Fate vedere i film degli Oscar a chi lamenta che “non ci sono più quelli di una volta”

  • Postato il 3 marzo 2025
  • Di Il Foglio
  • 1 Visualizzazioni
Fate vedere i film degli Oscar a chi lamenta che “non ci sono più quelli di una volta”

Spiace per Timothée Chalamet. Il premio Oscar da attore protagonista era uno, e se l’è portato via Adrien Brody. Il bis del 2003, quando vinse con “Il pianista” di Roman Polanski (che era assente, gli Stati Uniti ancora lo vorrebbero arrestare, gli svizzeri ci sono riusciti). Quell’anno diventò il premiato più giovane nella storia degli Oscar, Chalamet non è riuscito a battere il record. E il nostro cuore è spezzato. Brody in “The Brutalist” è strepitoso, malconcio dopo la fuga dall’Ungheria nazista, vuole fare l’architetto a modo suo – leggi: cemento e niente fronzoli, librerie cilindriche con il lettore al centro. Il regista Brady Corbet è rimasto senza un soldo, quelli che aveva li ha messi nel film: costato dieci milioni di dollari, in spregio a tutti gli algoritmi, lo ha lasciato al verde (adesso gira spot in Portogallo). Spiace per Timothée Chalamet. Non al punto da perdonargli il completo color burro, o color banana, o trovate voi un altro modo per dire “giallino” (firmato Givenchy, anche i sarti non sempre ci azzeccano). 

   

Stava meglio in pelle nera, quando ha ritirato il premio SAG, e ha tirato fuori tutta la grinta: “Voglio essere tra i grandissimi”. I premi non si possono moltiplicare, questa è l’unica ingiustizia ai piani alti dell’interpretazione. Gli altri vincitori sono Kieran Culkin, attore per “A Real Pain” diretto da Jesse Eisenberg: è ora nelle sale italiane, tutto vostro, poi non vogliamo sentire lamentele sul fatto che “non girano più i bei film di una volta”. Anche Zoe Saldana ha la statuetta (da non protagonista) per “Emilia Pérez” di Jacques Audiard. In platea c’era la sventurata Karla Sofía Gascón, data per sicura vincitrice fino a un mese fa – ma niente tappeto rosso. Solo l’anti woke Trump potrebbe riscattarla.

   

Nota per gli scandalizzati: “Il regista Jacques Audiard le ha tolto il saluto”. Per molto meno, non solo Timothée Chalamet (a cui tutti lo rimproverano) ma anche Greta Gerwig (a cui nessuno lo rimprovera) ruppero con Woody Allen. Nota per chi ama davvero il cinema: “Emilia Pérez” è un film grandioso, ben riuscito, musicale, e Jacques Audiard fa bene a incazzarsi con chi gli ha rovinato la festa.

   

Migliore attrice protagonista: Mikey Madison per “Anora” di Sean Baker. Classe 1999, vestita con un elegantissimo abito Dior, rosa con corpino nero, ha sbaragliato tutte le concorrenti. Inclusa la favoritissima Demi Moore per “The Substance”: nella gag d’apertura, il rosso Conan O’Brien “sbucava” dalla schiena dell’attrice. Così la giovane sboccia dalla vecchia, ma dopo una settimana i corpi si devono di nuovo scambiare.  

 

Non basta più imbruttirsi o invecchiarsi, per vincere l’Oscar. E neppure recitare in un film sull’Olocausto. Bisogna diventare un mostro bitorzoluto, tipo “sorella di Nosferatu”. Dopo questa performance d’apertura, il maestro di cerimonie Conan O’Brien ha fatto poco altro, e quel poco era sbilanciato, timido, sbagliato nei tempi.

 

“Dedico questa vittoria alle lavoratrici e ai lavoratori del sesso”, ha detto Sean Baker: premiato per il miglior film, la regia, la sceneggiatura originale e il montaggio (c’era riuscito prima solo Walt Disney, con progetti diversi). Lo seguiamo dal bellissimo “Tangerine”, girato nel  2015 con uno smartphone. Fino a “Un sogno chiamato Florida” e a “Red Rocket”, ex attore porno che torna al paese. “Anora” è costato 6 milioni di dollari. Il resto è intelligenza, ottima scrittura, originalità, sguardi sul mondo. Anora, la spogliarellista di Brighton Beach, ha la nonna uzbeka e sa un po’ il russo. Basta per farsi sposare dal (molto leggiadro) rampollo di un oligarca. E poi fuggire. La famiglia non approva.

Continua a leggere...

Autore
Il Foglio

Potrebbero anche piacerti