Famiglia del bosco, la relazione: “I bambini stanno meglio dopo l’allontanamento della madre”. Verso l’affidamento al padre
- Postato il 18 marzo 2026
- Cronaca
- Di Il Fatto Quotidiano
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Il caso della “famiglia del bosco” entra in una fase decisiva, in cui le valutazioni tecniche iniziano a delineare una possibile soluzione stabile: i bambini stanno meglio dopo l’allontanamento della madre e il percorso ora punta a un rientro in famiglia sotto la guida del padre. A segnare questo passaggio è la prima relazione degli assistenti sociali successiva al provvedimento del 6 marzo, che aveva disposto l’allontanamento della donna dalla casa famiglia di Vasto. Il documento è chiaro nel suo senso generale: “I bimbi stanno meglio”. Una sintesi che trova conferma nei dettagli: maggiore serenità, adattamento alla vita comunitaria e una progressiva capacità di relazionarsi con gli altri minori e con l’équipe educativa. Una valutazione che rafforza quanto già scritto dal Tribunale per i minorenni dell’Aquila, secondo cui “la persistente e costante presenza materna è gravemente ostativa agli interventi programmati e pregiudizievole per l’equilibrio emotivo e l’educazione dei minori”. Non si tratta dunque di un miglioramento casuale, ma di un cambiamento coerente con la rimozione di quella che i giudici avevano individuato come una fonte primaria di instabilità.
Mentre gli ispettori inviati dal ministro Carlo Nordio – coordinati dalla magistrata Monica Sarti – stanno svolgendo accertamenti, emerge un ulteriore elemento critico: anche le videochiamate tra la madre e i bambini vengono ora messe in discussione. La psicologa della casa famiglia osserva che “i bambini si stanno adeguatamente adattando alla nuova situazione per l’assenza della madre, affermando le loro risorse psichiche”, ma aggiunge subito dopo che “si denotano criticità durante le videochiamate e/o telefonate con la figura materna che richiedono una sorveglianza e un successivo lavoro contenitivo e rassicurante”. Un passaggio cruciale, che indica come il disagio non sia del tutto superato ma riemerga proprio nei momenti di contatto con la madre. Un episodio, in particolare, viene riportato nella relazione: “Rientrando in camera, dopo circa 15 minuti, era tutto bagnato dalla testa ai piedi… non di urine bensì di acqua”, si legge a proposito del più piccolo dei tre figli, che avrebbe poi “richiesto di essere abbracciato in silenzio” per riuscire a calmarsi.
Le relazioni segnalano anche difficoltà durante le conversazioni: “Si è continuato ad evidenziare purtroppo un approccio della madre che non tranquillizza i bambini”, con domande insistenti sulla loro sicurezza e sul loro benessere quotidiano. Un atteggiamento che, secondo gli operatori, genera confusione: solo la figlia maggiore risponderebbe con sicurezza, mentre i più piccoli arriverebbero a negare la realtà, “mentendo”. Per questo motivo, si sta valutando la possibilità di limitare o sospendere le videochiamate, ritenute potenzialmente dannose per l’equilibrio emotivo dei minori. Una prospettiva che ha suscitato reazioni, come quella della garante Marina Terragni, che ha osservato: “Certo che se i bambini vedono la madre per telefono e non possono abbracciarla… per forza di cose si agitano. Si chiama legame madre-figlio”.
Ma le evidenze raccolte sul campo sembrano indicare una direzione diversa, in cui il benessere dei bambini passa attraverso una distanza più netta dalla figura materna, almeno in questa fase. Parallelamente, prende sempre più forma l’ipotesi di un affidamento al padre, ritenuto una figura stabile e collaborativa. Il lavoro congiunto tra assistenti sociali, tutori e istituzioni locali punta a un obiettivo preciso: riportare i bambini a casa entro un mese, ma in un contesto profondamente riorganizzato. La prospettiva è quella di una potestà genitoriale ricentrata sul padre, con una presenza materna regolata e sotto controllo. Una soluzione già adottata in altri casi, che consentirebbe ai minori di tornare in un ambiente familiare senza compromettere i progressi raggiunti.
Anche sul territorio si stanno creando le condizioni per questo passaggio. Il sindaco Giuseppe Masciulli ha spiegato che “il percorso iniziato offre speranze per il ricongiungimento della famiglia”, mentre la garante regionale Alessandra De Febis segue da vicino l’evoluzione del caso. Il nuovo assetto prevederebbe una convivenza controllata: i bambini con il padre come riferimento principale e la madre presente ma senza un ruolo diretto nella gestione quotidiana, almeno inizialmente.
Sul fronte opposto, i legali della donna contestano duramente l’impianto, parlando di “un’immotivata segregazione dei bambini” e di un “disastro emotivo preannunciato”, arrivando a descrivere la madre come vittima di una rappresentazione stereotipata, quasi una “donna difettosa”. Il caso resta quindi al centro di un confronto acceso tra letture opposte. Ma, al di là delle polemiche, le relazioni tecniche convergono su un punto: l’allontanamento della madre ha prodotto effetti positivi evidenti e anche il contatto a distanza sembra riattivare dinamiche problematiche. È su questa base che si sta costruendo il prossimo passo: un ritorno alla dimensione familiare che non sia un semplice ripristino del passato, ma un nuovo equilibrio, in cui la tutela dei minori viene prima di ogni altra considerazione.
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