#FORUMAutoMotive, la filiera lancia l’allarme: “Serve cambio di rotta sul Green Deal”
- Postato il 25 marzo 2026
- Fatti A Motore
- Di Il Fatto Quotidiano
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Si è concluso ieri a Milano il #FORUMAutoMotive, evento ideato dal giornalista Pierluigi Bonora, che ha offerto la fotografia di un settore che non chiede più semplici correzioni di rotta, ma una vera inversione politica. Il tono dei lavori è stato chiaramente allarmato: non un allarme astratto, bensì industriale, occupazionale e persino geopolitico. Al centro del dibattito, il modo in cui l’Europa ha impostato la transizione ecologica dell’auto, giudicato da molti relatori troppo rigido e ideologico, incapace di tenere insieme ambiente, competitività e sostenibilità sociale.
Dagli interventi è emerso un messaggio quasi corale: la filiera automotive europea ritiene di essere arrivata a un punto critico. Tra l’avanzata dei marchi cinesi, i costi energetici ancora elevati e un quadro normativo percepito come penalizzante, cresce il timore di un progressivo indebolimento dell’industria continentale.
Tra i dati più citati, quelli presentati da AlixPartners: un mercato europeo sostanzialmente stagnante, un’Italia leggermente in calo nel 2025 rispetto al 2024 e, soprattutto, una crescita significativa della presenza cinese, destinata a raggiungere il 13% del totale europeo entro il 2030. In Italia, secondo quanto riportato al forum, i brand cinesi sono già passati dal 3% del 2024 al 6% nel 2025, con un picco del 7% nell’ultimo trimestre.
A sintetizzare il malessere del settore è stato in particolare Marco Bonometti, presidente e amministratore delegato di OMR Automotive, che ha definito il Green Deal un progetto nato da presupposti condivisibili ma realizzato con strumenti sbagliati. La sua posizione è netta: senza un cambio di approccio, l’industria automobilistica rischia di perdere il proprio futuro in Europa. Bonometti lega strettamente la questione ambientale a quella energetica e occupazionale, ricordando come il comparto valga milioni di posti di lavoro e centinaia di miliardi di gettito fiscale, mentre le prime ricadute occupazionali negative sono già evidenti.
Il punto centrale del dibattito riguarda il ruolo della politica: secondo molti interventi, non può essere lei a decidere unilateralmente quali tecnologie debbano adottare i consumatori, ignorando le reali dinamiche di mercato. Da qui la richiesta, ribadita più volte durante il forum, di una maggiore “neutralità tecnologica”. Un concetto che attraversa interventi di associazioni di categoria, operatori della filiera e rappresentanti istituzionali, con l’obiettivo di superare l’idea di un percorso unico e obbligato verso l’elettrico.
Le criticità sollevate non riguardano solo la regolamentazione, ma anche il contesto industriale più ampio: approvvigionamento di materie prime, costi energetici e fragilità della logistica. Al forum si è parlato anche di rincari sulle gomme sintetiche e di tensioni geopolitiche che continuano a influenzare i costi, mentre cresce la preoccupazione per una dipendenza dall’estero proprio nel momento in cui l’Europa dovrebbe rafforzare la propria autonomia industriale.
Accanto alle critiche, tuttavia, è emerso anche un fronte più propositivo, legato all’innovazione. Aziende come Stellantis, Bosch, A2A E-Mobility e DEKRA hanno sottolineato come la competizione globale, in particolare con la Cina, non si giochi soltanto sul prezzo, ma su fattori come integrazione tecnologica, software, aggiornamenti continui, intelligenza artificiale e sicurezza informatica. Bosch ha evidenziato come l’auto stia diventando sempre più simile a uno smartphone, capace di evolversi anche dopo l’uscita dalla fabbrica, mentre A2A ha ribadito la necessità di integrare la mobilità elettrica con il sistema energetico.
Il quadro che emerge è quindi complesso: da un lato una forte critica all’impostazione normativa europea, dall’altro la consapevolezza che la sfida non si possa vincere tornando indietro. La filiera chiede di ridurre l’approccio ideologico, riaprire il confronto industriale e rimettere al centro consumatore, lavoro ed energia. Resta da capire se queste istanze troveranno ascolto a Bruxelles o se verranno ricordate come l’ennesimo segnale ignorato dalla politica.
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