Fisco nel tuo conto? "Illegale": la sentenza che cambia tutto
- Postato il 11 gennaio 2026
- Economia
- Di Libero Quotidiano
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Fisco nel tuo conto? "Illegale": la sentenza che cambia tutto
Il Fisco italiano viene bocciato dalla Corte Europea dei Diritti dell’Uomo, che ha messo sotto accusa il modo in cui l’Agenzia delle Entrate può accedere ai dati bancari dei contribuenti. La vicenda nasce dal ricorso di due cittadini italiani che tra il 2019 e il 2020 si sono visti notificare dalle proprie banche la richiesta dell’Agenzia di informazioni sui conti correnti, sulla cronologia delle operazioni e su altri movimenti finanziari riferibili a loro, per periodi compresi tra uno e due anni. La sentenza, pubblicata mercoledì 8 gennaio, ha acceso i riflettori su un sistema giudicato privo di adeguate tutele.
Secondo i giudici di Strasburgo, la normativa italiana attribuisce alle autorità fiscali una "discrezionalità illimitata" nell’attivare e ampliare questo tipo di controlli. A pesare è soprattutto l’assenza di garanzie procedurali efficaci, perché l’accesso ai dati bancari non è sottoposto a un vero controllo giurisdizionale o indipendente. Da qui la conclusione netta della Corte: "Il quadro giuridico interno non ha garantito ai ricorrenti il livello minimo di protezione a cui avevano diritto ai sensi della Convenzione".
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La Cedu ha quindi ritenuto che l’Italia abbia violato l’articolo 8 della Convenzione europea dei diritti dell’uomo, che tutela la vita privata. Anche se esistono regole che delimitano formalmente i casi in cui il Fisco può chiedere le informazioni, nella pratica queste non vengono rispettate in modo tale da offrire una protezione effettiva ai contribuenti.
Per questo motivo la Corte chiede allo Stato italiano di intervenire sia sulle leggi sia sulle prassi operative. L’Agenzia delle Entrate, secondo Strasburgo, deve essere obbligata a rispettare con precisione le condizioni che giustificano l’accesso ai dati bancari e a motivare ogni richiesta. Inoltre, il sistema deve garantire al contribuente la possibilità di ricorrere contro tali misure, senza dover attendere l’emissione di un avviso di accertamento o la conclusione dell’intero procedimento fiscale. In sostanza, l’accesso ai conti correnti non può più avvenire in un vuoto di tutele, ma deve essere accompagnato da controlli e diritti effettivi di difesa.
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