Genoa, De Rossi: “Dopo mercato gruppo ben unito. Napoli più forte, ma a casa nostra può succedere di tutto”
- Postato il 5 febbraio 2026
- Calcio
- Di Genova24
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Genova. Un Daniele De Rossi soddisfatto del mercato. Il mister chiarisce subito nella conferenza stampa pre Genoa – Napoli che è contento: “L”ho detto anche oggi ai ragazzi, sono soddisfatto al di là del fatto di non aver perso nessun big, se possiamo chiamarli così, ma poi è brutto perché chi è andato via non è che fosse fosse da meno. E al di là del fatto di aver preso dei giocatori di qualità e di caratteristiche che avevo richiesto, i primi due tre giorni dopo il mercato secondo me ti dicono tanto, non ti dicono quanti punti farai, ma ti dicono che atmosfera, che atmosfera vivrai. e abbiamo avuto due giorni di lavoro con l’entusiasmo giusto, col gruppo che era ben unito, ben amalgamato. Non so che parola usare, ma mi è proprio piaciuto lavorare con loro coi campi nuovi, il che non guasta perché i campi sono perfetti, quindi questo aiuta. Il fatto che la palla possa scorrere meglio, possa essere controllata meglio e i giocatori possono andare più veloci”. Creare un gruppo che sia una famiglia è importante per De Rossi.
Su Amorim spiega: “È un giocatore di di grande qualità, l’ha messa in mostra subito nei primi allenamenti. È un giocatore che vedrete giocare nel centrocampo. Più lo vedo più penso che possa giocare anche da numero 8, se vogliamo, insomma, da mezzala e non solo da mediano. La mia intenzione era quello di prenderlo per giocare davanti alla difesa, ma penso che possa anche essere utilizzato un po’ più spostato, un po’ più in avanti, perché ha tanta qualità, riconosce le giocate, sa quando deve girarsi, sa quando deve appoggiarsi al compagno, ha dei tempi di gioco da giocatore importante, dobbiamo solo allenarlo e capire quanto tempo gli ci vorrà per entrare appieno dentro la mentalità del calcio italiano, dentro le caratteristiche, i tatticismi del calcio italiano. Ma ha talento, ha personalità e anche fisicamente è uno che senza palla e con la palla fa girare le gambe”. Chiaro però che il ragazzo ha cambiato Paese, lingua, clima, compagni e non bisogna mettergli pressione: “Mi sembra abbastanza sveglio e questo mi fa piacere. Per quanto riguarda il discorso del play, in generale c’è anche Jean Onana che secondo me può farlo e avrà, secondo me, più spazio di quello che gli ho dato fino fino a oggi. Siamo andati in una direzione di privilegiare questo aspetto di palleggio che troppe volte nel corso di questa mia esperienza c’è mancato, ma siamo stati un pochino sporchi e quindi lui può essere il nostro play, lo possono essere anche quelli che l’hanno fatto finora, ognuno con le sue caratteristiche e dandogli le giuste responsabilità perché parliamo sempre di un giocatore molto giovane”.
Rivela che Thorsby non è stata una cessione pianificata: “Un giocatore, un uomo come lui va, non dico accontentato per forza, ma va ascoltato quando ti chiede di provare a inseguire il sogno di giocare il primo mondiale della sua vita e di cercare di avere un minutaggio più ampio e anche se era un giocatore comunque rientrava nelle nostre rotazioni, va ascoltato, se possibile, se c’è l’offerta giusta va anche accontentato”. Tutti gli altri, secondo De Rossi sono rimasti concentrati nonostante le sirene di mercato.
Arriva un Napoli che è ancora deluso dalla eliminazione in Champions, che ha ritrovato la vittoria in campionato contro la Fiorentina e deve fare punti per non cercare di perdere il treno dei primi posti in classifica del campionato. “Il Napoli quando ha tutti gli effettivi a disposizione, quando la rosa è al completo, penso che sia o la prima o la seconda squadra di questo campionato. La squadra più forte allenata dall’allenatore forse più vincente che abbiamo negli ultimi anni in Italia e non solo. Vivono un momento di dispiacere per l’eliminazione recente, ma hanno saputo risollevarsi. Conte è uno che sa riaccendere la squadra in un secondo, sa motivarti, sa usare le parole giuste, quindi non penso di trovare il Napoli un po’ più spento. Sicuramente hanno delle assenze che li stanno condizionando, magari nell’ampiezza della rosa. Sarà una partita difficile, anche fisica, perché loro sanno giocare sia a calcio sia in maniera molto energica, come su tutte le squadre del mister”.
Il Genoa, per De Rossi, deve farsi trovare pronto: “Non dobbiamo farci sorprendere dalle qualità di inserimento di McTominay o a una palla in profondità per Hojlund o a una serpentina di Spinazzola eccetera. Dobbiamo essere pronti sapendo che sono una squadra più forte di noi, ma che dentro il nostro fortino tutto può succedere. Siamo in un momento in cui stiamo facendo delle cose buone, secondo me, quindi grande energia, grande ambizione, grande voglia e grande attenzione alle qualità di questi giocatori individuali”.
