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Garlasco, la verità di Alberto Stasi: «Il muretto era rotto. Qualcosa non torna»

  • Postato il 9 giugno 2026
  • Di Panorama
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Garlasco, la verità di Alberto Stasi: «Il muretto era rotto. Qualcosa non torna»

Un muretto di cinta rotto. Un posacenere non vuoto in una casa dove nessuno fumava. E un’impronta, la numero 33, che oggi porta il nome di Andrea Sempio.

Sono i dettagli al centro dell’interrogatorio di Alberto Stasi, tenutosi davanti al procuratore capo di Pavia Fabio Napoleone, risalente al 20 maggio 2025. Lunedì 8 giugno 2026, la trasmissione televisiva Quarta Repubblica ne ha pubblicato alcuni spezzoni, riportando le parole dell’uomo attualmente condannato per l’omicidio di Chiara Poggi, uccisa il 13 agosto 2007 a Garlasco, in via Pascoli. Stasi, alla luce dell’inchiesta dell’ultimo anno e dei nuovi elementi emersi, verrebbe escluso dal luogo del delitto: potrebbe dunque profilarsi per lui la tanto agognata revisione del processo.

Le anomalie che Stasi non si è mai spiegato

Alberto racconta la sua verità sul tragico giorno dell’omicidio. Quando trovò il cadavere della fidanzata, scavalcò il muretto di cinta di casa Poggi in un punto già danneggiato. «Era rotto, ma non l’ho rotto io. E nemmeno lo ha fatto qualche carabiniere», racconta. E aggiunge: «Qualcuno potrebbe aver scavalcato. È una cosa che mi ha sempre lasciato una domanda, un’anomalia».

Ma non è l’unica stranezza. C’era anche della cenere nel posacenere. Eppure, Stasi non fumava, Chiara nemmeno, e i genitori erano via da una settimana. «C’è qualcosa che non torna. Ma non so darmi una risposta», confessa.

Sulla famosa impronta 33

È in questo contesto che il procuratore Napoleone gli menziona l’impronta 33, quella che oggi l’accusa attribuisce a Sempio grazie a 15 punti di corrispondenza. Una svolta nelle indagini che ha riaperto scenari lasciati in sospeso negli anni precedenti.

La reazione di Stasi è misurata, ma esprime tutta la sua amarezza. «Se lo avessimo avuto prima… è una cosa personale». Senza averla, infatti, sta scontando tuttora una condanna a 16 anni di carcere.

Sugli altri dettagli di Garlasco

Nell’interrogatorio emergono anche altri elementi. Stasi, ad esempio, dichiara di non sapere che fossero circolati video intimi tra lui e Chiara. Racconta tuttavia che Marco Poggi, il fratello della vittima, gli aveva chiesto direttamente se quei video esistessero, forse perché ne aveva sentito parlare. Si parla comunque del periodo precedente al suo fermo.

Sulle telefonate che Sempio aveva effettuato a casa Poggi nei giorni successivi al 4 agosto 2007, quelli antecedenti all’omicidio, Stasi dice che Chiara non gli aveva riferito nulla. Ipotizza inoltre che in quel periodo avesse ben altro per la testa.

Spiega poi del suo soggiorno a Londra e della visita di Chiara: non vi era nessun segnale di preoccupazione, nessun problema. E riguardo all’ultima serata insieme, precisa che entrambi si alzarono da tavola: lui per andare al bagno, lei per lavarsi le mani.

Garlasco è rimasto negli anni, tra riaperture delle indagini e archiviazioni, il fulcro della cronaca giudiziaria italiana. La condanna di Stasi è definitiva, ma le nuove indagini su Sempio e i dettagli che continuano a emergere alimentano domande rimaste senza risposta in tutti questi anni. Fra queste, sospese nel tempo, vi sono anche le anomalie del muretto e del posacenere.

Autore
Panorama

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