Garlasco, perizia DNA nel mirino e Lovati torna all’attacco: “Atto di terrorismo impugnabile”
- Postato il 28 novembre 2025
- Di Panorama
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Massimo Lovati dice e non dice, lancia dichiarazioni scottanti o lascia intendere, a cominciare dall’agente 007 per finire al coniglio bianco. Nella giornata del 27 novembre, è il turno dell’«atto di terrorismo psicologico» per le indiscrezioni trapelate sui risultati della perizia genetica sul caso Chiara Poggi che inguaiano Andrea Sempio. A Dentro la Notizia, l’avvocato ha definito la notizia «falsa» e ha sostenuto che un’anticipazione del genere «sarebbe illegittima», andando a condizionare pesantemente l’opinione pubblica e compromettendo l’esito dell’incidente probatorio: la fuga di notizie «renderebbe impugnabile o nulla la perizia stessa», conducendo addirittura «alla recusazione sia del perito che del giudice».

L’amarezza di Sempio
La divulgazione anticipata di dettagli riservati ha provocato la reazione non solo di Lovati, ma anche del suo ex cliente, Andrea Sempio, il principale sospettato nell’inchiesta per l’omicidio di Garlasco. Nel momento in cui sono trapelate le indiscrezioni secondo cui il materiale genetico rinvenuto sotto le unghie di Chiara risulta coerente con il profilo della famiglia dell’indagato, Sempio si è detto «molto amareggiato» e convinto di poter provare la sua innocenza.
Ha vissuto già un lungo primo iter giudiziario conclusosi nel 2017 con l’archiviazione lampo da parte dell’allora procuratore capo di Pavia Mario Venditti, mentre ora si trova sempre più al centro delle nuove indagini che culmineranno con il deposito della perizia definitiva a inizio dicembre, per poi essere discussa nell’udienza fissata per il 18 dicembre. In quella sede, le parti dovranno affrontare il nodo dei risultati delle analisi: stabilire se la traccia biologica rilevata sia finita sulle mani di Chiara Poggi per contatto diretto con l’assassino o per trasferimento indiretto, ovvero attraverso oggetti o superfici contaminate in un momento precedente all’omicidio.
Tuttavia, la stessa genetista Denise Albani, autrice della perizia, ha precisato un aspetto fondamentale: il cromosoma Y «viene condiviso da tutti i soggetti imparentati in linea paterna, per cui non si può attribuire univocamente a una sola persona». Questo significa che il profilo genetico individuato potrebbe appartenere non solo ad Andrea Sempio, ma a qualsiasi membro maschio della sua famiglia legato per via paterna.
La difesa ridimensiona
Gli avvocati difensori di Andrea Sempio, Liborio Cataliotti e Angela Taccia, hanno diffuso una nota per ridimensionare la portata delle indiscrezioni che «riguardano meri dati biostatistici e non una perizia completa: anche ove fossero stati correttamente interpretati, non saremmo né sorpresi né preoccupati». I due legali hanno poi supportato l’ipotesi del DNA “da trasferimento”, sostenendo che Sempio e Marco Poggi, fratello della vittima, avrebbero spesso usato il computer di Chiara.
Tanto l’attuale difesa di Sempio quanto il suo ex legale Lovati si dicono certi dell’innocenza dell’indagato. Ciò che rimane incerto è cosa emergerà dall’udienza del 18 dicembre quando, si spera, nulla sarà lasciato a intendere.