Sulle dichiarazioni in settimana da parte della categoria arbitrale e l’ammissione di non punibilità del fallo di Martin nella partita con la Lazio, De Rossi chiarisce: “Non avrei voluto commentare perché mi sarei limitato a esprimere il dispiacere anche per le nostre esplosioni in panchina. Sembra che abbiamo fatto chissà cosa, ma tutto era amplificato dal fatto che c’era poca gente allo stadio, quindi tutto si sentiva, ma non è niente di diverso da quello che fanno tutte le panchine ogni volta che c’è un un review. Dobbiamo dobbiamo controllarci, dobbiamo renderci conto quando sbagliamo qualche atteggiamento. A fine partita penso che Zufferli può confermarlo. L’ho preso, gli ho levato di torno tutti quelli che erano lì a protestare e io ho detto che non ero assolutamente arrabbiato con lui. L’ho detto dopo la partita che ero un po’ infastidio dalla direzione che sta prendendo il regolamento più che il var, più che gli interpreti. Poi ieri ho visto Open Var e diciamo che da uomo di calcio, non da allenatore del Genoa, quello che mi è dispiaciuto di più è che un pochino spaventa per il futuro, perché un arbitro è stato chiamato a una review, ha preso una decisione che questa volta era giusta e la sensazione è stata che sia stato un po’ tirato per la giacchetta, insomma, un po’ spinto a prenderne un’altra, giusta o sbagliata che sia, contro o a favore del Genoa. Di sicuro dobbiamo iniziare col far arbitrare un po’ di più l’arbitro, chiamarlo e fargli prendere la sua decisione, penso a prescindere da quello che comporti. Quindi è giusto che l’arbitro venga chiamato, è giusto che controlli quello che succede, però basta. Il Var non deve essere una sostituzione all’arbitro“.
Con Antonio Conte, De Rossi si è incrociato una volta da calciatore e poi è stato un rapporto allenatore-giocatore in Nazionale. De Rossi parla con grande ammirazione: “Antonio Conte ti dà le cose più importanti che un calciatore possa avere, ti dà coraggio, che forse è la qualità migliore che posso riscontrare in un calciatore, e quella te la trasmette o madre natura o un allenatore coraggioso e ti dà conoscenza. La conoscenza aumenta il coraggio. Non c’è mai stata una volta in cui ci ha chiesto di fare una scalata, di fare un’uscita, di fare una giocata senza spiegarcela. C’è sempre un motivo, poi a volte sbaglia pure lui, a volte le scalate non erano giuste magari, ma c’è sempre un grande lavoro dietro, è un professionista, è maniacale. Una volta dissi una frase che secondo me calza a pennello: è difficilissimo essere allenato da Antonio Conte, ma è molto bello, cioè è tosto, molto tosto, ma è bello perché è stimolante, perché ti tratta da giocatore forte, perché non ti dice ‘vabbè, non fa niente se non ci riesci’, ma ti dice ‘devi riuscirci’. Ti spinge fino al limite, secondo me ti dà anche una grande condizione fisica perché è uno che ti fa lavorare. Lo ritengo un fuoriclasse assoluto, al di là dello schema, al di là del modo di giocare, al di là della squadra che allena. È uno di quelli che se fossi un presidente di Serie A, il primo nome che avrei in testa avendo una squadra sarebbe il suo”.
Ruslan Malinovskyi è stato spesso l’uomo del destino in questo campionato, veniva da un bruttissimo infortunio, ma è sempre più importante per la squadra: “Secondo me sta mutando, sta cambiando pelle, è sempre stato un giocatore offensivo, un trequarti, a volte anche un esterno, una seconda punta con l’Atalanta. Per me sta iniziando la sua trasformazione in un mediano, in un regista, in un centrocampista totale perché poi ha volumi, corre, non ha grandissimi picchi perché il suo ruolo non lo richiede, perché la sua fisicità è diversa, ma è uno che ha tanto volume. Fa la fase difensiva e fa girare la squadra. in questa squadra un giocatore che sa far girare la squadra come lui difficilmente possiamo privarcene. Avendo una squadra con tanti palleggiatori poteva essere un discorso diverso. Noi di palleggiatori per migliorare il livello del nostro gioco ne abbiamo pochi, ne abbiamo inseriti un paio adesso. Secondo me saranno molto importanti in futuro, ma lui sia per le capacità balistiche, sia per la personalità e il possesso palla e la gestione della palla, è un giocatore tanto importante per noi”.
