezza, sulla Cina per la loro prosperità o sulla Russia per le loro forniture energetiche, si chiedono — e dubitano — se possano contare su se stessi”.