Fondi ad Hamas, il Riesame scarcera tre arrestati su sette: Hannoun resta in isolamento a Terni
- Postato il 19 gennaio 2026
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- Di Genova24
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Genova. La procura non si esprime: l’impianto accusatorio ha retto, almeno per oltre la metà degli imputati. Gli avvocati degli arrestati invece sono parzialmente soddisfatti delle tre scarcerazioni su sette e si spingono a considerazioni su quello che a loro avviso conterranno le motivazioni del Riesame che saranno depositate nei prossimi giorni, probabilmente con provvedimenti singoli.
Le decisioni del tribunale del Riesame
Il principale indagato Mohammad Hannoun, l’architetto e attivista palestinese arrestato insieme ad altre sei persone perché accusato di essere vertice della cellula italiana di Hamas (che avrebbe finanziato attraverso le associazioni benefiche da lui gestite che raccoglievano fondi per i bambini palestinesi a Gaza) resta recluso nel carcere di Terni. Ed è in isolamento perché così avrebbe disposto la Procura di Genova. Con lui restano in carcere i suoi principali collaboratori: Ra’ed Dawoud, Yaser Elasaly e Ryad Albunstanji.
Le giudici Marina Orsini, Luisa Camposaragna e Paola Calderan hanno invece annullato la misura e disposto la scarcerazione immediata di Rahed Al Salahat, referente dell’associazione per Firenze e la Toscana, Ibrahim Abu Rawwa (dipendente dell’Abspp, referente per il nord Est) e Khalil Abu Deiah, custode della Cupola d’Oro di Milano. Gli ultimi due sono accusati non di appartenere ad Hamas come gli altri ma di aver comunque contribuito al suo finanziamento. Abu Deiah è stato inoltre l’unico tra gli arrestati a farsi interrogare dal pm. Nel caso di Al Salah ci sarebbero stati “errori e criticità nelle trascrizioni degli audio delle intercettazioni fatte rilevare ai giudici durante l’udienza di venerdì” spiega il suo legale, ma tutti gli avvocati degli arrestati (Nicola Canestrini, Fausto Gianelli, Elisa Marino, Gilberto Pagani, Pier Poli, Marina Prosperi, Nabil Ryah, Dario Rossi, Flavio Rossi Albertini, Giuseppe Sambataro, Fabio Sommovigo, Emanuele Tambuscio, Gianluca Vitale e Samuele Zucchini) sembrano concordare su un punto: il materiale israeliano non sarebbe utilizzabile per sostenere le esigenze cautelari, né tantomeno potrà esserlo in un futuro processo.
Trenta giorni per le motivazioni: possibili motivazioni scaglionate
Il tribunale del Riesame ha preso 30 giorni di tempo per depositare le motivazioni. E’ inconsueto, anche se previsto dal codice, il deposito delle motivazioni successive al provvedimento nel caso del Riesame ma in questo caso non c’era altra scelta. La decisione doveva arrivare entro oggi per tutti e sette gli arrestati – pena la scarcerazione automatica di tutti – e dopo l’udienza fiume di venerdì, durata oltre dieci ore, non c’era il tempo materiale di motivare sette provvedimenti singoli e dettagliati, che per questo potrebbero arrivare scaglionati nei prossimi giorni.
La procura e la ‘prova di resistenza’ dell’impianto accusatorio
La Procura non commenta per ora, ma è convinta del contrario: l’utilizzo fatto del materiale di intelligence rispetterebbe gli studi e le raccomandazioni sull’utilizzo della documentazione proveniente da contesti bellici provenienti da Eurojust e dal Consiglio d’Europa. In ogni caso i pm genovesi avrebbero preventivamente effettuato la cosiddetta ‘prova di resistenza’ per testare l’impianto accusatorio anche in assenza del materiale fornito dagli israeliani, vale a dire le intercettazioni e il materiale trovato nel server hackerato dell’associazione che secondo l’accusa proverebbero comunque l’appartenenza degli indagati ad Hamas a partire dall’adesione ideologica. Se saltassero i file dell’intelligence israeliana salterebbe invece quella parte dell’accusa secondo cui le associazioni con sede in Palestina destinatarie dei fondi inviati da Hannoun sono legate ad Hamas.
Ora i pm Marco Zocco e Luca Monteverde stanno valutando se ricorrere in Cassazione contro i tre decreti di scarcerazione. Certamente a Roma ci andranno gli avvocati degli indagati rimasti in carcere (Mohammad Hannoun, Ra’ed Dawoud, Yaser Elasaly e Ryad Albunstanji), ma si tratta per i difensori di “una chiara vittoria sul piano dei principi” ha spiegato in una nota l’avvocato Nicola Canestrini. “La lotta al terrorismo va combattuta con le regole, non con scorciatoie. Sul resto attendiamo le motivazioni, ricordando che vale per tutti la presunzione di innocenza”.