Foibe, l’esperto a Genova: “Molte volte prevale l’ideologia e ognuno gira la frittata come crede”
- Postato il 5 febbraio 2026
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- Di Genova24
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Genova. “Molte volte prevale la passione dell’ideologia a detrimento della storia. Io sono uno storico, sono venuto qui per parlare di storia, per raccontare quello che è successo. Poi ognuno può girare la frittata come meglio crede per andare in qualche modo a tutelare le proprie idee, i propri programmi, i propri desideri”. È il monito di Stefano Pilotto, professore di storia delle relazioni internazionali all’Università di Trieste, invitato per una lectio magistralis alla seduta solenne del Consiglio regionale della Liguria in prossimità del Giorno del ricordo, istituito nel 2004 per commemorare i massacri delle foibe e l’esodo giuliano-dalmata.
Una ricorrenza che anche quest’anno Genova vive tra polemiche e tensioni, da un lato per i continui episodi vandalici ai danni della targa in memoria di Norma Cossetto, posta dalla giunta Bucci nel 2022 nel quartiere di Oregina, e dall’altro per le commemorazioni in programma sulla piastra di Staglieno, portate avanti spesso da movimenti di estrema destra con la mobilitazione conseguente della galassia antifascista.
“La destra, la sinistra ci sono in Italia come in altri Paesi – spiega Pilotto -. Noi siamo qui per parlare serenamente di storia e del passato, e per riflettere, chinare la testa di fronte a tutti coloro che persero la vita e pagarono per tutti. Oggi l’Italia si ferma un momento per pensare alle vicende del confine orientale, alle foibe, all’esodo, ai massacri che sono avvenuti, ma anche a tutto quello che è successo prima. Io oggi parlo anche delle premesse, non solamente di quello che è successo nel 1943-44-45, perché è giusto che la storia sia inquadrata in un contesto generale, non in un contesto solo particolare legato a periodi molto brevi”.
Il Giorno del ricordo, riflette l’esperto, è “un momento prezioso per riflettere sulla storia del nostro Paese, per riaprire una pagina che è stata oscura per molti anni, per fare mente locale su tutto ciò che successe e, soprattutto, per guardare avanti verso il futuro con animo più sereno, certamente convinti del fatto che la verità emerge sempre sui documenti, sulle testimonianze, su quello che è successo. E questo deve rinforzare la coscienza nazionale”.
“C’è un parallelismo molto forte con la Liguria – sottolinea – perché dopo i fatti della Seconda Guerra Mondiale, noi abbiamo parlato soprattutto della tragedia dell’esodo istriano, fiumano e dalmata. Tuttavia l’Italia non perse solo i territori orientali, ma perse anche dei territori occidentali: Tenda, Briga e Monginevro. E anche da quelle piccole zone, che l’Italia perse a beneficio della Francia, vi fu un piccolo esodo. Per cui, in realtà, il disagio, il dolore, la sofferenza dell’esodo si sono manifestati anche da queste parti”.
“È lo stesso che diamo anche nel Giorno della Memoria: bisogna cercare di ricordare per evitare di commettere degli errori nel passato – commenta il presidente del Consiglio regionale Stefano Balleari, esponente di Fratelli d’Italia -. Dopo molti anni si è riusciti a riconoscere quello che è stato il sacrificio di molti italiani e il sacrificio di persone che hanno scelto di essere italiane due volte: per nascita e per vocazione”.
“Purtroppo proprio nella nostra città, a Genova, stanno avvenendo dei fenomeni che trovo veramente imbarazzanti, come quello dell’imbrattamento e della distruzione di una targa dedicata a colei che è stata il punto centrale, Norma Cossetto, che è stata ubicata in un posto per decisione del Consiglio comunale e poi, per una questione di mantenimento e per evitare che venisse fatto uno scempio, è stata spostata: cosa che io non trovo corretta, per il semplice fatto che determinate cose vanno tutelate. E allora non si risolve mettendola in un posto dove c’è un passaggio inferiore. Addirittura in questo momento non c’è neanche, perciò trovo che sia imbarazzante. Noi siamo qua oggi per proteggere un ricordo: non quello di Norma Cossetto, ma quello di un gruppo importante di centinaia di migliaia di persone che sono state costrette ad abbandonare tutto quello che avevano, il loro territorio, per affrontare una nuova vita”.