Gli effetti della guerra in Iran: l’inflazione italiana accelera a +1,7% a marzo causa aumento dei prezzi dell’energia. Il carrello della spesa a +2,2%
- Postato il 31 marzo 2026
- Economia
- Di Il Fatto Quotidiano
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A marzo, dopo l’avvio del conflitto in Iran, l’inflazione rialza la testa sia in Italia sia nel resto dell’Eurozona. Stando alle stime preliminari dell‘Istat, l’indice nazionale dei prezzi al consumo per l’intera collettività, al lordo dei tabacchi, è salito dello 0,5% su base mensile e dell’1,7% su base annua (da +1,5% nel mese precedente). Mentre il carrello della spesa, composto dai beni alimentari, per la cura della casa e della persona, ha accelerato la crescita a +2,2% dal +2% di febbraio. L’Eurostat dal canto suo nella sua stima flash fissa l’inflazione annuale dell’area dell’euro a marzo al 2,5%, rispetto all’1,9% di febbraio. A trainare l’aumento dei tassi il boom dei costi dell’energia causato dalla guerra scatenata da Stati Uniti e Israele.
L’andamento dell’inflazione, certifica l’Istat, risente prevalentemente della netta risalita dei prezzi degli energetici regolamentati (da -11,6% a -1,3%) e non (da -6,2% a -2,4%) e dell’accelerazione di quelli degli alimentari non lavorati (da +3,7% a +4,4%). In rallentamento invece i prezzi dei servizi ricreativi, culturali e per la cura della persona (da +4,9% a +3,0%), dei servizi relativi ai trasporti (da +2,8% a +2,4%) e dei servizi relativi all’abitazione (da +4,5% a +4,2%). L’”inflazione di fondo”, al netto degli energetici e degli alimentari freschi, mostra invece un rallentamento (da +2,4% a +1,9%), così come quella al netto dei soli beni energetici (da +2,5% a +2,1%).
I prezzi dei beni registrano una sensibile accelerazione su base annua (da -0,1 a +0,7%), mentre i prezzi dei servizi diminuiscono il loro ritmo di crescita (da +3,6% a +2,8%). La variazione congiunturale – cioè mese su mese – dell’indice generale risente principalmente dell’aumento dei prezzi degli energetici, regolamentati (+8,9%) e non (+4,6%), dei servizi relativi ai trasporti (+0,7%) e degli alimentari non lavorati (+0,4%). Gli effetti di questi aumenti sono stati solo in parte compensati dalla diminuzione dei prezzi dei Servizi ricreativi, culturali e per la cura della persona (-1,2%). In base alle stime preliminari, l’indice armonizzato dei prezzi al consumo (Ipca) registra una variazione pari a +1,6% su base mensile, per la fine dei saldi di cui il Nic non tiene conto, e a +1,5% su base annua, stabile rispetto al mese precedente.
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