Gino Paoli, i segreti dei brani più belli: quello che pochi sanno

  • Postato il 25 marzo 2026
  • Spettacoli
  • Di Libero Quotidiano
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Gino Paoli, i segreti dei brani più belli: quello che pochi sanno

Queste le 10 canzoni più iconiche che Gino Paoli ha composto e interpretato, molte nel suo periodo d’oro: gli anni Sessanta. Mentre leggete vi verrà da canticchiarle tutte. Il cielo in una stanza (1960). Dopo aver posto fine alla sua esperienza nella pittura, Paoli scrisse il suo primo capolavoro immaginando (o testimoniando?) l’incontro con una prostituta in una stanza dal soffitto color viola. Mogol la propose a Mina che, appena ventenne, regalò la propria voce a una delle più belle canzoni italiane di sempre. La gatta (1960). Mistero su chi fosse quel felino: un’amante? Una donna che non voleva farsi riconoscere? No, soltanto una vera gatta che Paoli ospitava nella soffitta dove viveva a Boccadasse, nella Salita Santa Chiara, alla periferia di Genova. Da cantante affermato, Paoli ha sempre raccontato di rimpiangere quella gattina, quella stellina.

Senza fine (1961). Mentre guida la sua nuova Austin Healey 3000 Spider, Paoli incontra Ornella Vanoni e scoppia l’amore. Il titolo è dedicato alle grandi mani di Ornella, alle sue dita senza fine. A tempo di valzer, è un brano senza tempo. Sapore di sale (1963). Fra il 1960 e il 1963 Paoli vive un triennio artisticamente fecondo e firma il primo tormentone estivo che è un brano sulla malinconia che avvince mentre si è sdraiati sulla spiaggia. «È un flash, un lampo di luce, uno stacco dalla realtà come dovrebbe essere una vacanza», racconta Gino. Arrangiato da Ennio Morricone, il 45 giri finisce dritto in testa alla hit parade ed è attuale ancora oggi. La canzone suggerisce anche il titolo a un film uscito nel 1983 dei fratelli Vanzina che, però, a causa di problemi legati ai diritti cambiano il titolo da Sapore di sale a Sapore di mare. Paoli appare in Sapore di mare 2 con un cameo.

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Che cosa c’è (1963). Pochi mesi dopo Sapore di sale, compone Che cosa c’è, intima riflessione su un amore agli albori. Paoli si è qui innamorato della Vanoni e, a tempo di valzer lento, la informa con dolcezza. Vivere ancora (1964). Il brano è attribuito dalla Siae a Paoli ma anche qui Morricone ci ha messo lo zampino. Trattasi di una riflessione più sulla vita che sull’amore, scelta inconsueta per il Paoli di quegli anni. La canzone è inserita nella fiction L’amica geniale 2. 67 parole d’amore (1977). Negli anni ’70 Paoli non sta vivendo un decennio facile, prigioniero della bottiglia. Ma continua a comporre e, nell’album Il mio mestiere, infila un capolavoro nascosto: 67 parole d’amore con un testo all’altezza delle sue più belle composizioni.

 Si tratta di un brano sussurrato, semplice ma che arriva al cuore. Negli anni, sarà inserito in tutte le raccolte. Una lunga storia d’amore (1984). Gino viene interpellato nel 1984 per scrivere la canzone che deve fare da colonna sonora al film La lunga storia d’amore. Ne viene fuori uno dei brani più suggestivi della sua produzione artistica. Nel film l’interprete è Stefania Sandrelli, ex di Paoli. La canzone diventa un classico della musica italiana e il testo esplora la realtà di un amore che sceglie di affrontare insieme tutte le curve, anche quelle più difficili. Ti lascio una canzone (1985). A metà anni ’80, da ex fidanzati ma buoni amici, Gino Paoli e Ornella Vanoni pubblicano un disco live che è la testimonianza di una tournée di successo. E in questo progetto spicca Ti lascio una canzone che Gino ha scritto per Ornella al momento della fine del loro passionale rapporto. Si tratta di una delle più intense, suggestive e riuscite canzoni sull’addio e i due, guardandosi negli occhi teneramente come due amanti ingrigiti, scaldano ogni sera il pubblico in sala. Anche nel disco il brano perfora i sentimenti. Quattro amici (1991). Grande il successo di questo brano sull’amicizia che termina con un omaggio a Vita spericolata di Vasco. Quattro amici riflettono sul tempo che scorre e i loro propositi di cambiare il mondo. Alla fine, però, ne resta soltanto uno seduto a quel bar e la morale è che la rivoluzione è da rimandare alla prossima generazione. Brano lungo 5 minuti, piace ai giovani.

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Autore
Libero Quotidiano

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