Fuori dal Coro, "perché i musulmani sono in Italia": l'allarme di Dyha

  • Postato il 25 marzo 2026
  • Televisione
  • Di Libero Quotidiano
  • 2 Visualizzazioni
Fuori dal Coro, "perché i musulmani sono in Italia": l'allarme di Dyha

«L’Islam è un pericolo che stiamo sottovalutando e mi fa paura perché i musulmani non sono qua per integrarsi e rispettare la cultura italiana, ma sono qui per conquistare l’Italia e il Vaticano». Se lo dice Dyha, ex musulmana, forse il campanello d’allarme dovrebbe risuonare.

La ragazza è ospite in studio di Mario Giordano a Fuori dal coro, su Rete 4, ovviamente di spalle e non riconoscibile per motivi di sicurezza. E basta fare un giro fra i fedeli islamici riuniti al Parco Dora di Torino per sentirsi dire le stesse cose. «Un giorno vinceremo perché è scritto nel Corano. Torneremo tutti musulmani come siamo nati».

Sono 30mila fedeli, riuniti per festeggiare la fine del Ramadan. Gli uomini sono da una parte, le donne dall’altra. Rigorosamente e rigidamente separati da una barriera. A salutarli è andato di persona anche il sindaco del Partito democratico Stefano Lo Russo: «Spero davvero che questa cultura dell’inclusione, questa cultura dell'accoglienza, possa davvero essere contagiosa anche fuori da questa nostra splendida città. Eid Mubarak!». In piazza ci sono anche le telecamere Mediaset, davanti alle quali molti musulmani non hanno problemi a rispondere così all’appello del primo cittadino. «Dobbiamo sempre comunque mantenere la nostra identità, senza vivere a modo loro». Tanti saluti alla inclusione, insomma.

A poca distanza da qui, sta sorgendo una delle più grandi moschee italiane: ben 1.300 metri quadrati con un minareto alto 20 metri. «Nella religione cattolica c’è una sorta di confusione, non si capisce niente», sottolinea un musulmano. Secondo un altro fedele di Allah, «le festività islamiche danno fastidio, perché oggi Parco Dora pieno dà fastidio». Ascoltandone le parole orgogliose e combattive, viene il sospetto che l'obiettivo di molti musulmani sia quello di smantellare la civiltà cristiana. E c’è chi sogna un Ramadan festa nazionale, proprio come il Natale e la Pasqua. «Sono un pericolo, lo stiamo sottovalutando e mi fa tanto paura - ripete Dyha». Intanto sullo schermo scorrono le immagini di una Italia inginocchiata nel nome della parola di Maometto, da Mestre a Palermo.

Continua a leggere...

Autore
Libero Quotidiano

Potrebbero anche piacerti