Genoa – Cagliari, De Rossi: “Partita che vogliamo regalare ai nostri tifosi, a Milano tornato l’atteggiamento positivo”

  • Postato il 10 gennaio 2026
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  • Di Genova24
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Genoa, la presentazione di Daniele De Rossi e Diego Lopez

Genova. Dopo il pareggio un po’ amaro per come è maturato a San Siro contro il Milan, il Genoa si prepara per affrontare uno scontro diretto contro il Cagliari lunedì alle 18:30 al Ferraris e Daniele De Rossi parla nella consueta conferenza stampa. Pochi giorni per preparare il match, ma qualche certezza e consapevolezza in più alla luce della prestazione di Milano: “Siamo usciti dalla riunione post-gara non felici perché poi il risultato poteva essere diverso, l’abbiamo assaporato e sfiorato. Avevamo parlato chiaramente in faccia fra di noi dopo la partita di Roma, che è una partita poi contro una squadra forte che ci sta che perdi o che ti metta in difficoltà, come è normale che ti metta in difficoltà il Pisa che è un tipo di gioco ben preciso, ma io avevo visto qualcosina in meno dal punto di vista della reazione, della compattezza, della solidità, anche nella maniera in cui abbiamo preso i gol. A Milano ho visto di nuovo un atteggiamento molto positivo da parte di tutti e quindi penso che loro l’abbiano capito, è stato molto semplice analizzare le differenze di atteggiamento, poi la partita si può imbroccare o meno, l’avversario può essere più o meno in forma, il Milan ti lascia giocare, la Roma non ti fa respirare, quindi ci sono delle difficoltà oggettive quando giochi contro certe squadre e magari con altre vengono fuori un po’ meno. Siamo usciti fuori consapevoli di quello che è il nostro dovere, poi dopo i risultati, le prestazioni belle verranno o non verranno anche in base a tanti fattori, ma il nostro dovere è fare quel tipo di partita.

Arriva il Cagliari, De Rossi: “Sta facendo un ottimo percorso”

Il Cagliari quest’anno è maestro di rimonte e ha anche battuto squadre come la Roma, pareggiato contro il Napoli, all’andata forse il Genoa ha disputato una delle partite più belle, dimostrando che può essere superiore ai sardi sul piano del gioco. Proprio quella partita può essere un punto di riferimento per De ROssi. “Le squadre non si allontaneranno tantissimo come identità da quella che è stata la partita giocata appena un mese e mezzo fa. È vero anche che noi lavoravamo da dieci giorni, forse, insieme, quindi eravamo in una fase di scoperta embrionale, sia io dei giocatori sia i giocatori di me, ora sappiamo qualcosa in più. Il Cagliari lo conosciamo, lo seguiamo, lo studiamo, lo rispettiamo e penso che stiano facendo un ottimo percorso come squadra e anche Fabio Pisacane come allenatore. Abbiamo visto la partita che hanno giocato a Torino per esempio, una partita che mi è piaciuta molto, una squadra che sa quella partita che va a giocare e quindi squadre consapevoli sono quelle che fanno più paura, ma allo stesso tempo noi siamo diventati una squadra difficile da battere, difficile da attaccare, una squadra che inizia a giocare anche con un pochino più di qualità come abbiamo visto nel primo tempo di Milano e quindi penso che sarà una bella partita. La prima partita che abbiamo giocato sicuramente è un punto di riferimento perché poi le individualità sono quelle, i giocatori sono quelli e anche tante delle nostre idee sono simili”.

È uno scontro diretto, e il Genoa sinora non ne ha persi, ma servono più vittorie se vuole salvarsi: “Serve fare qualche vittoria, serve fare punti, abbiamo visto due giorni fa quanto siamo andati vicini dal farlo in una partita che sulla carta doveva portarcene zero per quelli che sono i valori, invece siamo andati vicini a fare bottino pieno, quindi quando parti così a rilento in un campionato in cui tante squadre poi vanno a fare punti su campi che erano impensabili, il Verona ha vinto contro l’Atalanta, il Cagliari ha battuto la Roma, ogni partita è importante. Questa è una partita in casa, che noi vogliamo regalare al nostro pubblico dopo l’ultima che è stata un po’ così e così, ma a prescindere da quello conta la classifica e i punti si fanno un po’ dappertutto. Scontri diretti sì, ma mancano tante partite, quindi non avrà lo stesso peso che potrebbe avere uno scontro diretto a due o tre giornate dalla fine”.

