Garlasco, nuovi dubbi sull’ora del delitto: «Ecco cosa scriveva la pm»
- Postato il 29 agosto 2025
- Di Panorama
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A distanza di anni dall’omicidio di Chiara Poggi, persistono i dubbi sull’effettiva colpevolezza di Alberto Stasi. A riaccendere il dibattito è stata la puntata di mercoledì 27 agosto di Zona Bianca su Rete4, condotta da Giuseppe Brindisi, in cui il legale di Stasi, l’avvocato Antonio De Rensis, ha rimesso in discussione uno dei pilastri delle indagini originarie: l’orario dell’omicidio di Chiara Poggi.
De Rensis ha mostrato un documento cruciale, l’atto di appello all’assoluzione del suo assistito, in cui viene affrontata la questione dell’orario del delitto. A pagina 88 si legge infatti che non è possibile escludere alcuna fascia oraria della mattina del 13 agosto 2007.
Il passo, letto in diretta dall’avvocato, riporta testualmente: «La scienza medico-legale può fornire solo un’indicazione solo orientativa che, nel caso di specie, non permette di escludere alcuna fascia oraria della mattina del 13 agosto, poiché tutti i diversi orari che rientrano nell’arco temporale indicato possono avere pari fondamento. Ne consegue che Alberto Stasi abbia avuto il tempo di commettere l’omicidio sia prima delle 9,35 che nell’ultima parte della mattina, dopo le 12,46».
Una valutazione che lo stesso De Rensis ha evidenziato in studio: «Quindi viene indicata tutta la mattina (come orario del possibile omicidio, ndr), ma noi abbiamo fatto un processo sull’arco temporale 9,12-9,35». Ed è proprio questo il punto centrale: non è affatto certo l’orario in cui Chiara Poggi venne uccisa. Quei famosi 23 minuti — tra le 9:12 e le 9:35 — che in primo grado avevano rappresentato un intervallo cruciale nel dibattito processuale, potrebbero in realtà non essere mai stati l’unico intervallo possibile. Se l’orario non è definito con precisione, vacilla anche uno dei pilastri della ricostruzione accusatoria.
Alla discussione si è aggiunta anche Ilaria Cavo, parlamentare di Noi Moderati, ospite della trasmissione, che ha ricordato quel passaggio: «Ricordo benissimo quel passaggio che l’avvocato ha portato. Era nell’appello che poi ha assolto, in primo grado, Stasi. Non stiamo parlando di una ricostruzione che non sta in piedi. In quella fase processuale non c’erano gli elementi in fila a livello probatorio e logico per arrivare alla condanna di Stasi. E infatti non ci si è arrivati. Poi, però, si arriva a un appello bis, con altri magistrati e un’altra pubblica accusa che fa un’impostazione diversa che porta a una sentenza diversa».
La stessa Cavo ha aggiunto che la condanna di Stasi «ha retto di fronte alla Cassazione e di fronte a una serie di elementi logici».
Sul tema è intervenuta anche Simonetta Matone, deputata della Lega, che ha espresso una posizione netta: «Preferirei un colpevole in libertà che un innocente in carcere».
Poi ha incalzato con una riflessione sul nodo dei tempi stretti a disposizione dell’imputato: «La cosa che più mi inquieta è il lasso di tempo così ridotto perché in uno spazio di tempo così piccolo per riuscire a commettere un omicidio caratterizzato da animosità e un odio particolare nei confronti della vittima, come dice l’autopsia, cancellare le proprie tracce, camminare senza sporcarsi, tornare a casa, accendere il computer e lavorare alla tesi di laurea conferendo contenuti congrui, bisogna avere una personalità veramente criminale e assolutamente mostruosa».