Fiano: "Sulle dimissioni di Albanese l'Italia segua la Francia". Ma il Pd sospende il giudizio sulla relatrice Onu

  • Postato il 12 febbraio 2026
  • Di Il Foglio
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Fiano: "Sulle dimissioni di Albanese l'Italia segua la Francia". Ma il Pd sospende il giudizio sulla relatrice Onu

Francesca Albanese torna al centro del dibattito. Dopo le dichiarazioni rilasciate ad Al Jazeera e la richiesta di dimissioni da parte del ministro degli Esteri francese Jean-Noël Barrot dal suo ruolo di relatrice speciale dell'Onu (oggi una richiesta analoga è arrivta anche dal ministro degli Esteri tedesco Johann Wadephul), la polemica ha toccato (più o meno) tutti i partiti italiani. Emanuele Fiano, ex-deputato dem e presidente dell'associazione Sinistra per Israele, ha raccolto la richiesta del ministro francese: "Anche l'Italia, come la Francia, dovrebbe chiedere le dimissioni di Francesca Albanese? Penso che sul fatto che non abbia svolto il suo ruolo in modo equilibrato, dovremmo essere tutti d'accordo. E quindi anche l'Italia. Albanese non ha svolto il suo ruolo come una figura terza - continua Fiano - e non lo ha svolto in modo equilibrato e imparziale". Dichiarazioni che poi, come detto, hanno anticipato quelle del ministro degli esteri tedesco Johann Wadephul, che si è unito alle critiche della relatrice: "Condanno le sue recenti dichiarazioni su Israele. La sua posizione è insostenibile"

 

Il senatore del Pd Filippo Sensi, che in passato ha criticato duramente Albanese, contattato dal Foglio ha affermato che "ciò che lei ha detto non aggiunge e non toglie niente rispetto a quello che penso di questa persona". Sulla possibilità delle dimissioni offerta ieri dal ministro francese sembra invece più dubbioso: "Se l'Onu pensa di essere degnamente rappresentato è affare dell'Onu. Ma le sue uscite passate mi bastano e mi avanzano sul giudizio di chi è". A difesa di Albanese ci sono state inveceprese di posizione come quelle dei deputati Arturo Scotto e Laura Boldrini, che hanno sottolineato"la strana coincidenza" sul fatto che le critiche le vengano mosse "nel giorno in cui il governo di Netanyahu decide nei fatti di annettere la Cisgiordania". Per il resto, si registra un silenzioso imbarazzo, anche da parte di chi nel Pd non ha mai fatto segreto della distanza ideologica dalla relatrice speciale, diffondendo comunicati e prese di posizioni pubbliche anche molto forti. Un vuoto di opinioni che suona come una pausa - o una tregua -  con il tentativo di non utilizzare l'occasione per evidenziare ancora una volta le divisioni e le crepe all'interno del partito stesso. Dal M5s e Avs il sostegno alla relatrice è invece incrollabile e fedele, con il co-leader di Avs Angelo Bonelli che ha denunciato una campagna di manipolazione politica, alludendo al fatto che il video incriminato sia stato falsificato di proposito per gettare cattiva luce sulla relatrice.

 

In ogni caso, le forze di maggioranza hanno sfruttato l'occasione e si sono unite nella richiesta di dimissioni di Barrot, con la Lega che ha anche depositato una risoluzione che chiede al governo un impegno "ad unirsi alla Francia e a qualsiasi altro Paese ritenga di associarsi, in occasione della 61esima sessione del Consiglio per i diritti umani dell'Onu che avrà luogo il 23 febbraio 2026, alla richiesta di dimissioni dalla carica di relatrice speciale delle Nazioni Unite sui Territori palestinesi che verrà rivolta a Francesca Albanese". A ora, però, nel Pd non sembrano essere intenzionati ad accodarsi alla richiesta. 

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Autore
Il Foglio

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