Per De Rossi la squadra deve diventare sempre più offensiva: “Per salvarsi c’è bisogno di fare tanti gol, c’è bisogno di fare più gol degli avversari. La mia idea è quella. Per me la differenza ce la può fare recuperare in maniera continuativa Junior Messias che è il giocatore più tecnico che abbiamo. Con questi colpi può darci tanto. Lo stesso Cornet è uno che ha queste caratteristiche e non dimentichiamoci Tommaso Baldanzi che è stata una mia richiesta dal primo giorno, prima del mercato. Sono giocatori di qualità. Io penso che abbiamo una squadra forte che deve lottare per la salvezza con altre sette – otto squadre. E negli 11 non siamo forse quelli che nettamente sono più forti degli altri, nei sostituti secondo me sì e soprattutto in queste caratteristiche per quanto riguarda i centrocampisti. Adesso iniziamo ad avere veramente tanta scelta. Le partite ogni tanto partono bene, ogni tanto partono male. Avere questa possibilità di cambiare e non abbassare il livello della squadra potrebbe fare la differenza da qui alla fine”.
Oggi il calcio, per De Rossi, si gioca molto uomo contro uomo: “Non trovi più l’uomo libero e gli allenatori, quelli più propositivi, lavoravano per trovare l’uomo libero. Adesso non c’è più l’uomo libero, non c’è più lo spazio tra le linee, non c’è più lo spazio del giocatore solo. Perché la maggior parte delle squadre vengono uomo a uomo e quindi devi andare, per forza di cose, molto spesso alle spalle e penso che i giocatori che sto allenando lo sappiano fare e stiano capendo quanto è indispensabile per noi andare a cercare la palla nello spazio vuoto”.
Tra i giocatori determinanti in questo campionato c’è anche Ostigard: “Mi rendo conto che lui quando non la prende di testa la incoccia di piede e fa gol al volo, in allenamento, cioè ha quell’istinto da attaccante nonostante sia un difensore. Penso che abbiamo fatto una piccola modifica noi per andare incontro ai nostri giocatori, perché poi alla fine quello che ci interessa è il risultato. Quindi, nonostante a me piaccia, insomma, giocarla rasoterra la palla e giocarla sui piedi e giocarla pulita la palla, se ho dei giocatori così forti in fase offensiva, faremo anche sabato, anche in futuro, cercheremo di spostare la palla più vicina alla loro area, perché poi basta un rimpallo, basta una spizzata che diventa un corner e poi magari da quel corner nasce un gol importante. Questi giocatori, al di là delle loro qualità tecniche per mettere la palla e per andare a cercarla, sono riconosciuti come un pericolo perché lo sono e noi dobbiamo sfruttarli. Ci sono stati momenti in cui guardando la squadra, guardando la rosa, mi dispiaceva lasciare Sebastian Otoa in panchina e sulla bilancia mettevi magari uno è più alto, uno è più rapido, uno gioca meglio coi piedi, uno c’ha più esperienza. Poi c’era sempre anche questa cosa qui, cioè questo fa un gol a partita. Se calcoliamo un palo che ha preso, un gol salvato sulla linea, il rigore di Svilar a Roma, cioè è un potenziale gol a partita e non puoi non farlo pesare, oltre al fatto che fa tante altre cose buone, la partita che ha fatto a Parma su Pellegrino è stata praticamente perfetta, insomma un giocatore importante, un difensore importante che però noi possiamo utilizzare anche sotto forma di attaccante, non ce l’hanno tutti”.
Vitinha è tornato al gol e ormai fa sempre due partite in una: di possesso e non possesso. Con De Rossi è cresciuto moltissimo: “Dalla prima partita contro la Fiorentina è stato pazzesco. Gli stiamo chiedendo tanto senza palla e dobbiamo trovare la giusta ricetta per farlo funzionare anche con la palla, o meglio, quando i movimenti li deve fare non per seguire l’avversario senza palla, ma per andare a chiedere la palla nello spazio. Non dobbiamo lasciare Lorenzo Colombo troppo solo, non deve essere l’unico terminale offensivo della nostra squadra, altrimenti perdiamo di pericolosità e soprattutto aumentiamo la pressione difensiva su Colombo e questo io voglio che sia anche capace di giocarsi l’uno contro uno e non sempre il raddoppio col difensore. Quindi lui deve continuare ad attaccare, deve farlo Ellertsson, lo deve fare Norton-Cuffy che ha quel tipo di gamba. Aaron Martin lo fa spesso in allenamento, deve farlo anche in partita. Dobbiamo sostenere i nostri attaccanti, che sia Colombo, che sia Jeff, che sia Caleb, ma portando tanta gente in area, perché tanta gente in area, è come sui calci piazzati, qualcosa può succedere e quindi io più di questo a Vitinha non gli posso chiedere perché ci sta dando veramente il cuore. Devo riuscire io a trovare il modo per fargli fare un pochino meno di fase di non possesso per liberarlo ancora di più in fase di fase per farlo essere ancora un po’ più attaccante, per farlo tornare a essere una una vera seconda punta di sostegno a a Colombo, a Jeff, a Caleb, ma lui è quello un po’ più diverso tra i nostri attaccanti, quindi lo vedo come un trequartista che può diventare un attaccante, un centrocampista che può diventare un attaccante. Lui fa tutto. Dobbiamo trovare noi la maniera per liberarlo e farlo arrivare al tiro ancora più spesso“.