Tra ritorni e mercato

De Rossi recupera Messias, che da ieri è tornato in gruppo dopo una settimana che ha fatto riatletizzazione semi-individuale o con qualche ragazzo della Primavera: “Ieri ha fatto tutto l’allenamento con noi, l’ho visto bene e vediamo oggi come sta dopo il primo giorno di allenamenti veri diciamo, in gruppo. Non recuperiamo nessun altro, adesso oggi guardiamo come stanno anche soprattutto quelli che escono dalla partita di Milano, perché sono passate neanche 48 ore, quindi qualche acciacchetto ci sarà, come ce l’avrà il Cagliari ce l’avremo noi”.

Sul mercato non si sbottona come sempre: “Il mercato lo trattiamo, lo analizziamo, lo sondiamo. Ieri siamo usciti io e il direttore qua alle otto e quaranta di sera, perché è nostro dovere starci con la testa ma senza levare mai un minuto di concentrazione, di attenzione alla preparazione gara e alla partita col Cagliari, che è la cosa più importante. La partita col Cagliari l’affronteremo con questi giocatori che stanno negli spogliatori adesso e quindi mi concentro su questo, siamo abbastanza in linea, fermo restando che al di là di non volervi dare troppe informazioni, a volte vi darei un’informazione magari sbagliata, perché a gennaio esce fuori un’opportunità dopo l’altra e magari si vira su qualche giocatore con caratteristiche diverse, semplicemente perché pensiamo che possa rinforzare la rosa”.

Il rigore sbagliato a Milano: l’arbitro doveva fare qualcosa di più e anche noi in campo

De Rossi torna anche sul rigore sbagliato da Stanciu, ma soprattutto sulla questione Pavlovic: “È già successo, ma l’arbitro doveva fare qualcosa di più, gliel’ho detto, lui mi ha detto io l’ho ammonito, però non basta. Secondo me non si può tirare un rigore 3 minuti e 50, se non sbaglio, dopo che questo rigore è stato fischiato e confermato dopo pochi secondi. Lui deve levare i giocatori di mezzo, i rigori si sbagliano, non l’ha sbagliato per la buchetta, non l’ha sbagliato per quello, credo, perché ho sbagliato rigori anch’io, ho tirato rigore simile a Manchester all’Old Trafford e non c’era nessuna buchetta, nessuno è stato tra me e il portiere 4 minuti, quindi i rigori si sbagliano. Però è l’atteggiamento, non mi è piaciuto e giustamente il giocatore del Milan mi ha detto ‘io voglio vincere’, lo posso capire, in quei momenti ti attacchi a tutto, anche se da quella maglia e dallo spessore di quella maglia, di quel giocatore, uno si aspetterebbe altri comportamenti. Sono stato io il primo in carriera che magari a volte avrei dovuto avere altri comportamenti, invece sono caduto in nervosismi un po’ diversi da questo perché io ero un po’ più istintivo di contatto, di contrasto, questo è un po’ più pensato, un po’ più sporco se vogliamo, ma parliamo di grandi giocatori e di una grande società. Se c’è casino dentro casa torno e io dico a mia moglie ‘che è successo qui? Non stai guardando che facevano i bambini che si sono arrampicati sulle credenze, hanno spaccato i piatti e quindi lì c’è un capo lì dentro che secondo me deve far rispettare’. È normale la polemica, la protesta, l’andare in faccia all’arbitro dire non era rigore, che era netto, ma lo avremmo fatto anche noi probabilmente, poi 40 secondi, un minuto, un minuto e mezzo, poi faccio battere il rigore, perché se no diventa troppo. Il risultato probabilmente è più giusto per quanto abbiamo fatto vedere, siamo serenissimi da questo punto di vista, però insomma c’è qualcuno che deve far rispettare le regole e questo gli abbiamo chiesto, fermo restando che poi ha arbitrato bene. In quel momento mi sembrava un po’ di far west e glielo abbiamo solo semplicemente fatto notare, perché quella è una grandissima società, un grandissimo stadio, ma noi non siamo gli scemi del villaggio e ci dobbiamo far rispettare, forse in campo l’avremmo dovuto fare con un po’ più di veeemenza“.

Riguardo i rigori sbagliati, che comunque sono tre in questa stagione su quattro assegnati, analizza: “Il rigore sbagliato è uno shock, è un trauma specie in quella situazione. Noi possiamo solo dare vicinanza a questi giocatori, è una fortuna il fatto che io sia stato un giocatore e ne abbia sbagliati di rigori, perché so quanto fa male, so che a volte parlarne troppo, andare lì a rincuorare troppo il giocatore non serve a niente, tanto è un dolore che va via, piano piano è come un piccolo infortunio. Fa parte del calcio, è come un portiere che sbaglia una parata, è come un difensore che sbaglia un intervento sull’attaccante, si va avanti. Noi li proviamo, il giorno pre-gara, la vigilia li proviamo sempre, l’unica cosa che chiedo ai giocatori è di non andare a tirarli di tacco, di esterno o di provare cose che poi la domenica non provano, cioè gli dico di provarli veri, è quello che gli chiedo e se aveste visto come li tirava Nico avreste ancora un po’ più di dolore a vedere com’è finita, però non è mai uguale farli a Pegli o farli a San Siro, cambia un pochino e ci sta che si sbaglino”.

