Giorgia Meloni, insulti al corteo "No King": "Assassina". E spunta la ghigliottina

  • Postato il 29 marzo 2026
  • Politica
  • Di Libero Quotidiano
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Giorgia Meloni, insulti al corteo "No King": "Assassina". E spunta la ghigliottina

Mentre Angelo Bonelli stappa lo champagne («straordinaria manifestazione, un’altra Italia è possibile» gongola), perle strade di Roma sfila il corteo del movimento “No Kings” contro tutte le guerre. Antagonismo puro. E anche violento, ça va sans dire. Anche perché, sebbene di scontri non ce ne siano stati, gli attacchi scomposti al governo e al centrodestra non sono certo mancati. A cominciare dalle foto della premier Giorgia Meloni, del presidente del Senato Ignazio La Russa e del ministro della Giustizia Carlo Nordio esposte a testa in giù nei pressi di Santa Maria Maggiore. Alla loro destra una ghigliottina di legno.

È la marcia della “generazione Gaza”, e cioè di quei quei giovani che si sono mobilitati fin dal 2023 per protestare contro la guerra in Palestina (e per condannare unilateralmente Israele) e sui quali prova a fare leva la sinistra istituzionale, Cgil in testa, per disarcionare il governo di centrodestra. Insomma, il disegno politico è quello di costruire un asse con il movimentismo all’indomani della vittoria del No al referendum e rafforzare così l’opposizione.

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«Giorgia Meloni devi andartene, vattene» scandiscono i manifestanti dal camion che precede la folla. Tra di loro c’è pure chi sventola una bandiera di Israele “insanguinata” e con una svastica disegnata sulla stella di David. Non solo. Perché lo spettacolo che è andato in scena ieri pomeriggio per le strade della Capitale non si limita a questo. Spunta pure uno striscione a favore di Alfredo Cospito, l’anarchico che si trova in carcere con due condanne (una per aver gambizzato un manager dell’Ansaldo e un’altra per un attentato contro una scuola allievi carabinieri). «Contro il 41bis lo Stato tortura, Alfredo libero, 18 aprile manifestazione» recita lo striscione. «Se viviamo è per far saltare la testa dei re, con Sara e Sandro» si legge su un altro striscione in riferimento alla morte di due militanti anarchici in un casolare di Roma qualche giorno fa.

Dopo aver raggiunto Piazza San Giovanni, il corteo, che si inserisce in una giornata di protesta internazionale, ha proseguito lungo Porta Maggiore, San Lorenzo e la tangenziale fino a piazzale del Verano. I partecipanti con striscioni, cartelli e bandiere hanno scandito sloga contro il governo, il presidente Usa Donald Trump e il premier israeliano Benjamin Netanyahu, bruciando pure bandiere americane e di Israele. «A questo governo di mafiosi e collusi diciamo Meloni, Meloni vaffanculo» urlano dal corteo. «Siamo internazionalisti e abbiamo un sogno nel cuore: Bibi a Norimberga e Meloni a San Vittore». E ancora: «Meloni giù le mani dai centri sociali». E poi: «Vi abbiamo già cacciato una volta» si legge poi su uno degli striscioni. Dal carro di testa gli organizzatori rivendicano i numeri della mobilitazione: «Siamo 300mila». In piazza e lungo il corteo sventolano numerose bandiere della Palestina, dell’Iran, di Cuba e del Venezuela, insieme a quelle della pace. Alcune scritte controla premier sono comparse lungo i muri della tangenziale est di Roma. Tra queste frasi come «Meloni assassina» e «Spara a Giorgia».

La manifestazione di Roma rientra nell’ambito della mobilitazione globale del 27 e 28 marzo “Together-Contro i re e le loro guerre”. La stessa mobilitazione si è tenuta ieri anche in altre città del mondo tra cui Londra e New York. Ad aprire il corteo lo striscione: «Per un mondo libero dalle guerre» e a seguire una grande bandiera della pace. Alla mobilitazione sono presenti anche i leader di Alleanza Verdi e Sinistra Angelo Bonelli e Nicola Fratoianni, l’europarlamentare sempre di Avs Ilaria Salis di Avs e il segretario generale della Cgil Maurizio Landini. «È una straordinaria manifestazione che dice no alla guerra, no ai monarchi della guerra, a Trump e a Netanyahu, che stanno trasformando il mondo in un’economia di guerra» dichiara giulivo Bonelli a margine del corteo. «Di fronte a questo» aggiunge «c’è chi non riesce a dire no, come Giorgia Meloni, che afferma di non condividere e di non condannare. Intanto condanna però l’Italia a un riarmo inaccettabile, pari al 5% del Pil, mentre la sanità pubblica è in ginocchio e la povertà aumenta. Questa logica del petrolio sta determinando guerre in tutto il mondo, per volere di Trump e di Netanyahu. Ecco perché bisogna costruire una politica energetica basata sulle rinnovabili. Noi vogliamo un’altra Italia, perché un’altra Italia è possibile, così come un altro mondo: senza i signori delle armi e senza i signori della guerra». Gli fa eco il leader Cgil. «È una piazza contro la guerra.

Tutti i nostri problemi oggi vengono da lì. Problemi che poi si chiamano salari, rischio della democrazia, logiche autoritarie» tuona Landini. Secondo cui «bisogna rimettere al centro i bisogni delle persone e fermare questa cultura pericolosa e autoritaria che viene avanti». «Certo» aggiunge «la risposta che c’è stata nel referendum credo parli a tutto il Paese e rende evidente come la maggioranza si riconosca nella Costituzione e quindi nel ripudio della guerra, un punto fondamentale per poter vivere in democrazia. Questo indica con precisione una volontà di cambiamento delle politiche economico-sociali che sono state fatte in questi anni» conclude Landini. Sulla manifestazione è intervenuto anche la Lega che in una nota ha stigmatizzato le intemperanze contro gli esponenti del centrodestra: «Volti del governo a testa in giù, rabbia, insulti e sostegno all’estremismo anarchico: a Roma è andato in scena il solito brutto spettacolo dei fanatici di sinistra. La loro furia non ci spaventa: ci rende più determinati». Mentre il portavoce nazionale di Forza Italia, Raffaele Nevi, ha espresso solidarietà a Meloni, La Russa e Nordio. «Ancora una volta, in quelle che dovrebbero essere piazze dedicate alla pace, trovano spazio rappresentazioni violente e inaccettabili che suscitano forte preoccupazione» dichiara il forzista.

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Libero Quotidiano

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