Forum Ambrosetti: “Economia ligure in salute, calo dell’export e dazi di Trump? Nessuna preoccupazione”

  • Postato il 24 marzo 2025
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  • Di Il Vostro Giornale
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Forum Teha 2025

Liguria. Un’economia “in salute”, con Pil in crescita blue economy a fare da settore trainante insieme a logistica e turismo, con alcune ombre sull’export che però non preoccupano nemmeno in relazione ai dazi di Trump. È la fotografia che emerge dai dati presentati a Palazzo del Principe da The European House – Ambrosetti nel primo degli incontri del 2025 per fare il punto con gli stakeholder sugli obiettivi da raggiungere nei prossimi cinque anni.

“Dall’analisi del think tank, giunto alla sua nona edizione, emerge un’immagine del territorio ligure e genovese fortemente dinamico – spiega Valerio De Molli, managing partner e Ceo di Ambrosetti -. In particolare, considerando il quadro macroeconomico, risultano assolutamente positive le proiezioni di crescita del Pil regionale per il 2025 (+1,4% contro una media nazionale dell’1,2%) e lo stato di salute del mercato del lavoro, come testimonia il tasso di occupazione pari nel 2024 al 67,3%, anche in questo caso superiore rispetto alla media nazionale del 62,2%. Inoltre, in Liguria la percentuale di Neet (i giovani che non studiano e non lavorano, ndr) nel 2024 è pari al 12,4% (inferiore rispetto alla media nazionale del 15,2%) e con un trend negli ultimi cinque anni in progressiva diminuzione”.

“La regione – prosegue De Molli – può puntare su alcuni asset strategici del territorio, come l’economia del mare, settore nel quale esercita una vera e propria leadership a livello nazionale, il turismo e la ricerca e sviluppo. Il nostro osservatorio riporta l’immagine di un territorio in ottima salute: la provincia di Genova, infatti, cresce o resta stabile rispetto all’anno precedente nel 67,9% dei KPI (19 su 28) migliorando soprattutto nel settore della formazione e innovazione, nel quadro demografico e ambientale e nel settore turistico e culturale. Il tavolo  di oggi inaugura la nostra attività di ascolto dei territori tramite un ciclo di incontri nelle province liguri che si svilupperà nel corso dei prossimi mesi e che rappresenta il core del prossimo rapporto strategico 2025″.

Nel 2024, però, le esportazioni hanno subito una flessione del 24%. “Non lo reputo un fattore di allarme rosso, perché in effetti è stato uno spike positivo nell’anno precedente e largamente imputabile a commesse straordinarie del mondo della cantieristica navale, peraltro dagli Stati Uniti. Siamo tornati indietro a due-tre anni fa, c’era stato un picco molto importante nell’ultimo biennio, adesso è rientrato. Ma se guardiamo alla traiettoria di medio termine del decennio è comunque una media mobile in crescita e questa è una prima indicazione”, risponde De Molli.

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La Liguria in generale

Nel dettaglio, dai dati forniti da TEHA emerge l’immagine di un’economia ligure in salute. Per il 2025 si prevede una crescita del Pil del 1,4%, superiore rispetto alla media nazionale (+1,2%). Il dato 2024 sull’export è più in chiaroscuro: nel 2024, anche a causa della complessa situazione internazionale, si è registrato un calo del 24,1%; tuttavia, prendendo in considerazione il dato complessivo degli ultimi 5 anni, le esportazioni liguri sono cresciute del 12,7%, quasi il doppio rispetto al resto del Nord Ovest (+6,6%).

Buoni anche i dati relativi al tasso di occupazione nella fascia 15 – 64 anni che, con il suo 67,3%, è superiore al dato italiano, fermo a 62,2%. I numeri positivi riguardano sia le donne (tasso di occupazione al 59,8%, pari a 282mila persone, maggiore rispetto al 53,3% italiano) che gli uomini (tasso di occupazione al 74,8%, pari a 352mila persone, maggiore rispetto al 71,1% italiano).

Per quanto riguarda l’istruzione, la percentuale di Neet (ragazzi che non studiano e non lavorano) nel 2024 si attesta al 12,45%, dato inferiore alla media nazionale (15,2%).

Fiore all’occhiello della Liguria è la blue economy, nella quale la Regione ha un ruolo da leader nel panorama italiano: il 10,6% delle imprese della Regione è attivo nell’economia del mare, percentuale nettamente superiore alla media nazionale (3,8%). Positivo anche il dato sul valore aggiunto generato dall’economia del mare (11,9%) e quello degli occupati nel settore (14,4%), oltre al numero di Teu movimentati nei porti liguri (nel 2024 in aumento del 7,3% rispetto al 2023): tutti numeri che rendono la Liguria il territorio più “blu” d’Italia.

La Liguria si posiziona bene anche nel campo dello sviluppo tecnologico, altro settore strategico per l’economia nazionale. Con una spesa dell’1,6% del Pil investito in ricerca, il territorio è la quinta regione a livello nazionale per investimenti in questa direzione. Spicca anche la percentuale di risorse umane impiegate in abito scientifico e tecnologico: in Liguria il 39,5% è impiegato in questi ambiti, dato che pone il territorio al quarto posto nella classifica italiana. Per quanto riguarda questo dato, la Liguria è anche tra le regioni italiane che più stanno aumentando il numero di lavoratori impiegati in questo ambito, con un implemento del +2,5% a fronte di una media nazionale del +1,4%.
Altro settore trainante è quello turistico, in particolare nell’arrivo di stranieri: tra il 2019 e il 2024 gli arrivi di turisti dall’estero sono aumentati del 17,9% (+4,4% il dato italiano per lo stesso periodo), le presenze del 20,3% (dato italiano +6,8%).

