Francia, dopo dieci giorni di scioperi i medici vincono: il governo disposto a rivedere la riforma “autoritaria”

  • Postato il 16 gennaio 2026
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Dopo dieci giorni di uno sciopero inedito, oggi medici di famiglia e specialisti francesi hanno vinto: il governo ha ceduto su alcune delle misure più contestate della Loi de financement de la Sécurité sociale (LFSS) adottata a dicembre in Senato e ancora all’esame in Assemblea nazionale, che avevano innescato la crisi. In un comunicato diffuso questa mattina, la ministra della Salute Stéphanie Rist ha annunciato l’impegno del governo a introdurre emendamenti nel corso del dibattito parlamentare, per sopprimere o modificare significativamente le disposizioni più controverse: “Non si tratta di fare un passo indietro, ma di ascoltare le rivendicazioni legittime dei medici e ricreare la fiducia con la professione”, ha scritto.

Al centro della protesta dei medici di famiglia e degli specialisti ci sono disposizioni normative percepite come “autoritarie” e “penalizzanti” per l’esercizio libero della professione. La più contestata riguarda l’introduzione di una procedura che avrebbe imposto ai medici di attenersi a obiettivi quantitativi di riduzione dei giorni complessivi di congedo per malattia prescritti ogni anno, indipendentemente dalla situazione clinica dei singoli pazienti. Un misura presentata dal governo come strumento di contrasto alla “frode sociale e fiscale”, vissuta invece dalla categoria come una “delegittimazione dell’autonomia clinica”, che avrebbe costretto i medici a scegliere tra l’interesse del paziente e il rispetto di obiettivi amministrativi e contabili: i congedi per malattia sono costati alla Sécurité sociale 17 miliardi di euro nel 2025.

Pur non negando l’esistenza di possibili “abusi”, i medici contestano il principio stesso della misura, che, secondo loro, “vuole far fare economie allo Stato sulle spalle dei malati” e che veicola l’idea che la prescrizione dei congedi sia ampiamente imputabile a comportamenti abusivi o compiacenti dei professionisti. Una presunzione generalizzata che li ha fatti sentire trattati tutti come “truffatori” e “delinquenti”.

Un’altra norma critica della LFSS è quella che autorizzerebbe l’autorità sanitaria a fissare unilateralmente alcuni tariffari medici in assenza di accordo con i sindacati, rompendo una prassi consolidata di negoziazione collettiva sui prezzi delle prestazioni. A questi si aggiungevano altri motivi di tensione: la proposta di non rimborsare le prescrizioni firmate da medici “non convenzionati”, che applicano cioè superamenti di onorari, la prospettiva di limitazioni in certi casi su questi superamenti di onorari, e il rafforzamento dei controlli sulle prescrizioni e le attività cliniche.

Il movimento ha assunto rapidamente un carattere senza precedenti recenti: tutti i principali sindacati di medici liberi professionisti – generici e specialisti – si sono uniti, sostenuti anche da organizzazioni di studenti, giovani medici, infermieri liberali. Una piattaforma di rivendicazioni comune ha raccolto subito migliaia di adesioni. Se i medici erano mobilitati già da ottobre, la protesta vera e propria è iniziata il 5 gennaio, con chiusure di studi in tutta la Francia e cancellazioni di appuntamenti programmati. Il 10, un corteo di migliaia di medici e professionisti della salute, molti in camice bianco, è partito dal Panthéon, a Parigi, in direzione dell’Hôtel de l’Invalides, vicino alla sede del ministero della Salute, per protestare contro la “deriva autoritaria del sistema di finanziamento della sanità”: “Non siamo le pedine dei vostri fallimenti”, recitavano alcuni striscioni. Migliaia di specialisti del sindacato Le Bloc, anestesisti, chirurghi, ginecologi, hanno proclamato il loro “esilio simbolico” per alcuni giorni a Bruxelles per evitare le possibili requisizioni da parte delle autorità sanitarie: “Vogliamo dimostrare che siamo indispensabili – aveva spiegato il sindacato -. In alcune specialità, realizziamo l”80% degli interventi”.

Lo sciopero, che ha raccolto un’adesione significativa, ha avuto ripercussioni sull’ospedale pubblico e sul pronto soccorso, con un aumento dell’afflusso di pazienti in piena epidemia di influenza. Stamattina i sindacati hanno sospeso la mobilitazione, ma restano cauti: la vera prova, avvertono, sarà la traduzione delle promesse in testi legislativi concreti.

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