Gaza, Israele blocca ancora i giornalisti stranieri: “Motivi di sicurezza”. Stampa estera: “Delusi, continua a tenerci fuori”

  • Postato il 7 gennaio 2026
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Nonostante il cessate il fuoco e le proteste di sindacati e associazioni, Israele continua a sbarrare l’accesso alla Striscia di Gaza ai giornalisti stranieri. Uno stop che va avanti dal 7 ottobre 2023 e che proseguirà anche in questo inizio del 2026. Il governo di Tel Aviv infatti ha dichiarato alla Corte Suprema che il divieto per i media internazionali deve rimanere in vigore per motivi di sicurezza. Nel documento inviato al tribunale e riportato dall’Afp, il procuratore rappresentante dell’esecutivo sostiene che la tregua a Gaza è oggetto di “continue minacce” e per questo “non deve essere autorizzato” l’ingresso di reporter senza scorta. Le conclusioni del governo non sono una sorpresa: le aveva anticipate il ministro della difesa Israel Katz a fine anno, parlando alla Knesset. Inoltre, secondo Israele, l’entrata dei giornalisti potrebbe ostacolare le operazioni di ricerca dei resti di Ran Gvili, ultimo ostaggio israeliano rimasto nella Striscia.

Il compito di testimoniare ciò che accade nell’enclave, dove più della metà della popolazione è sfollata e vive in tende fatiscenti, senza servizi e acqua e con aiuti umanitari insufficienti, rimane in capo ai giornalisti palestinesi. Cronisti, fotoreporter e videomaker che in due anni di raid e bombardamenti hanno pagato un prezzo altissimo per il loro lavoro: sono circa 300 gli operatori dei media uccisi dall’esercito israeliano. Negli ultimi mesi si sono moltiplicati gli appelli per aprire i confini della Striscia ai media internazionali. Finora però Israele ha consentito l’entrata solo a un ristretto numero di cronisti e sempre accompagnati dall’Idf. Nel 2024 la Foreign press association (Fpa), di cui fanno parte centinaia di testate di tutto il mondo, aveva presentato una richiesta alla Corte Suprema, chiedendo che venisse revocato il divieto. Secondo la Fpa infatti rappresenta “un grave danno alla libertà di stampa” e al “diritto all’informazione”. In seguito a questa petizione, la Corte, dopo diverse proroghe, aveva stabilito al 4 gennaio il termine ultimo entro cui il governo avrebbe dovuto presentare un piano per l’accesso indipendente dei media a Gaza. Ora che il governo ha presentato la sua relazione, rimane da capir quale decisione prenderà l’Alta corte.

Intanto l‘Fpa si è detta profondamente delusa dall’ultima decisione del governo. “Invece di presentare un piano per consentire ai giornalisti di entrare a Gaza in modo indipendente e di lavorare al fianco dei nostri coraggiosi colleghi palestinesi, il governo ha deciso ancora una volta di chiuderci fuori. Questo nonostante sia in vigore un cessate il fuoco” ha scritto in una nota riportata da Al Jazeera.

Il nuovo stop va ad aggiungersi ad altri due provvedimenti estremamente restrittivi presi da Israele: l’approvazione di un emendamento per prolungare la cosiddetta legge Al Jazeera che permette di impedire la trasmissione di media stranieri fino alla fine del 2027, e l’espulsione di 37 organizzazioni umanitarie dalla Striscia di Gaza, incluse Msf, Oxfam e Actionaid. Su quest’ultima decisione ieri si è espressa anche l’Alta rappresentante Ue per gli Affari esteri, Kaja Kallas, e la commissaria Ue al Mediterraneo Dubravka Suica. “Chiediamo a Israele di consentire alle organizzazioni non governative internazionali di operare e fornire aiuti salvavita ai civili bisognosi in Palestina” hanno scritto le due funzionarie europee. “La situazione umanitaria a Gaza continua a peggiorare. Con l’arrivo dell’inverno, i palestinesi sono esposti a forti piogge e al calo delle temperature, senza rifugi sicuri. I bambini rimangono fuori dalle scuole. Le strutture mediche funzionano a malapena, con personale e attrezzature minimi”. Per questo “le ong internazionali devono poter operare in modo sostenuto e prevedibile”.

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