Fabrizio Corbo il neo direttore creativo racconta la nuova donna di Erika Cavallini
- Postato il 13 marzo 2026
- Stile E Stiletto
- Di Libero Quotidiano
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Fabrizio Corbo il neo direttore creativo racconta la nuova donna di Erika Cavallini
Alla Milano Fashion week ha presentato "Forget Me Not" (non dimenticarmi) una collezione fatta di ricordi, desiderio e profondità emotiva, dove il mare diventa metafora di un mondo interiore e la moda si trasforma in un linguaggio capace di evocare emozioni e suggestioni visive. La sfilata di Erika Cavallini fonde estetica, atmosfera e identità femminile. A raccontarla Fabrizio Corbo, il nuovo direttore creativo, che ama vestire donne dalla forte personalità che scelgono di vestire soprattutto per se stesse.
Come nasce la sua passione per la moda e a quale grande stilista del passato o del presente si ispira?
"La mia passione per la moda nasce da bambino: giocavo con le bambole e sono sempre stato affascinato dai loro vestiti, dal modo in cui erano stratificati, dall’armonia dei colori e dai materiali utilizzati. Crescendo ho iniziato a comprenderne meglio la costruzione, soprattutto durante i mesi del pre-carnevale, quando mia madre mi portava da una sua amica sarta per realizzare insieme i costumi. Fino a quando, al momento di scegliere il liceo, non ho avuto dubbi sulla strada che volevo intraprendere. Tra gli stilisti del passato sono diversi i nomi che per me sono stati fonte di ispirazione: sicuramente Madeleine Vionnet, Valentino Garavani, Gianfranco Ferrè; tra i più recenti, invece, Alexander McQueen e Dries Van Noten".
Qual è stata la sfida più grande nel prendere le redini di Erika Cavallini?
"Sicuramente la sfida più grande è riuscire a far emergere la mia poetica e la mia personalità senza snaturare nulla di ciò che è stato fatto fino ad oggi. Mi rispecchio profondamente nei canoni principali del brand, ma sono consapevole di avere una mano diversa sotto certi aspetti. Il mio obiettivo è far coesistere queste due dimensioni in equilibrio, senza che una sovrasti l’altra. Dal punto di vista tecnico e funzionale, invece, il percorso è stato estremamente semplice e fluido. In Abraham Industries ho trovato un ambiente solido, organizzato e soprattutto profondamente aperto al dialogo creativo. Tiziano Sgarbi e la figlia Cecilia a capo del gruppo mi hanno da subito messo realmente a disposizione strumenti, competenze e fiducia: elementi che rendono il processo creativo agevole, concreto e, al tempo stesso, molto libero. È una realtà nella quale mi sento pienamente a mio agio e professionalmente sostenuto, e questo per me ha un valore enorme".
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Come descriverebbe il DNA del brand oggi sotto la sua direzione?
"Fluido, elegante, femminile ma strutturato. Un equilibrio tra morbidezza e costruzione".
Quale capo della collezione sente più “suo” e perché?
"Sicuramente i blazer dalla struttura maschile e sartoriale sono qualcosa che sento mi appartenga profondamente. Ho studiato a lungo le tecniche dell’abbigliamento sartoriale artigianale maschile e mi diverte applicarle al guardaroba femminile, sia nella costruzione che nella scelta dei materiali".
Quale invece il capo del passato che vorrebbe cancellare? Quello in cui non si riconosce?
"Non credo cancellerei nulla del passato: tutto ciò che è stato è giusto che sia stato. Subito dopo i blazer, il mio secondo amore sono gli abiti eterei, fatti di chilometri di seta e volant. Forse, se devo scegliere, mi riconosco meno negli abiti eccessivamente austeri".
Che donna vuole vestire Erika Cavallini?
"Una donna con una personalità definita, ma che ama esplorare i diversi aspetti del proprio carattere. Una donna che sceglie di vestirsi principalmente per sé stessa e che si approccia all’abbigliamento con entusiasmo, ricercando tessuti di qualità e colori studiati con cura".
Quali nuove tendenze ha voluto interpretare per la collezione FW 26-27?
"Quando inizio a progettare parto sempre da un racconto, da una storia, senza tenere troppo in mente le tendenze del momento. Preferisco parlare attraverso una narrazione personale. Inevitabilmente, però, a fine percorso mi ritrovo connesso con ciò che il mondo della moda sta attraversando. Guardando questa collezione, un esempio possono essere le trasparenze e le leggerezze scelte per diversi tessuti".
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C’è un colore o una stampa che definisce il mood della collezione?
"Il mood della collezione è l’amore tra una sirena e un marinaio. Il colore principale è quindi il verde, declinato in diverse sfumature: dal verde brillante alla salvia, dal color alga al verde militare, passando per il muschio. Non sono presenti molte stampe nel senso tradizionale del termine. Ho realizzato uno sfumato degradé che per certi versi richiama il fondale marino, mentre nel pizzo ho creato un pattern grafico a conchiglia che si ricollega chiaramente al tema".
Guardando al futuro, come immagina l’evoluzione di Erika Cavallini?
"Se penso al futuro di Erika Cavallini, vorrei mantenere forte l’attenzione sull’artigianalità, sulla sartoria e sulla preziosità dei tessuti classici. Allo stesso tempo, mi piacerebbe contaminare questa classicità con elementi più urban e con una visione contemporanea, capace di dialogare con il presente".
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