Garlasco e il ragionevole dubbio all’Istituto di Criminologia di Vibo

  • Postato il 29 marzo 2026
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Garlasco e il ragionevole dubbio all’Istituto di Criminologia di Vibo

Presentato all’istituto di Criminologia di Vibo il libro di Stefano Vitelli sul caso Garlasco e in chiusura anche un fuori programma con la mamma di Kimi Antonelli che annuncia la propria iscrizioni ai corsi dell’istituto vibonese


VIBO VALENTIA – «Venendo alla questione del dubbio, del non fermarsi alle prime impressioni, l’esempio primo è quello della telefonata al 118 di Alberto Stasi. Una telefonata apparentemente strana, fatta quando ormai era a ridosso della caserma. Non rimane dentro la casa, se ne va, scappa e non va a vedere in fondo alle scale le condizioni della fidanzata. Si può leggere questa telefonata come fredda, sospetta».

Parte dalla telefonata fatta al 118 da Alberto Stasi il 13 agosto 2007, dopo aver trovato il corpo di Chiara Poggi, la lectio magistralis del giudice Stefano Vitelli (il Gup del caso Garlasco che assolse Stasi) al convegno all’Istituto di Criminologia di Vibo Valentia con il rettore, Saverio Fortunato, e il vicerettore Fausto Malucchi.

«Poteva aver paura. Entra in casa della vittima, vede il sangue e la fidanzata riversa sulle scale, pensa a un omicidio e che potrebbe esserci ancora dentro l’assassino: ha paura e scappa -– ha proseguito Vitelli che l’altra mattina ha presentato il suo libro “Il ragionevole dubbio di Garlasco” – Quando poi si trova davanti alla caserma dei carabinieri, e si sente al sicuro, fa la telefonata al 118».

PER VITELLI NON C’è IL SEGNO DI QUALCOSA CHE ABBIA TURBATO LA COPPIA

Il caso Garlasco è un fatto di cronaca destinato a rimanere per sempre nell’immaginario collettivo. Per anni l’unico indagato è Alberto Stasi, il «biondino dagli occhi di ghiaccio», condannato a sedici anni di carcere, eppure manca il movente, le testimonianze vanno in un’altra direzione, il suo alibi pare venga accertato o comunque vi sono incongruenze. «Non c’è il segno di qualcosa che abbia turbato la coppia – ha affermato Vitelli –, quindi non c’è la prova di un movente, neppure sulla pornografia adulta. Eppure si è insistito su questo in primo grado, ma anche ora in questi processi mediatici. Sei considerato moralmente indegno e questo diventa un buon terreno per costruirci poi l’accusa di omicidio».

DOPO GARLASCO IL FUORI PROGRAMMA CON LA MAMMA DI KIMI ANTONELLIALL’ISTITUTO DI CRIMINOLOGIA DI VIBO

All’incontro di Palazzo Gagliardi ha portato i saluti, il sindaco della città, Enzo Romeo, in un parterre stipato di studenti del Liceo Scientifico “G. Berto” e dell’Istituto di Criminologia, docenti, giuristi e persone interessate. Durante il convegno si è svolto un collegamento in diretta con Marco Baroncini, docente di procedura penale dell’Istituto, intervenuto da casa di Veronica Antonelli, madre del pilota Mercedes Kimi Antonelli, vincitore del Gran Premio di Formula 1 in Cina e stamani anche quello del Giappone. La signora Antonelli è un’appassionata di criminologia, così il rettore Fortunato l’ha invitata, con il figlio, a iscriversi all’istituto, ricevendo subito un sì in risposta. L’incontro si è concluso con la cerimonia di conferimento del Sigillum Onoris a Stefano Vitelli e del Premio Criminologia.it al giornalista del Quotidiano del Sud, Francesco Lo Duca e ai docenti dell’Istituto, Domenico Santoro e Antonella Moschella.

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