Giovanni Algieri conquista Hollywood con il suo ultimo corto
- Postato il 24 marzo 2026
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Il Quotidiano del Sud
Giovanni Algieri conquista Hollywood con il suo ultimo corto

“L’ultimo giorno di felicità” è il corto del calabrese Giovanni Algieri, presentato a Los Angeles, che ha conquistato Hollywood. In platea anche Edward Norton
C’era anche la stella di Hollywood Edward Norton alla proiezione losangelina de “L’ultimo giorno di felicità” di Giovanni B. Algieri, il cortometraggio presentato in occasione della 21ma edizione del Los Angeles Italia – Film, fashion and art festival che, la scorsa settimana, ha portato il cinema nostrano nel cuore della fabbrica dei sogni. Già premiato in diversi festival nazionali, il film è stato, infatti, selezionato per la proiezione al celebre TCL Chinese Theatre, uno dei luoghi simbolo del cinema mondiale. «È andata benissimo, ci sono state molte domande e si è creato un bel dibattito», racconta l’autore e regista.
Prodotto da Baluma Productions, il corto vede come protagonista Margherita Mazzucco (volto noto per “L’amica geniale”), interprete di una studentessa che finge di aver completato gli studi portando avanti per anni una bugia il cui peso diviene insostenibile.
Qual è stato l’elemento che oltreoceano ha colpito di più del suo corto?
«La considerazione principale è che in Italia si parla di una studentessa universitaria che vive forti pressioni sociali ma in USA il problema si sposta sull’aspetto del guadagno, che dev’essere subito e a ogni costo. Proprio per questo il film è piaciuto molto: cambiano i motivi ma la pressione sociale sulle nuove generazioni è la stessa».
L’argomento è più di qualcosa di episodico, perché a tutti è capitato di imbattersi in una storia simile, è stato così anche per lei o l’idea è arrivata in altri modi?
«Molto spesso quando scrivo sono autobiografico, ma non in questo caso. Mi interessa parlare dei piccoli drammi sociali, nel senso che in un mondo di grandi drammi voglio che il cinema tratti anche di quelli “piccoli”. I giovani quando vedono che nel mondo succedono tante cose importanti quasi si vergognano a parlare dei propri disagi. Da autore, con questo corto, ho scelto di indagare uno dei motivi di questo disagio giovanile».
Com’è avvenuto l’incontro con Margherita Mazzucco?
«Le è subito piaciuto questo personaggio molto introverso che interpreta. Sono pochissime le battute da lei pronunciate perché il taglio del corto è molto cinematografico e le ha offerto l’opportunità di fare quello che fa benissimo: parlare con gli occhi, lasciar comunicare le espressioni. Tutto questo è molto nelle sue corde ed è il motivo per il quale l’abbiamo scelta. Poi siamo stati fortunati a scritturarla in un suo momento personale giusto per questo progetto».
Il corto cinematografico è un tipo di film che si sta ricavando uno spazio sempre più ampio, ma ancora per il pubblico è di difficile accesso.
«In America abbiamo avuto la prova che corto o lungo non fa differenza, le persone i film vanno a vederli. Ma c’è una cultura della fruizione molto diversa. È vero che sono un prodotto di nicchia come il racconto breve in letteratura, ma lo spazio per i corti c’è anche da noi. Se una persona è interessata a vedere i corti ci sono tanti festival e rassegne che offrono l’occasione giusta. Lo spazio, poi, si dev’essere anche bravi a procurarselo. Non è un prodotto mainstream ma anche tanti lungometraggi che vengono prodotti alla fine rimangono a casa».
Il corto perde qualcosa nella sua narrazione “compressa”?
«La sfida è entusiasmante proprio per questo, perché si deve dire tanto in poco tempo. Questa è la vera palestra del cortometraggio. Non ricordo se fosse Leonardo Da Vinci a dire: “Scusa se ti ho scritto questa lettera così lunga, ma non ho avuto tempo di farla breve”. Ed è proprio così, la capacità di sintesi è sempre molto difficile».
Il suo prossimo lavoro sarà realizzato con il sostegno della Calabria Film Commission qui in Calabria. Cosa vedremo sullo schermo?
«Ringrazio la Calabria Film Commission anche per il supporto di questa mia avventura a L.A. Questa volta lavorerò a un lungometraggio, il mio primo. Lo girerò qui e il tema sarà quello della solitudine delle periferie, ma non voglio dire altro».
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Giovanni Algieri conquista Hollywood con il suo ultimo corto