Gaza, ecco il documento segreto che svela l’inganno di Hamas

  • Postato il 3 febbraio 2026
  • Di Panorama
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Un documento interno riservato, diffuso dalla dirigenza di Hamas ai quadri amministrativi operativi nella Striscia di Gaza prima dell’insediamento di un governo tecnico, offre uno spaccato dettagliato della strategia dell’organizzazione per conservare il controllo reale del territorio anche in presenza di una nuova architettura amministrativa. Il testo, emerso attraverso fonti mediatiche israeliane, chiarisce come il cambiamento istituzionale previsto non sia destinato a incidere sui rapporti di forza effettivi.Le istruzioni impartite ai funzionari civili sono esplicite: proseguire le attività quotidiane senza alcuna discontinuità, come se l’assetto politico non fosse mutato. La finalità è duplice: garantire la continuità amministrativa e preservare i meccanismi di comando e supervisione già esistenti, evitando che il nuovo esecutivo possa interferire con la gestione concreta degli apparati. Tra le direttive compare anche il divieto di attaccare pubblicamente, in particolare sui social network, i membri del governo tecnico o il suo vertice. Una linea di prudenza volta a scongiurare attriti visibili o scontri aperti che potrebbero incrinare l’immagine di una transizione ordinata. Parallelamente, ai funzionari viene imposto di non intrattenere rapporti diretti o personali con i rappresentanti dell’esecutivo e di non trasmettere informazioni, dati o report se non attraverso la cosiddetta «autorità competente», formula che nei fatti coincide con la catena di comando interna di Hamas. Il modello che emerge è quello di un governo tecnico operativo solo in apparenza, mentre la gestione reale dei sistemi amministrativi, il controllo della burocrazia e il flusso informativo restano saldamente nelle mani dell’organizzazione islamista.

Sul piano della sicurezza, Hamas sembrerebbe nel frattempo sfruttare il contesto del cessate il fuoco per rafforzare le proprie capacità militari. Secondo quanto riportato da emittenti israeliane, le IDF avrebbero trasmesso nei giorni scorsi un rapporto formale di allerta all’ufficio del primo ministro Benjamin Netanyahu, segnalando una tendenza significativa al riarmo dell’organizzazione nella Striscia. Nel documento, i vertici militari israeliani evidenziano come Hamas stia agendo in modo sistematico per consolidare la propria presa sia sul piano civile sia su quello armato. L’avvertimento centrale è che, anche sotto un assetto di tipo tecnocratico, l’organizzazione sarebbe in grado di mantenere il controllo del territorio in assenza di un disarmo effettivo. La questione è tornata al centro del dibattito politico dopo la diffusione del logo del Comitato nazionale per l’amministrazione di Gaza, nel quale compare il simbolo ufficiale dell’Autorità Nazionale Palestinese. Un elemento che ha provocato una reazione immediata da parte del governo israeliano. Su questo punto è necessaria una distinzione netta: Hamas e Autorità Nazionale Palestinese sono due entità diverse, separate sul piano istituzionale e storicamente contrapposte sul piano politico anche se la matrice ideologica è la stessa. L’ANP, dominata da Fatah, non governa la Striscia di Gaza dal 2007, quando Hamas ne ha assunto il controllo con la forza. Proprio per questo, l’inserimento del simbolo dell’Autorità Palestinese in un organismo destinato all’amministrazione di Gaza ha assunto un valore politico particolarmente sensibile. In una nota ufficiale, l’ufficio del primo ministro ha precisato che il logo inizialmente sottoposto alle autorità israeliane non coincideva con quello successivamente reso pubblico, ribadendo che Israele non accetterà alcun coinvolgimento dell’Autorità Palestinese nella gestione della Striscia. La linea dichiarata resta invariata: né Hamasl’ANP dovranno avere un ruolo nell’assetto amministrativo post-bellico. Ulteriori elementi di criticità emergono dalla composizione stessa del comitato, formato da dodici membri e guidato da Ali Shaath. La maggioranza dei componenti risulta riconducibile all’area di Fatah o a precedenti incarichi all’interno dell’Autorità Palestinese, circostanza che, secondo diversi osservatori, rischia di alimentare ambiguità politiche in un contesto già segnato dalla frattura tra Gaza e Cisgiordania, senza tuttavia implicare una coincidenza strutturale tra Hamas e ANP.

All’interno di questo quadro si inserisce il caso del dottor Hussam Abu Safiya, pediatra palestinese e direttore dell’ospedale Kamal Adwan di Beit Lahiya, arrestato dalle forze israeliane il 27 dicembre 2024. Abu Safiya era divenuto una figura di riferimento nel dibattito internazionale dopo la pubblicazione di due editoriali sul New York Times, nei quali accusava Israele di colpire deliberatamente il sistema sanitario di Gaza e di condurre una guerra di annientamento contro la popolazione civile. Dopo l’arresto, la sua detenzione ha innescato una mobilitazione globale. Amnesty International ne ha chiesto la liberazione incondizionata, definendolo un «operatore sanitario detenuto arbitrariamente». Diversi gruppi di attivisti lo hanno trasformato in un’icona della resistenza civile di Gaza e la città di Lione gli ha conferito la cittadinanza onoraria, sostenendo che «incarna il coraggio degli operatori sanitari di fronte all’indicibile». A incrinare questa narrazione sono state le indagini avviate da NGO Monitor. Il ricercatore Vincent Chebat ha individuato una fotografia del 2016 che ritrae Abu Safiya in uniforme di Hamas durante un evento pubblico al fianco di alti dirigenti dell’organizzazione. Ulteriori riscontri sono emersi da fonti in lingua araba e da un post pubblicato nel 2020 sulla pagina Facebook dei Servizi Medici di Gaza, nel quale il medico viene indicato con il grado militare di colonnello. Le verifiche hanno inoltre portato alla luce contenuti sui social network in cui Abu Safiya celebrava l’attacco del 7 ottobre, ricorrendo a citazioni religiose e a immagini di miliziani armati in parapendio, in un linguaggio apertamente incitante alla violenza. Un portavoce delle IDF ha successivamente confermato che l’uomo è considerato un membro di rilievo dell’organizzazione. Nonostante tali elementi fossero già noti in ambienti mediatici arabi, gli editoriali pubblicati sulla stampa occidentale non riportavano alcun riferimento alla sua appartenenza a Hamas, presentandolo esclusivamente come dirigente sanitario e testimone diretto del conflitto.Nel loro insieme, il documento interno, la struttura del governo tecnico e il caso Abu Safiya mettono in luce una dinamica ricorrente nella Striscia di Gaza: la sovrapposizione strutturale tra ambito civile, apparati politici e dimensione militare, e la difficoltà di distinguere tra governance formale e controllo reale in un sistema dove il potere resta fortemente centralizzato.

Autore
Panorama

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