Femminicidio Sofia Stefani, la comandante dei vigili teste in aula: “Gualandi non poteva portare l’arma”

  • Postato il 31 marzo 2025
  • Giustizia
  • Di Il Fatto Quotidiano
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“Dal primo gennaio 2024 Gualandi aveva la responsabilità dell’ufficio contenzioso. Era un servizio interno. Chi svolge servizi interni non deve essere armato, lui non poteva portare l’arma. Era assegnatario di un’arma, ma non la poteva portare, andava a fare le esercitazioni al poligono programmate. Non l’ho mai visto maneggiare l’arma in ufficio o pulirla in ufficio. Io non ho mai pulito l’arma in ufficio. Nessun collega ha mai pulito le armi in ufficio”. Sono le parole di Silvia Fiorini, comandante della polizia locale di Anzola e Sala Bolognese, che testimonia davanti alla Corte d’Assise di Bologna, presieduta dal giudice Pasquale Liccardo, nel processo nei confronti del 63enne, accusato dell’omicidio volontario aggravato (dai futili motivi e dal legame affettivo) della collega Sofia Stefani, 33 anni, con cui aveva una relazione. Davanti alla stessa Corte, un paio di settimane fa, era emerso il documento di sottomissione sessuale firmato da entrambi in cui l’uomo dichiarava: “Io signore e padrone mi impegno a dominare l’anima della mia sottomessa”.

Stefani è stata uccisa il 16 maggio 2024 da un colpo partito dalla pistola di ordinanza di Gualandi nell’ufficio dell’uomo, al comando di Anzola. L’imputato – presente oggi in aula, seduto accanto ai suoi difensori, Claudio Benenati e Lorenzo Valgimigli – ha sempre sostenuto che sia stato un incidente, uno sparo esploso per errore durante una colluttazione. Ma la Procura, con la pm Lucia Russo, e i carabinieri sono convinti che si sia trattato di un gesto volontario. “Dalla fine di settembre 2021, quando ha ricevuto una idoneità con limitazioni al servizio esterno, Gualandi non ne ha più fatti”, ha aggiunto Fiorini, rispondendo alle domande della procuratrice aggiunta. “Con Gualandi non c’erano rapporti distesi, infatti fino al giorno dei fatti l’atteggiamento sul luogo di lavoro di Gualandi è sempre stato strumentalmente ostruzionistico. Qualsiasi cosa dicessi, scrivessi o facessi, era oggetto di chiarimenti, richieste di spiegazioni, lamentele e contestazioni da parte sua. Parliamo di centinaia di email e decine e decine di lettere”.

La testimone ha parlato anche della vittima: “Conoscevo Sofia Stefani. È stata assunta tramite concorso a dicembre 2022. Da subito ha tenuto atteggiamenti e modalità non consoni al servizio e al ruolo, tanto che nell’arco del tempo sono stata costretta ad avviare dei procedimenti disciplinari, che si sono poi definiti e a fine novembre 2023 le ho notificato il mancato superamento del periodo di prova”. Fiorini ha spiegato, ad esempio, “che durante un intervento delicato, relativo ad una famiglia che aveva occupato il Comune e non voleva andare via, la Stefani non coadiuvò la collega che era con lei e si allontanò per andare a recuperare una sedia. La collega poi, non vedendola tornare, andò a cercarla, e trovò la Stefani nell’antibagno, che stava telefonando a Gualandi, e quando le è stato detto di rientrare ha avuto una reazione non corretta, che ha tenuto anche successivamente davanti ai servizi sociali del Comune, minacciando di fatto la collega: ‘Se hai qualcosa da dirmi – disse – ci vediamo fuori’. Non ho mai saputo però di atti di violenza fisica, solo verbali”.

Fiorini ha poi spiegato che la “Stefani aveva un rapporto di fiducia con Gualandi, tanto che anche se Gualandi non era il suo superiore diretto, la Stefani si rivolgeva sempre a lui. I colleghi che prestavano servizio con lei lamentavano che spesso chiamava Gualandi, anche in viva voce. Non ero al corrente della relazione extraconiugale tra di loro. Per tutto il tempo in cui la Stefani ha prestato servizio ad Anzola non ho mai avuto l’idea che ci fosse una relazione tra i due, e nessuno mi ha parlato di questo”.

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Il Fatto Quotidiano

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