Garlasco, Sempio preoccupato: «C’è il rischio di una condanna»

  • Postato il 10 marzo 2026
  • Di Panorama
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Le indagini proseguono, addentrandosi sempre più a fondo nel labirinto garlaschese. Andrea Sempio non si nasconde. Sa che rischia il processo. Sa che rischia il carcere. E decide di confidarsi davanti alle telecamere di «Lo Stato delle Cose»: «Qualora si vada a processo, certo che c’è il rischio anche di una condanna. E la cosa ovviamente mi preoccupa, mi fa paura».

L’unico indagato nella nuova inchiesta sull’omicidio di Chiara Poggi, uccisa a Garlasco il 13 agosto 2007, ha rilasciato un’intervista in cui affronta uno per uno i nodi più delicati del caso. Con una premessa che funge da filo conduttore: «È un’accusa pesantissima. Io spero che questa sia l’ultima volta che venga chiarito tutto e basta».

Le ombre su Garlasco

Tra i punti più discussi dell’indagine c’è senza dubbio lo scontrino che Sempio avrebbe consegnato agli investigatori come riscontro dei suoi spostamenti nel giorno del delitto. La sua ricostruzione è dettagliata. Racconta di essere stato convocato, di aver menzionato lo scontrino durante il verbale e di essere tornato a casa a recuperarlo su indicazione degli stessi inquirenti. «Loro lo prendono, lo fotocopiano e via», spiega. Alla contestazione che nel verbale non risulterebbe nulla di tutto questo, risponde citando un dettaglio non da poco: durante quell’audizione stava male, tanto che venne chiamata un’ambulanza.

Dalle perquisizioni sono stati sequestrati anche i suoi diari e quaderni personali. Sempio non nega il contenuto, ma contestualizza: «Di sicuro hanno visto la parte di me in cui sei deluso per qualcosa, in cui stai soffrendo». Un’immagine parziale, sostiene, di una persona colta in dei momenti particolarmente difficili.

Stasi e la perizia della Cattaneo

Il confronto con Alberto Stasi, condannato in via definitiva a 16 anni per lo stesso omicidio e ancora detenuto, è inevitabile. Sempio non mette in discussione la sentenza, ma con una precisazione significativa: «Non perché ritengo quella sentenza perfetta, ma proprio perché non l’ho letta e non sono in grado di commentarla. Ad oggi, appunto, non ho visto nulla che me la faccia smentire».

E aggiunge una riflessione che suona quasi come un ragionamento ad alta voce sul proprio futuro: se Stasi ha trascorso dieci anni in carcere e i dubbi sollevati dai suoi avvocati hanno portato alla riapertura delle indagini, allora anche lui, in caso di condanna, spera che si possa «riaprire il tutto e chiarirlo».

Sulla perizia della professoressa Cristina Cattaneo, i cui risultati sono ancora secretati, Sempio dice di aspettare come tutti. «Non ho commesso io l’omicidio. Può uscire fuori l’orario che sarà, non mi interessa».

Il rapporto con Marco Poggi

C’è un particolare nell’intervista che colpisce più degli altri. Un particolare curioso. Sempio dice di essere ancora in contatto con Marco Poggi, il fratello di Chiara, all’epoca del delitto uno dei suoi migliori amici. Non di persona, ma al telefono, ogni tanto. «Questa cosa pesa su di me come protagonista, ma ovviamente è un grandissimo peso anche su di lui e sulla sua famiglia».

Una frase che racconta molto, in poche parole, della complessità di questa vicenda, anche a livello personale e umano. Nel frattempo, si scava a fondo nel labirinto di Garlasco. Tentando di scoprire se, al centro di esso, si possa trovare il Minotauro che ha ucciso Chiara.  

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Panorama

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