Colombo “non deve accontentarsi, quattro gol sono pochi”

Colombo ha segnato ancora, altra iniezione di fiducia per lui: “Per un attaccante è sempre importante il gol, ho visto grandissimi attaccanti andare completamente in crisi in carriera solo perché non segnavano da due o tre partite e ne ho visti altri invece volare a due metri da terra solo perché magari in quel periodo come la toccavano la buttavano dentro. Lui è un ragazzo equilibrato che fa tanto oltre a fare gol, ma sta prendendo un po’ di quella cattiveria che gli chiedo io, cioè l’attaccante mio deve voler far gol in ogni secondo, anche quando la palla è fuori lui deve pensare a come poter far gol, a come poter attaccare lo spazio dove si fa gol e quando non deve aiutare la squadra, quando non deve sacrificarsi, quando non deve fare reparto e quel lavoro sporco, lui deve essere ossessionato dall’idea di andare a farsi trovare dove si fa gol, poi i gol si sbagliano. Soprattutto deve sapere che ne ha fatti quattro, non 14, non 24, quindi la strada per fare una stagione è ancora molto lunga. Io gli ho parlato venti minuti e ho chiesto soltanto questo, di non accontentarsi, di non sentirsi tranquillo perché quattro gol per un giocatore così, almeno per quello che sto vedendo, sono pochi ancora e deve continuare su questa via”.

Per il Genoa solo una vittoria sinora al Ferraris

Il Genoa ha chiuso un girone d’andata in cui ha vinto solo una partita al Ferraris, fra gli obiettivi di questo girone di ritorno nella corsa a salvezza c’è un po’ anche il discorso di sfruttare meglio questa spinta? “Noi non possiamo fare affidamento solo sul Ferraris, io ho sempre combattuto l’idea della partita in casa uguale partita da vincere e partita fuori casa da pareggiare, vediamo la famosa media inglese,  perché il calcio è cambiato, tutti giocano dappertutto, tutti vengono a viso aperto a giocare e siamo noi che dobbiamo dare qualcosa alla gente e non viceversa. Non dobbiamo aspettare che quella cornice, seppur bellissima, ci porti punti. Io devo responsabilizzare i miei giocatori, quando ero giocatore ero forse ancora più concentrato, ancora più carico quando giocavo fuori casa che sentivo tutto quell’astio, quelle migliaia di persone contro di me, quindi mi è piaciuto il primo tempo dell’altra sera proprio per questo. Perché non abbiamo avuto timore reverenziale nei confronti di uno stadio, di una maglia importantissima. Poi ovvio, giochiamo in casa e dobbiamo anche saperlo usare lo stadio, il Milan al 90° l’ha usato, al 95esimo hanno usato un po’ lo stadio e noi dobbiamo essere un pochino più esperti da questo punto di vista, senza poi aspettare che qualcuno entri in campo dalla Gradinata e la butti dentro, perché quello è il nostro lavoro e dobbiamo noi dare il massimo affinché questo succeda. Gli stadi non fanno gol, ma gli stadi possono essere un fattore e per una piccola percentuale di possibilità anche dare qualche punto a fine campionato”.

Un andamento da sistemare, presi gol evitabili

Vedendo l’andamento del Genoa e il mantra ripetuto da De Rossi sul miglioramento nelle due aree, l’attacco è sicuramente cresciuto, mentre dietro ancora qualcosina da sistemare c’è: “Siamo un pochino migliorati secondo me rispetto all’inizio dove era un po’ più facile farci gol o era più facile creare occasioni contro di noi. Non penso che sia una cosa che riguardi solo i difensori perché appunto a Milano hanno fatto, secondo me, una partita tanto attenta, tanto presente all’interno dell’area. Per esempio quello che provavo a chiedere dalla panchina era di iniziare a spingere, di spingerli un pochino dietro, di pressarli un pochino di più per fargli iniziare l’azione non da 20 metri dalla nostra area, ma da 40 magari: quello può aiutare la difesa ad avere un po’ meno di pressione, anche se poi contro squadre di questo valore a volte può essere anche più pericoloso uscire un po’ più fuori e dobbiamo aiutarci tutti quanti, non solo i difensori, a iniziare a fare qualche clean sheet. Credo che qualcosa si sia visto dal punto di vista dell’organizzazione, del blocco basso e della difesa dell’area, ma secondo me la miglior arma per non prendere gol è sia tenere palla che pressare un po’ più alti gli avversari per tenerli lontani dalla nostra porta. Abbiamo preso dei gol in questo periodo molto evitabili secondo me in queste nove partite e dovremmo lavorare anche su quello perché poi al di là dell’essere forti nelle aree, al di là di essere forti come squadra e come come reparti, poi non dobbiamo commettere errori perché questi poi alla fine portano e levano punti”.

