Fratellanza musulmana terrorista? Ecco cosa significano le mosse di Trump
- Postato il 29 novembre 2025
- Esteri
- Di Formiche
- 2 Visualizzazioni
La decisione del presidente statunitense, Donald Trump, di avviare la procedura per classificare alcune sezioni della Fratellanza Musulmana come organizzazioni terroristiche straniere rappresenta un turning point nelle relazioni tra Washington e i movimenti islamisti. Firmato nelle prime ore del 27 novembre 2025, l’ordine esecutivo mira specificamente ai rami operanti in Egitto, Libano e Giordania, escludendo – almeno formalmente – l’intera struttura globale dell’organizzazione fondata nel 1928 da Hasan al-Banna.
Questa mossa, che segue analoghe designazioni in Paesi come Egitto (dal 2013), Arabia Saudita e Giordania (aprile 2025), non è solo un atto simbolico, ma un intervento con ramificazioni economiche, politiche e securitarie che potrebbero ridisegnare gli equilibri regionali.
Le reazioni della Fratellanza: tra resistenza legale e accuse di ingerenze estere
La leadership londinese della Fratellanza Musulmana, guidata da Salah Abdel Haq, ha immediatamente reagito con una nota ufficiale che definisce il provvedimento un “precedente pericoloso” per la sicurezza nazionale americana e la stabilità regionale. Accusando Washington di promuovere “repressione e punizioni collettive” contro milioni di affiliati impegnati in attività sociali e religiose, il comunicato sottolinea l’assenza di prove concrete sul presunto legame con il terrorismo. La Fratellanza annuncia l’intenzione di percorrere “tutte le vie legali disponibili” per impugnare la decisione, evocando un potenziale scontro giudiziario nei tribunali statunitensi.
Non meno veemente la risposta dalla fazione di Istanbul, capeggiata da Mahmoud Hussein, che interpreta la mossa come un “cambiamento strategico” volto a sostituire “la forza al diritto” e a criminalizzare ogni forma di opposizione islamica pacifica. Secondo fonti citate da Al Arabiya, un vertice d’emergenza a Londra ha riunito figure chiave come Essam Abdel Shafi, Osama Soliman, Seif Abdel Fattah e Mohieddine Zait, per delineare strategie legali e politiche. Al centro delle discussioni, la protezione degli asset in Egitto, Giordania, Libano, ma anche in Libia, Tunisia, Algeria, Marocco, Iraq e persino in alcuni Paesi europei, dove il congelamento dei beni potrebbe estendersi.
Queste reazioni rivelano una frattura interna alla Fratellanza, divisa tra hub europei e turchi, ma unita nel denunciare “l’inquietante influenza di lobby estere” – un’allusione implicita a Israele, Emirati Arabi Uniti e Arabia Saudita – che starebbero esportando i loro conflitti interni nelle politiche di sicurezza Usa, in contrasto con lo slogan “America First” di Trump.
L’impatto finanziario: un colpo mortale alle reti economiche del movimento
Come sottolineato dall’esperto Abubakr al-Deeb, consulente del Centro Arabo di Studi, a Formiche.net, questa decisione rappresenta “il colpo finanziario più duro” subito dalla Fratellanza dalla sua fondazione quasi un secolo fa. Non si tratta di un mero atto simbolico: l’inclusione nella lista delle organizzazioni terroristiche straniere avvia un’operazione di “prosciugamento delle fonti di finanziamento” che colpisce una rete decentralizzata e stratificata, composta da scuole, cliniche, imprese edili, società di facciata e associazioni caritative.
Al-Deeb evidenzia come il sistema finanziario globale, ancorato al dollaro, permetterà agli Usa di congelare beni, bloccare bonifici e inserire entità sospette nelle liste di controllo. Banche internazionali, collegate al sistema Swift, saranno obbligate a interrompere rapporti con individui e organizzazioni legate ai rami designati, spingendo la Fratellanza verso soluzioni precarie come il contante o intermediari terzi. Settori come costruzioni, cambiavalute, istruzione privata, commercio internazionale e logistica ne usciranno indeboliti, con ripercussioni sugli investimenti immobiliari e sui canali di trasferimento fondi.
L’ex deputato repubblicano David Ramadan e l’ex ministro giordano Samih al-Maaytah concordano: la mossa infliggerà un “duro colpo” alle fonti di finanziamento negli Usa, con possibili effetti a catena in Europa e incentivi per altri Paesi a seguire l’esempio. Al-Deeb prevede una riconversione forzata verso reti locali e meno efficienti, con un calo di fiducia tra finanziatori e imprenditori. In ultima analisi, le sanzioni finanziarie si rivelano più efficaci di quelle politiche, interrompendo flussi e indebolendo la capacità organizzativa.
Il contesto procedurale e le pressioni bipartisan negli Usa
Il commentatore politico egiziano Mamon Fendi, su X, chiarisce che Trump non può imporre la designazione unilateralmente: l’ordine esecutivo avvia un iter legale che richiede un rapporto del Segretario di Stato e del Tesoro entro 30 giorni, seguito da azioni formali entro 45 giorni. Questo processo, che potrebbe durare due mesi, differenzia gli Usa da designazioni sommarie in alcuni Paesi arabi, enfatizzando garanzie procedurali. Fendi invita alla cautela contro analisi affrettate, notando come la politica Usa richieda una profonda conoscenza delle leggi locali.
Ramificazioni regionali: dal Medio Oriente al Sudan
Le implicazioni si estendono oltre il Medio Oriente. In Sudan, Massad Boulos, consulente senior di Trump per gli affari africani e arabi, definisce i Fratelli Musulmani e i residui del regime di Omar al-Bashir una “linea rossa” per gli Usa. In un’intervista ad Asharq Al-Awsat, Boulos sottolinea l’importanza di recenti incontri a Washington tra esercito sudanese e Forze di Supporto Rapido (Rsf) per fermare la guerra, ma esprime preoccupazione per gli eventi a El Fasher, che potrebbero preludere a una divisione del Paese.
Gli Usa, nel quadro del quartetto con Arabia Saudita, Egitto ed Emirati, promuovono una tregua umanitaria di tre mesi, rifiutando di appoggiare gruppi legati ai belligeranti o al vecchio regime. Questo approccio riflette una strategia più ampia di Washington: isolare movimenti islamisti percepiti come destabilizzanti, favorendo alleanze con regimi alleati come quelli del Golfo.
Verso una ridisegnazione degli equilibri islamisti?
La designazione di Trump non è isolata, ma parte di un trend globale contro l’Islam politico, accelerato da eventi come la decisione giordana di aprile 2025 di inserire il movimento tra i gruppi fuori legge – motivata da accuse di possesso di armi e pianificazione di attentati – e le iniziative francesi. Sebbene la Fratellanza resista legalmente e politicamente, le sanzioni finanziarie potrebbero costringerla a una ridisegnazione della sua mappa economica, riducendo la dipendenza da circuiti internazionali e favorendo reti locali più vulnerabili.
In un Medio Oriente frammentato, questa mossa rafforza l’asse Usa-Golfo contro Turchia e Qatar, tradizionali sostenitori della Fratellanza, e potrebbe incentivare ulteriori restrizioni in Europa e Africa.