Complesso il tema delle nuove infrastrutture: alcuni progetti risultano in ritardo ma, secondo TEHA, al 2030 si stima un impatto di +8,4 miliardi sul Pil ligure. Da migliorare anche la disponibilità di manodopera (il 49% delle imprese del sistema produttivo segnala difficoltà di reperimento di lavoratori adatti) e dello skill mismatch tra formazione e offerta di lavoro (la percentuale ligure è al 32,7%, mentre la media italiana di attesta al 29,7%).

Il focus sul territorio genovese

Dall’analisi TEHA presentata oggi emerge una città metropolitana che cresce o resta stabile rispetto allo scorso anno nella maggior parte delle sezioni tematiche prese in esame (sistema produttivo, mercato del lavoro, formazione e innovazione, società e ambiente, turismo e cultura) e in tutti i tre macro obiettivi (valore aggiunto per abitante, in aumento dell’8,2% rispetto allo scorso anno; età media della popolazione, stabile rispetto allo scorso anno; popolazione in età lavorativa, in aumento di 0,1 punti percentuali).

Per esempio, le presenze turistiche nel Genovese sono aumentate del +6,6% nel 2024, gli arrivi di turisti stranieri del 8,5%; molto positivi anche i dati sull’offerta culturale (che calcola gli spettacoli a disposizione ogni mille abitanti), aumentata del 10,3%. In crescita anche la produttività del lavoro (+5,1%) e la percentuale di persone con titolo di studio terziario (a Genova sono il 34,7% della popolazione tra i 25 e i 29 anni). Migliore della media nazionale e regionale anche il numero di Neet, pari al 9,7% dei ragazzi tra i 15 e il 29 anni.

“Non lo reputo un fattore di allarme rosso perché in effetti è stato uno spike positivo nell’anno precedente e largamente imputabile a commesse straordinarie del mondo della cantieristica navale, peraltro dagli Stati Uniti. Siamo tornati indietro a due-tre anni fa, c’era stato un picco molto importante nell’ultimo biennio, adesso è rientrato. Ma se guardiamo alla traiettoria di medio termine del decennio è comunque una media mobile in crescita e questa è una prima indicazione.

Bucci: “Dati positivi, ma qualcuno dice il contrario con numeri inventati”

“Il dato che salta gli occhi è che il nostro Pil è il migliore dell’Italia e questo è quello che fa ricchezza sul nostro territorio – commenta il presidente ligure Marco Bucci -. Il nostro Pil si sta muovendo benissimo da almeno sei anni, sia per Genova che per la Liguria, lo metterei sul naso di chi continua a dire che noi retrocediamo. In realtà aumenta il numero dei lavoratori, aumenta il numero delle persone, aumenta il Pil, abbiamo tutte le metriche in positivo. Mi dispiace che sia qualcuno che continua a dire cose contrarie con numeri inventati, anche il famoso professore di economia che era nel cda di Amiu, nei tempi in cui Amiu valeva un euro, dice che il Pil è rimasto uguale, anche se ha ammesso che sono aumentati i posti di lavoro”. Il governatore si riferisce a Maurizio Conti, coordinatore del lavoro sul programma della coalizione che supporta Silvia Salis. “Direi che questi rapporti lo smentiscono clamorosamente – prosegue – quindi la Liguria sta andando benissimo, sta avendo gli anni migliori degli ultimi 30 anni e di questo noi siamo super soddisfatti. Ma non ci fermiamo qui, continuiamo a rimboccarci le maniche e andare avanti”.

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I dazi fanno paura?

A pochi giorni dall’entrata in vigore dei dazi decisi dal presidente degli Stati Uniti Donald Trump nei confronti dei prodotti provenienti dall’Unione europea ci si interroga sulle ricadute per l’economia ligure, a maggior ragione se il dato dell’export risulta influenzato perlopiù dalle commesse d’Oltreoceano. Ma secondo De Molli, Ceo di The European House – Ambrosetti, non sarà affatto una catastrofe: “Trump nello specifico avrebbe dichiarato che soprattutto i grandi cantieri navali devono assolutamente rientrare negli Stati Uniti. Però si dimentica, il buon presidente degli Stati Uniti, che non lo fai con uno schiocco di dita. Puoi assumere dei camerieri con uno schiocco di dita, ma non costruire una competenza industriale navalmeccanica che non hai, che avevi in passato, ma che hai perso. Non rappresenterà un vero problema sostanziale perché non riusciranno a farlo. Detto questo, la mia valutazione, ma spero di non essere tacciato di eccessivo ottimismo, è che l’industria italiana è molto più resiliente di quello che si teme, quindi non mi aspetto un impatto così tragico come molti osservatori stanno sottolineando”.

“La politica dei dazi è più un discorso di aspettative che non reale, vedremo poi quelli che saranno veramente applicati – aggiunge Bucci -. Non è mai una cosa positiva né per chi la fa né per chi la subisce, è invece una cosa da mettere sul tavolo in fase di negoziazione ed è quello che sta succedendo in questo momento. Quindi non sono per nulla preoccupato. Penso che continueranno a bere il nostro vino, a mangiare la nostra pasta”. E infine una battuta: “Oggi ho letto sul giornale di qualcuno qualcuno diceva: facciamo il basilico negli Stati Uniti. No, no, mi raccomando, il basilico si fa a Pra’, il basilico lo facciamo noi, punto e basta. Io ho provato a piantare il basilico in Minnesota: intanto cresce soltanto in estate e poi ovviamente viene che sa di menta. Anche le foglie piccole sapevano di menta. Quindi consiglio di farlo qui a Pra'”. 
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Il Vostro Giornale

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