Però è arrivato un altro gol da corner e di nuovo nel recupero: “Secondo me è sempre un insieme di cose, abbiamo preso gol sul corner ma ne hanno battuti undici, troppi. Vuol dire che ci siamo abbassati troppo, che comunque lasciamo crossare i nostri avversari troppo facilmente, è una cosa sulla quale avevamo lavorato in primis per non concedere palla in area perché le stavamo soffrendo all’inizio, adesso dobbiamo pensare anche che ogni volta che la palla va in corner non vorrei che diventasse un problema mentale. Abbiamo difeso bene su parecchi corner, però alla fine è uscito fuori un gol e una traversa, quindi ovviamente è una cosa che va lavorata, va studiata, va capito se dobbiamo cambiare qualcosa. Poi ci sono anche le caratteristiche fisiche dei giocatori, le abilità in uno o un altro particolare e anche il fatto che abbiamo giocato con il Milan che è una delle squadre più pericolose e giocheremo contro il Cagliari che forse è quella più pericolosa in assoluto. Se la palla ce l’abbiamo noi sicuramente non batteranno dei corner, è un discorso vecchissimo già fatto e rifatto, non puoi fare 90 minuti con la palla, ma secondo me più teniamo la palla meno corner batteranno anche loro, meno azioni avranno anche loro”.

Il fatto che comunque l’atteggiamento del Genoa in queste partite sia stato un po’ altalenante ha una spiegazione? “Io non scindo la prima parte del campionato dalla seconda perché non è giusto, ma analizzo quello che è stato, le cose che ho visto e su nove partite, se non sbaglio, siamo qui a rimproverarci giustamente l’atteggiamento per forse un paio di partite, aggiungendo qualche primo tempo, qualche secondo tempo. Il primo col Verona, il secondo col Pisa e la maggior parte della partita contro la Roma. Il nostro atteggiamento è stato altalenante, ma è stato altalenante anche all’atteggiamento del Milan se guardi tutte le partite, l’atteggiamento della Roma contro noi e poi a Cagliari, l’atteggiamento del Napoli, il primo tempo col Verona, il secondo tempo col Verona, gli atteggiamenti cambiano perché le partite devi giocare contro l’avversario, a volte sbaglia l’allenatore la preparazione gara, a volte i giocatori partono male, a volte i giocatori si stancano e non finiscono nella migliore maniera, a volte esce fuori l’avversario. Il calcio è molto equilibrato soprattutto in Serie A e quindi è difficile mantenere un atteggiamento per tutta la partita, cioè se avessimo fatto il secondo tempo a Milano come abbiamo fatto il primo, avremmo vinto sicuramente ma mi sarei stupito tanto sia dei miei sia del Milan perché ci sono poi i valori in campo. Quindi intanto quello che non deve mancare è l’atteggiamento nel senso di impegno, nel senso di furore, nel senso di fuoco dentro perché appunto ho amato il primo tempo che abbiamo fatto a Milano, ma mi è piaciuto anche tanto vedere una squadra che ha saputo soffrire, che si è saputa difendere anche in maniera provinciale, ho sentito che è stato usato questo termine, ma secondo me non è un’accezione negativa quando si parla di una squadra che in questo momento sta nella zona bassa della classifica, quel tipo di rimanere aggrappati ai tre punti a me piace da morire e farà parte anche della nostra seconda parte di stagione”.

Cambio di modulo?

Possibile anche in futuro un cambio di modulo? A un 4-4-2, ci ha mai pensato? “Sì, ma è molto difficile poi marcare i mediani quando le squadre giocano con i mediani, tipo col Milan lasceresti Modric abbastanza solo e diventa un po’ un suicidio. È una cosa che si può fare soprattutto magari quando recupereremo Cornet, Gronbaeck, Messias al 100%. Sono giocatori che possono giocare in quelle zone, abbiamo Venturino e Fini che sono delle risorse, si può fare, secondo me. Per giocare a 4 dietro ed essere forti come reparto c’è bisogno di tanto lavoro, invece mettersi a tre dà un pochino più di copertura degli spazi in area e in quel momento in cui sono entrato ho sentito che quello fosse il nostro primo bisogno, però assolutamente si può fare, magari si può fare anche a partita in corso”.

Autore
Genova24

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